Economia

Spread a 100 punti e Btp oltre il 4,6%, rendimento ai massimi dalla fine del 2023

30
Settembre 2026
Di Giampiero Cinelli

Lo spread tra Btp e Bund torna a quota 100 punti, ma questa volta il movimento si accompagna a un aumento del rendimento dei titoli di Stato italiani. Il decennale ha superato il 4,6% per la prima volta dall’ottobre 2023, in una fase di tensione che attraversa i mercati obbligazionari internazionali, dagli Stati Uniti all’Europa, sotto la pressione del petrolio, dell’inflazione e della prospettiva di tassi destinati a rimanere elevati più a lungo.

Negli Stati Uniti il rendimento dei Treasury a trent’anni ha toccato il 5,61%, massimo dal 2002, mentre quello del decennale è salito oltre il 5,2%. La guerra con l’Iran e le tensioni sull’energia hanno riportato al centro il rischio inflazione, mentre la tenuta dell’economia e l’aumento della spesa pubblica alimentano l’idea che la Federal Reserve possa mantenere i tassi elevati più a lungo.

Il risultato è un «sell-off globale sui titoli a lunga scadenza», che in Europa si innesta su conti pubblici già fragili.

La Francia paga ormai sul decennale circa il 4,8%, più dell’Italia. È proprio ieri che la certificazione di nuovo aumento del debito francese, arrivato a 3.595,5 miliardi a fine giugno, 59,5 miliardi in più in tre mesi, pari al 119% del Pil contro il 117,5% del primo trimestre.

Spread e rendimento, perché la differenza conta

Per l’Italia la distinzione tra spread e rendimento è essenziale. I 100 punti misurano il premio rispetto al Bund tedesco e non segnalano, da soli, una nuova crisi di fiducia nei confronti di Roma. Ma se sale il tasso tedesco può aumentare anche il costo assoluto al quale il Tesoro si finanzia senza che lo spread esploda.

Il problema cresce se i tassi rimangono elevati per un periodo prolungato. Sul tema è intervenuto ad Asheville il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: «Per fortuna siamo stati attenti al debito italiano «non è più un problema come in passato». Oggi, con lo spread a quota 100, il ministro torna sul tema: «Per fortuna siamo stati attenti al debito» negli ultimi quattro anni.

Il debito italiano è previsto quest’anno al 138,6% del Pil, una condizione che rende l’Italia particolarmente esposta quando aumenta il costo del denaro.

L’effetto, tuttavia, non arriva tutto insieme. I titoli già emessi mantengono la loro cedola fino alla scadenza, mentre ogni nuova emissione e ogni titolo rifinanziato incorporano gradualmente rendimenti più elevati. Se questa situazione dovesse durare, crescerebbe la spesa per interessi e si restringerebbero i margini per finanziare altre politiche o ridurre il deficit.

Lagarde: tassi a lungo termine «aumentati significativamente»

Il rischio è stato richiamato anche dalla presidente della Bce Christine Lagarde al Parlamento europeo. L’economia dell’eurozona, ha ricordato, ha dimostrato finora «resiliente» nonostante le incertezze geopolitiche.

Dall’ultima riunione, però, i tassi a lungo termine sono «aumentati significativamente» e questo, ha avvertito Lagarde, rallenterà la crescita più di quanto previsto a settembre.

Per i Paesi più indebitati, più a lungo i rendimenti resteranno su questi livelli, più aumenterà il peso degli interessi sui conti pubblici.