Esteri

Draghi a Washington, prove da segretario generale della NATO?

06
Maggio 2022
Di Giampiero Gramaglia

Da una Repubblica all’altra, dai premier Dc a quelli laici, da Berlusconi a Prodi senza ignorare D’Alema, da Renzi a Conte con tutti quelli in mezzo, il viaggio a Washington di un premier italiano è sempre stato una sorta di cerimonia di iniziazione, alla ricerca di qualcosa che sta tra l’investitura del potente di riferimento e la benedizione dello ‘zio d’America’. A questa liturgia non si sono sottratti neppure i premier ‘super-tecnici’, il professor Mario Monti e, adesso, Mario Draghi.

Che arriverà alla Casa Bianca, martedì 10 maggio, senza più nulla da dimostrare, avendo già sciorinato tutto quello che da lui il presidente Joe Biden poteva aspettarsi: da banchiere prima e ora da premier. Ne sono una conferma le parole di apprezzamento che la portavoce di Biden, Jen Psaki, ha avuto per “la leadership dell’Italia” e per le misure contro la Russia.

L’annuncio della visita a Washington, la prima da presidente del Consiglio, ha coinciso, non a caso, con una telefonata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per ribadire l’impegno dell’Italia nella ricerca di una soluzione “duratura” alla crisi innescata dall’invasione russa. Preludio, s’ipotizza, a una visita a Kiev che Draghi è uno dei pochi leader europei a non avere ancora fatto: nel suo staff, c’è chi se l’era immaginata in compagnia del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Olaf Scholz, ma il progetto non pare facile da realizzare.

Fa quasi sorridere che partiti che appartengono alla frastagliata maggioranza del governo Draghi, dove la scoperta dell’esistenza fra gli italiani di un ‘partito della pace’ innesca appetiti elettorali, invitino il premier a fare capire alla Casa Bianca che, sul fronte della guerra in Ucraina, «l’Ue non è al traino degli Usa» – la citazione è del leader del Pd Enrico Letta -. Dall’inizio di aprile, l’Ue e pure la Germania si sono messe in scia a Washington nella scelta di non fare finire la guerra, ma di farla durare per ‘depotenziare’ la Russia: la guerra con le nostre armi, ma le vite degli altri, gli ucraini.

Letta dice che «esiste una guida e una leadership europea di questa crisi» e vuole rilanciare l’azione dell’Unione per evitare un eccessivo schiacciamento sulle posizioni transatlantiche. Draghi si trincera dietro una ovvia, ma generica, «ricerca della pace», ma aggiunge che «l’Italia non si deve riposizionare»: sta bene, per lui e per Biden, dove sta dentro l’alveo della Nato. Il che non smorza – anzi! – le voci che vorrebbero che uno dei lavori che il premier afferma con orgoglio di sapersi trovare da solo sarebbe quello di segretario generale dell’Alleanza atlantica, libero dal 2023.

Dice Draghi, rispondendo a Strasburgo a una domanda sullo spirito con cui va a Washington: «Noi cerchiamo la pace e non abbiamo bisogno di riposizionare l’Italia, non c’è nessun appiattimento… Le armi sono state avviate da tutti i partner … Nessuno di noi vuole abbandonare l’Ucraina… Se l’Ucraina non riesce a difendersi, avremo la sottomissione e la schiavitù di un paese democratico e sovrano e nessuno vuole questo in Italia».

Biden presidente e Draghi premier si sono già incontrati per un rapido bilaterale a Bruxelles, a fine marzo, a margine dei tre vertici successivi di quel giorno: Ue, G7, Nato. Per Palazzo Chigi, la visita alla Casa Bianca “sarà l’occasione per riaffermare la storica amicizia e il forte partenariato” tra Italia e Usa. Al centro del colloquio, “il coordinamento fra alleati su misure a sostegno del popolo ucraino e a contrasto all’aggressione ingiustificata della Russia”.

Un linguaggio probabilmente concordato con la Casa Bianca, che utilizza espressioni analoghe: Biden e Draghi discuteranno “delle misure coordinate per sostenere l’Ucraina e imporre alla Russia costi economici per la sua aggressione”. In agenda, c’è anche la stretta cooperazione tra Usa e Italia “per promuovere la prosperità economica globale, aumentare la sicurezza energetica in Europa e combattere il cambiamento climatico”.

E i due leader si scambieranno punti di vista su alcuni temi di sicurezza regionale e globale e anche sulle agende dei vertici G7 e Nato di giugno. Palazzo Chigi si aspetta un richiamo alle “eccellenti relazioni bilaterali” e la riaffermazione della “solidità del legame transatlantico”: frasi sempre buone, che costellano tutti i comunicati sulle visite alla Casa Bianca dei premier italiani. E che, questa volta, appaiono particolarmente veritiere.

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