Economia

Roma in corsa per la nuova Autorità doganale Ue

29
Gennaio 2026
Di Ilaria Donatio

Roma si candida a diventare il perno della nuova architettura doganale europea. La proposta è stata formalizzata a Bruxelles dal direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, Roberto Alesse, che ha sostenuto la candidatura italiana a margine dell’audizione del sottosegretario all’Economia Federico Freni e del sindaco di Roma Roberto Gualtieri davanti alla Commissione per il Mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) del Parlamento europeo.

Il dossier è tutt’altro che simbolico. L’Autorità doganale dell’Unione europea (EUCA) è uno degli snodi centrali della riforma contenuta nella proposta di Regolamento che istituisce il nuovo Codice doganale dell’Unione. Una riforma che punta a superare l’attuale frammentazione delle competenze doganali, centralizzando la governance a livello unionale con l’obiettivo dichiarato di rafforzare l’unione doganale, renderla più coesa e capace di rispondere alle sfide del mercato unico attraverso procedure più semplici, armonizzate e pienamente digitalizzate.

In questo quadro, Alesse ha indicato Roma come “sede ideale” per ospitare la nuova Autorità, rivendicando il contributo concreto che l’Italia può offrire all’Europa. Il Governo, ha spiegato, mette a disposizione dell’Unione l’esperienza maturata dall’ADM in tre ambiti considerati strategici: l’analisi dei rischi, il contrasto alle frodi e lo sviluppo di sistemi digitali avanzati. Non un patrimonio astratto, ma competenze operative già integrate nei processi doganali nazionali e riconosciute, secondo il direttore, anche a livello europeo.

Il fulcro operativo di EUCA sarà l’EU Customs Data Hub, il nuovo sistema informatico centralizzato destinato a diventare l’ossatura tecnologica della riforma. Il Data Hub assorbirà progressivamente le infrastrutture IT nazionali, consentendo un flusso informativo continuo tra Stati membri e una capacità di analisi del rischio su scala unionale. È su questo punto che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli rivendica un ruolo attivo nella fase di costruzione della riforma.

Secondo quanto spiegato da Alesse, l’ADM ha inciso in modo significativo sull’impostazione di alcuni pilastri fondamentali del nuovo sistema, sostenendo una configurazione del Data Hub capace di tenere insieme due esigenze potenzialmente in tensione: la centralizzazione della governance a livello europeo e la valorizzazione delle competenze nazionali. L’obiettivo dichiarato è evitare che il rafforzamento del livello unionale si traduca in un indebolimento della capacità operativa delle amministrazioni doganali degli Stati membri.

Da qui la proposta tecnica promossa dall’Italia: una piattaforma centrale realmente interoperabile con i sistemi informatici nazionali e una distinzione funzionale tra diverse tipologie di rischio. I rischi di natura locale dovrebbero restare nella gestione delle autorità nazionali, mentre quelli di rilevanza unionale sarebbero affrontati in modo coordinato, attraverso strumenti comuni e analisi condivise. Una ripartizione che mira a preservare la prossimità operativa sul territorio, senza rinunciare ai vantaggi di una lettura europea dei fenomeni che incidono sul mercato unico.

EUCA, secondo il cronoprogramma indicato, sarà operativa a partire da quest’anno e diventerà uno degli attori centrali della nuova architettura doganale europea. In questa fase di transizione, la candidatura di Roma viene presentata come il naturale approdo di un percorso costruito su competenze, infrastrutture e know-how che l’Italia considera già allineati alle ambizioni della riforma.

La partita, ora, è politica oltre che tecnica. Ospitare l’Autorità significherebbe collocare nella Capitale uno dei centri nevralgici della governance economica europea, in un settore – quello doganale – sempre più intrecciato con la sicurezza delle frontiere, la tutela del mercato unico e l’uso strategico delle tecnologie digitali. È su questa combinazione di innovazione, sicurezza e integrazione che Alesse fonda la candidatura italiana: non come rivendicazione nazionale, ma come proposta per una dogana europea più moderna, efficace e realmente integrata.