Nuovo collasso della rete elettrica ieri a L’Avana. Il terzo blackout su larga scala in pochi mesi, che dimostra come il sistema energetico di Cuba sia arrivato al limite, e viene regolarmente utilizzato da Washington in questa fase come leva negoziale. Quindici ore di buio pesto, ovunque. La crisi a L’Avana si aggrava di giorno in giorno. Dal 2020 il Pil ha già perso oltre il 15%. Nell’ultimo mese la mancanza del petrolio dal Venezuela si sta facendo sentire pesantemente, acuita dalle sanzioni dell’amministrazione Trump, minacciate anche a chi fornisca aiuto. La crisi dell’isola morde infrastrutture già obsolete e impera la carenza sempre più pesante di valuta per le importazioni, mentre i trasporti sono paralizzati, la produzione agricola è ridotta e l’economia praticamente ferma. Si moltiplicano le proteste sociali, sempre più spesso destinate alle sedi del Partito Comunista. Nel solo 2025 se ne sono contate oltre 11mila.
Chi puo’ emigra, la forbice sociale è nettamente aumentata e le diseguaglianze sociali non smettono di crescere. Gli ospedali sono in difficoltà, scarseggiano cibo e medicine, mentre i prezzi sono volati alle stelle: improponibili per le tasche dei Cubani. Il governo cubano le sta provando tutte: favorire (come?) gli investimenti esteri, affidarsi all’aiuto dei Cubani all’estero con l’introduzione per i residenti all’estero della possibilità di aprire conti correnti in valuta estera nelle banche locali. In altre parole provare a resistere all’assedio. L’amica Russia pone la massima attenzione al dossier L’Avana.
«Cuba è uno Stato indipendente e sovrano che sta affrontando grandi difficoltà economiche a causa dell’embargo asfissiante imposto a questo Paese», la fotografia scattata dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov. L’ultima dichiarazione del Presidente USA Donald Trump: «I can do anything I want with Cuba». Ha anche menzionato la possibilità di «Prendere Cuba in qualche forma. Sarebbe un onore». Il dossier della trattativa prevede lo sviluppo dei settori agricoltura, turismo ed energia in cambio della valutazione di Trump dell’allentamento parziale delle sanzioni già in essere. Gli Stati Uniti spingono per un cambiamento del sistema politico cubano, con l’uscita o il ridimensionamento del Presidente Miguel Dìaz Canel. Un nuovo tentativo di regime change made in USA che dà il polso del progressivo isolamento internazionale di Trump. Con sullo sfondo il ricordo della Baia dei Porci. La storia si ripete?





