Esteri

Gasdotti esplosi. Gli enigmi su un fatto dai risvolti preoccupanti

28
Settembre 2022
Di Giampiero Cinelli

Il danneggiamento dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 è uno di quegli eventi che ha una rilevanza fondamentale nella nostra attualità. Anche se di questo ancora non siamo convinti, cercando di unire i puntini e di raccogliere tutte le informazioni necessarie ad avere un quadro definitivo dei fatti. Il fattore dirimente, al momento poco chiaro, è proprio il nesso causale. Chi ha provocato le esplosioni sottomarine? E perché? Le esplosioni sono avvenute in tre punti delle infrastrutture, nel Mar Baltico tra Danimarca e Svezia, all’altezza dell’isola di Bornholm. In due tempi. Nella notte tra domenica e lunedì e nella serata del lunedì. Sempre nella giornata di lunedì le autorità svedesi hanno rilevato le fughe di gas.

Si cerca un colpevole

Tuttavia il semplice incidente non è la pista privilegiata. Ma allo stesso tempo sembra strano che il rischio di un’azione deliberata non sia stata prima rilevata dagli strumenti di controllo, inclusi mezzi aerei statunitensi che controllano la zona. In una area strategicamente rilevante in quanto afferente alla Nato per quanto riguarda la Danimarca, con la Svezia che è in procinto di entrare nell’alleanza atlantica e aspetta la ratifica dell’accordo da parte di 9 paesi, avendo già incassato il favore degli altri 21. Dunque un attacco sottomarino passato inosservato? Secondo Stoccolma per liberare una bolla tale di gas servirebbero almeno più di 100 chili di tritolo. Questo è necessario sapere. Siccome è in base alla certezza della provenienza del fuoco che, un attacco russo nelle acque baltiche porrebbe le condizioni per la sollevazione della Nato in virtù dell’articolo 5. Le autorità russe per adesso si smarcano e annunciano che il sabotaggio pone seri problemi di sicurezza. Non curanti davanti all’accusa di atto funzionale a far alzare il prezzo del gas, ieri arrivato a 207 euro Mgh sul Ttf, e che nelle ultime due settimane era in calo.

Le nuove rotte energetiche

Le due linee di metano sono infatti attualmente non in funzione, la prima ferma da agosto 2022 per via delle tensioni belliche, anche se ufficialmente per manutenzione, la seconda mai avviata per veto da parte della Germania. La quale già beneficiava della prima pipeline. La maggiore preoccupazione infatti viene proprio da Berlino, recentemente impegnata nell’ultimare gli stoccaggi utili all’inverno 2022. Se però i disagi persistono i teutonici saranno costretti a cercare l’aiuto degli Usa. Per l’Italia al momento non ci sono ripercussioni, e proprio ieri Cingolani ha rassicurato sulle nostre riserve. Un danno provocato appositamente dal Cremlino, cozza con una serie di dinamiche che comunque erano già in atto. Siccome la Danimarca ha iniziato a sganciarsi dalla fornitura di Putin, saldando rapporti commerciali con la Norvegia. E proprio ieri in Polonia si è inaugurato il Baltic Pipeline, la nuova linea di metano che dalla Norvegia arriverà in Polonia e in Danimarca per circa dieci milioni di metri cubi.

I dubbi, gli scenari

Dunque le rotte energetiche si stanno già spostando. Gazprom lo sa e ci tiene a specificare che nonostante ciò i suoi profitti sono ingenti. E se anche rischiano di calare in prospettiva, perché danneggiare una struttura e poi ripararla se basta già appunto tenerla ferma? Allora, visti i contorni di una notizia a cui mancano alcuni decisivi tratti, ieri le dietrologie hanno avuto ampio spazio. Con chi ipotizza che la mossa autolesionista di Mosca sia il pretesto per una pericolosa escalation militare. Ma anche l’ipotesi che l’operazione sia a impronta ucraina, con l’obiettivo di generare una crisi dell’avversario. E se parliamo di atti con falsa bandiera, manipolatori, innesco per un terrificante conflitto, non potevano mancare i sospetti dell’opinione pubblica, soprattutto social, nei confronti degli americani.

Meno apocalittica, ma comunque poco diplomatica e rischiosa, è stata l’uscita del parlamentare europeo ed ex ministro degli esteri polacco Radek Sikorsky, il quale postando la foto dall’alto della fuga di gas ha twittato: “Thank You Usa”. Nei commenti ha spiegato che l’Ucraina e i Paesi Baltici non erano mai stati d’accordo con la presenza dei gasdotti Nord Stream, esprimendo preoccupazione però per la Germania che potrebbe ritrovarsi davvero priva della materia prima. Non è del tutto chiaro se il polacco abbia inteso imputare l’evento agli Stati Uniti, citando però una dichiarazione di Joe Biden il quale l’8 febbraio aveva dichiarato che gli Usa avrebbero fermato il Nord Stream 2 in caso di attacco all’Ucraina. Lo stop, ora in essere, non significa certo farlo esplodere. Ma Sikorsky è stato ripreso dall’agenzia d’informazione russa Tass, quasi come a discolpa del Cremlino.

Prossimamente comprenderemo bene una vicenda che non può non lasciare traccia sul futuro. Ora le riparazioni, ma sulle tempistiche nessuno si sbilancia.