Esteri
Gas russo, stop totale dal 2027, l’UE aggiorna il regolamento
Di Giampiero Cinelli
I Ventisette hanno adottato formalmente il regolamento che avvia l’uscita graduale dell’Unione europea dalle importazioni di gas russo, sia via gasdotto sia sotto forma di Gnl. Le nuove norme prevedono anche misure di monitoraggio più stringenti e obblighi di diversificazione delle forniture, in linea con l’obiettivo REPowerEU di chiudere la dipendenza dell’Europa dall’energia russa. Il ministro dell’Energia cipriota Michael Damianos ha parlato di un passaggio che rafforza il mercato europeo: «Da oggi il mercato energetico dell’Ue sarà più forte, più resiliente e più diversificato. Ci stiamo sganciando da una dipendenza dannosa dal gas russo e compiamo un passo decisivo, nello spirito di solidarietà e cooperazione, verso un’Unione dell’energia autonoma».
L’iter
Il divieto di importazione scatterà sei settimane dopo l’entrata in vigore del regolamento, mentre i contratti già in essere beneficeranno di un periodo transitorio. L’approccio graduale, nelle intenzioni di Bruxelles, punta a limitare l’impatto su prezzi e mercati: il bando totale è previsto dall’inizio del 2027 per il Gnl e dall’autunno 2027 per il gas via gasdotto. Prima di autorizzare l’ingresso del gas nel mercato Ue, gli Stati membri dovranno inoltre verificare il Paese di produzione.
I controlli
Sul fronte dei controlli, il testo prevede sanzioni elevate in caso di violazioni: fino ad almeno 2,5 milioni di euro per le persone fisiche e almeno 40 milioni per le imprese, con la possibilità di commisurare la multa anche ad almeno il 3,5% del fatturato annuo mondiale o al 300% del valore stimato della transazione. Entro il 1° marzo 2026 i governi dovranno presentare piani nazionali di diversificazione e indicare le criticità nella sostituzione del gas russo; le aziende saranno tenute a notificare alle autorità e alla Commissione gli eventuali contratti residui. In caso di emergenza dichiarata e di grave minaccia alla sicurezza degli approvvigionamenti, la Commissione potrà sospendere temporaneamente il divieto di importazione per un massimo di quattro settimane. Il regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue ed entrerà in vigore il giorno successivo, applicandosi direttamente in tutti i Paesi membri. La Commissione, infine, prevede di proporre anche una normativa per eliminare le importazioni di petrolio russo entro fine 2027.
Cosa si stava già facendo dopo il no alla Russia
L’UE aveva già attivato strumenti con fronteggiare questa coraggiosa scelta: il Recovery and Resilience Facility (RRF), cioè il cuore finanziario di NextGenerationEU, è la principale fonte di copertura per REPowerEU: l’impianto si regge soprattutto sui prestiti residui ancora disponibili, pari a circa 225 miliardi di euro, che gli Stati membri possono convogliare nei cosiddetti “capitoli REPowerEU” inseriti nei rispettivi Piani nazionali di ripresa. L’idea politica è semplice (per gli standard europei): usare la cassa dello RRF per finanziare investimenti e riforme che rendano credibile l’uscita dall’energia russa, a partire dal gas, e allo stesso tempo accelerare la transizione verso fonti pulite e forniture più diversificate.
I governi sono chiamati a far combaciare gli interventi già finanziati con lo RRF con nuove iniziative sostenute da altri strumenti nazionali o Ue, evitando doppioni e puntando su complementarità e sinergie. È prevista anche una quota di prefinanziamento: gli Stati membri possono chiedere fino al 20% delle risorse assegnate ai capitoli REPowerEU, con un pagamento in un massimo di due tranche. Sul versante dei contributi a fondo perduto, il finanziamento delle sovvenzioni, fino a 20 miliardi di euro, deriva per il 60% dall’Innovation Fund e per il 40% dalla vendita di quote del sistema ETS. La ripartizione delle sovvenzioni tra Paesi segue una formula che tiene conto, tra l’altro, dei criteri della politica di coesione, del grado di dipendenza dai combustibili fossili e dell’aumento dei prezzi degli investimenti. Inoltre, gli Stati membri possono spostare risorse verso REPowerEU anche tramite trasferimenti fino a 5,4 miliardi di euro dalla Brexit Adjustment Reserve e dai fondi della coesione.
La Commssione è soddisfatta
Sul piano dei risultati e della cornice strategica, la Commissione sostiene che REPowerEU abbia contribuito a proteggere cittadini e imprese dal rischio di carenze energetiche, mentre spingeva l’acceleratore su energia pulita e autonomia strategica, anche attraverso la diversificazione delle rotte e delle fonti di approvvigionamento. In questa traiettoria rientrano le misure di riduzione della domanda di gas, le regole sugli stoccaggi, l’aumento degli investimenti nelle rinnovabili, le procedure autorizzative accelerate per i progetti green e gli acquisti congiunti di gas. Nel frattempo, le importazioni di gas russo nell’Ue sono scese dal 45% del 2021 a una quota stimata del 13% nel 2025; con le sanzioni, le importazioni di carbone russo sono state azzerate e quelle di petrolio sono calate dal 27% a meno del 3% nel 2025.
Per chiudere del tutto la partita delle forniture residue di petrolio e gas russi, Bruxelles ha presentato nel maggio 2025 una “roadmap” REPowerEU come seguito del piano originario. Uno dei passaggi chiave è il nuovo regolamento. Nel giugno 2022 il Consiglio ha adottato un regolamento per garantire che, ogni anno, gli impianti di stoccaggio del gas fossero riempiti almeno al 90% della capacità prima della stagione fredda. La misura ha assicurato ai Paesi Ue riserve sufficienti per riscaldare le abitazioni e sostenere l’attività delle imprese. Nel luglio 2025 il Consiglio ha approvato una proroga biennale di queste regole e ha introdotto ulteriori margini di flessibilità, così da consentire agli Stati membri di adattarsi a condizioni di mercato in continua evoluzione e contrastare possibili manipolazioni del mercato.






