Da Bruxelles / Esteri

La vulnerabilità delle istituzioni, non solo europee

05
Febbraio 2024
Di Gianni Pittella

La scena dei trattori che invadono Brussels e abbattono una statua a Place Luxembourg a pochi metri dall’ingresso del Parlamento Europeo, mi viene spesso alla mente in questi giorni suscitando emozioni, paure, riflessioni.
 
Non entro nelle motivazioni delle proteste, ciò che mi colpisce è il senso di vulnerabilità delle istituzioni, non solo quelle europee, la perdita di quel carisma che le rendeva inviolabili.
 
Per stare sulla debolezza europea, c’è da chiedersi perché nonostante le risposte coraggiose sulla pandemia (con il mega piano da 750 miliardi di euro) ed anche la recentissima decisione di sostenere l’Ucraina con 50 miliardi di euro, persino anticipando gli Stati Uniti e col voto favorevole del filo russo Orban, il fascino e il rispetto siano sfuocati.
 
Non può essere si tratti della sola recriminazione degli agricoltori che chiedono maggiore attenzione nell’attuare la transizione energetica ed ambientale, né della persistente impalcatura burocratica e le regole di funzionamento e di governance che rendono le decisioni troppo lente, né della timidezza verso una riforma profonda del patto di stabilità che includa la capacità fiscale.
 
Io credo che il punto sia più generale e riguardi il “senso”, la percezione o meno della missione europea.
 
L’entusiasmo verso la costruzione europea, a partire dalla Comunità del Carbone e dell’Acciaio, fino alla nostra Unione, nasceva dal senso di quel progetto.
 
Ognuno riusciva a comprendere e a condividere che dopo due guerre che avevano falcidiato l’Europa bisognava costruire una diga invalicabile, mettendo insieme valori diritti e doveri di popoli e governi nel quadro di una pace duratura e senza ritorno.
 
Oggi, davanti all’invasione della Ucraina e ai pericoli di escalation nel Medio Oriente, quell’imperativo storico è attualissimo ma non basta agli occhi dei cittadini.
 
Serve associarlo a poteri comuni sulla politica estera e di difesa e serve accompagnarlo ad una nuova missione, esplicita e condivisa.
 
Oggi il senso del progetto europeo è dato dalla misura in cui riesce a fronteggiare i cambiamenti di epoca che stiamo vivendo.
 
L’intelligenza artificiale, il governo dei flussi migratori, come fare la transizione energetica ed ambientale, e a quale ordine mondiale concorrere, questi sono a mio giudizio i temi su cui l’Unione Europea potrà rinnovare il suo slancio vitale, perire o semplicemente vivacchiare mentre corporativismi e populismi la sfideranno incuranti del suo antico blasone.

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