Esteri

Iran: giorno VIII, Trump vuole la “resa incondizionata”, la notte più dura per Teheran

07
Marzo 2026
Di Giampiero Gramaglia

La pretesa di “resa incondizionata” avanzata ieri dal presidente Usa Donald Trump come ennesimo diverso obiettivo dell’aggressione congiunta israelo-americana all’Iran fa stamane da sfondo a quello che viene definito il più pesante bombardamento su Teheran dall’inizio del conflitto, giunto al Giorno VIII.

La stampa internazionale, e in particolare quella statunitense, danno visioni sfaccettate degli sviluppi della guerra, di cui sono specchio le visioni – e le prospettive – quasi opposte delle due tv ‘all news’ Cnn e Fox.

La Cnn ha immagini impressionanti dell’attacco su Teheran, con l’aeroporto in fiamme e bagliori di fuoco sulla città al buio; e annuncia i primi reportage dalla capitale iraniana d’una tv Usa dall’inizio del conflitto.

La Fox ha immagini suggestive, ma non specialmente minacciose, del cielo di Tel Aviv striato da quelli che potrebbero essere frammenti di missili iraniani, probabilmente intercettati, mentre le luci della città sono tutte accese e non c’è traccia di danni. Il titolo della Fox è “sotto attacco”, dove l’attacco è la risposta iraniana all’aggressione subita

Il New York Times nota che la condizione di resa incondizionata posta ieri da Trump è l’ennesimo cambiamento di obiettivo indicato dal magnate presidente, mentre Israele, o almeno il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il suo governo, mantengono costante il fine della loro azione, l’annientamento di un Paese percepito come nemico esistenziale e l’allargamento dell’influenza e del controllo d’Israele sul Medio Oriente.

Dietro la determinazione israeliana, c’è pure una visione messianica, che spinge a credere nella legittimità divina di un’espansione territoriale israeliana. Invece, dietro l’erraticità di Trump, c’è anche il fanatismo fondamentalista di predicatori cristiani di varie ‘chiese’ che pregano con lui e per lui nello Studio Ovale e che fanno di un’aggressione al di fuori d’ogni diritto una “guerra santa”.

In un’analisi, il NYT osserva che Trump è il primo presidente degli Stati Uniti a lanciare un conflitto senza avere il sostegno dell’opinione pubblica, che è contraria o non capisce questa guerra. Il Washington Post, invece, guada all’atteggiamento della Russia, che dà sostegno di intelligence all’Iran perché possa colpire con missili e droni le basi americane nella Regione, così come gli Stati Uniti davano supporto d’intelligence all’Ucraina perché colpisse obiettivi russi. Invece, secondo il NYT, le scelte di Trump possono indurre la Cina del presidente Xi Jinping a dotarsi di maggiore forza militare.

D’altro canto, con un’inversione di ruoli repentina e quasi allucinante, gli Stati Uniti, dopo avere fornito armi all’Ucraina per quattro anni, stanno ora chiedendole droni e strumenti anti-droni, perché la contro-offensiva iraniana li avrebbe trovati parzialmente impreparati.

Quanto all’Iran, il presidente Masoud Pezeshkian ha appena dichiarato alla televisione che “l’Iran non si arrenderà mai agli Stati Uniti e a Israele”: “I nemici devono portare nella tomba il desiderio di resa del popolo iraniano”. Il presidente ha aggiunto: “Noi ci atteniamo al diritto internazionale e ai principi umani, di cui i nemici parlano solo”.

Pezeshkian si è però scusato con i Paesi vicini per gli attacchi lanciati contro di loro e s’è impegnato a non prenderli più di mira, se da lì non partiranno attacchi contro l’Iran. Propositi che possono avere una duplice lettura: da una parte, ridurre l’isolamento dell’Iran nella Regione; dall’altra, ‘risparmiare’ munizioni, ora che missili più che droni possono cominciare a scarseggiare.

Il Wall Street Journal concentra la sua attenzione sull’andamento del prezzo del petrolio, ma non sui mercati internazionali, ma alla pompa dei distributori di benzina statunitensi: un grafico mostra come il presso del diesel e della benzina sia già al massimo da quando Trump è tornato alla Casa Bianca con un’impennata nell’ultima settimana forte soprattutto per il diesel, passato da 3,75 dollari al gallone a 4,25 dollari al gallone, mentre la benzina è salita da meno di tre a oltre 3,25 dollari al gallone.

Sullo stesso tema, Politico nota che i tentativi di Trump di rassicurare i mercati energetici non sono finora andati a segno, nonostante una riunione da lui considerata “molto buona” con i petrolieri statunitensi

Infine, c’è un segnale di possibile mobilitazione di truppe avio-trasportate, da impegnare in operazioni di terra: la 82° Airborne Division, un’unità d’èlite fin dalla WW2, doveva iniziare esercitazioni nella North Carolina, che sono state sospese in attesa di nuovi ordini.