Esteri
Iran: ucciso Khameney, sviluppi incerti, Usa e Israele continuano a bombardare
Di Giampiero Gramaglia
L’uccisione, confermata e documentata, della guida suprema, l’ayatollah Ali Khameney, oltre che di molte figure di spicco del regime iraniano, prelude a mutamenti nell’assetto del potere in Iran. Ma s’ignora in che senso ciò avverrà: la teocrazia e i pasdaran manterranno la presa sul Paese? O ci sarà un’evoluzione e in che misure e in che direzione? L’incertezza è grande, mentre continuano i raid aerei e missilistici statunitensi e israeliani su Teheran e su molte altre città e località iraniane – 31 le province finora colpite -: fra gli obiettivi, centri di potere e di comando, installazioni militari e infrastrutture energetico / industriali.
Domenica mattina, “massicce” esplosioni sono state udite a Teheran, mentre Israele affermava di stare colpendo “il cuore della città”.
L’uccisione di Khamaney è stata annunciata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu prima e dal presidente Usa Donald Trump poi ed è stata infine confermata da fonti ufficiali iraniane. Fra le vittime degli attacchi israelo-americani, vi sono pure il ministro della Difesa, il capo di Stato Maggiore della Difesa, il capo dei Guardiani della Rivoluzione e altre figure vicine alla guida suprema. Secondo fonti Usa, gli apparati militari e d’intelligence iraniani sono stati decapitati, creando il panico fra i vertici del Paese.
L’annuncio della eliminazione di Khameney è stato il momento saliente della prima giornata della nuova guerra, che Trump dice durerà “fin quando non ci sarà la pace” – un ossimoro -. Gli obiettivi dichiarati da Stati Uniti e Israele sono la cancellazione dei programmi nucleari iraniani e della minaccia dei missili balistici iraniani e un cambio di regime.
L’Iran ha finora reagito attaccando con missili e droni Israele, le basi militari degli Stati Uniti nella Regione, in particolare nel Bahrain e nel Qatar, e colpendo obiettivi anche civili in Paesi del Golfo, fra cui l’Arabia saudita, gli Emirati arabi uniti e il Kuwait.
Khameney era la guida suprema iraniana da 37 anni, cioè da dopo la morte dell’ayatollah Ruhollah Khomeyni: era un implacabile nemico dei Israele e degli Stati Uniti e la sua morte potrebbe innescare “un sisma politico” nel Paese e nella regione, le cui dimensioni e il cui impatto sono difficili da calcolare. Trump lo ha definito sul suo social Truth “uno degli esseri più cattivi nella storia dell’umanità”. Un successore designato non c’è, il che aumenta l’incertezza, anche se c’è una procedura per indicarlo.
Sempre su Truth, Trump ha scritto che “le operazioni di combattimento importanti” – come lui chiama la guerra d’aggressione all’Iran, mentre Israele parla di “attacco preventivo” – continueranno “ininterrotte per tutta la settimana, per tutto il tempo necessario a raggiungere il nostro obiettivo di PACE NEL MEDIO ORIENTE E NEL MONDO” – tutto in maiuscole nel post -. Per Trump, l’uccisione di Khameney rappresenta “una grandissima occasione” perché il popolo israeliano riprenda in mano il proprio destino.
Le immagini satellitari e i video pervenuti in qualche modo dall’Iran mostrano danni provocati dagli attacchi, fra cui le macerie del complesso di edifici, a Teheran, dove Khameney viveva ed è stato colpito. Secondo la Mezzaluna rossa iraniana, il numero delle vittime, ieri sera, superava le 200 e il numero dei feriti superava i 750, mentre non ci sono stime delle vittime fatte da parte statunitense o israeliana. Solo in una scuola per bambine a Minab, ci sarebbero state oltre ottanta vittime.
Secondo una ricostruzione del Washington Post, a spingere Trump ad agire sono stati Netanyahu, da sempre convinto che l’Iran costituisca una minaccia esistenziale per Israele, e il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman, che, pur dichiarandosi pubblicamente favorevole a una soluzione diplomatica, avrebbe fatto diverse telefonate private a Trump negli ultimi mesi sollecitandogli un intervento armato.
Una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’Onu s’è conclusa, la scorsa notte, com’era scontato, con un nulla di fatto, Consulti ci saranno, oggi, a livello di G7 e di Opec, l’organizzazione degli Stati produttori di petrolio; domani, ci sarà una riunione dei ministri degli Esteri dei 27 dell’Ue. Tre Paesi europei, Gran Bretagna, Francia e Germania, chiedono la ripresa dei negoziati, invitano alla moderazione e condannano le risposte iraniane contro altri Stati.
La Russia e la Cina hanno denunciato l’aggressione israelo-americana a un Paese loro alleato, ma, come osserva Politico, quanto sta avvenendo è un’ulteriore rpova del supporto limitato che Pechino e Mosca forniscono ai loro amici, come s’è già visto in Siria e in Venezuela.
Sul fronte interno, Trump deve gestire perplessità nel Congresso democratiche, ma anche repubblicane. Un’analisi del New York Times afferma che “la guerra di Trump all’Iran poggia su “affermazioni consistenti”: “Le asserzioni dell’Amministrazione sulla minaccia nucleare iraniana e sui missili sono false e non provate”.
I democratici sollecitano un voto del Congresso per limitare i poteri di guerra del presidente, ma è improbabile che l’iniziativa vada in porto.





