Economia

Restart: come salvare il commercio

17
Novembre 2020
Di Flavia Iannilli

The Watcher Post si è focalizzato sull’audizione informale sul rilancio del commercio presso la Commissione Attività Produttive della Camera. Nell’affrontare criticità e proposte si sono susseguiti gli interventi dei rappresentanti di Confcommercio, Assoreti, Assidea, AssoBirra, Federazione Moda Italia, Coldiretti, Consiglio nazionale dei centri commerciali e Associazione nazionale ambulanti-Ugl.

Il primo ad intervenire è il Vicepresidente di Confcommercio Carlo Massoletti che ha richiesto: “La necessità di risposte urgenti che incidano in maniera trasversale su tutta l’area dei servizi di mercato, per far fronte ad un’emergenza sanitaria divenuta emergenza socio economica. Servono quindi ristori a fondo perduto con dotazioni di fondi più rinforzati, più incisivi basati su diminuzioni di fatturato registrate piuttosto che su criteri di zonizzazione territoriale o anche sui codici Ateco. Servono indennità per i professionisti, la prosecuzione del credito di imposta per le collocazioni commerciali, un credito di imposta a favore del commercio. Sono necessarie moratorie fiscali più ampie e inclusive, redditizie, servono le risorse per le garanzie per accesso al credito che facilitino l’erogazione del credito. Abbiamo bisogno di un rifinanziamento e della prosecuzione del credito di imposta per la sanificazione. Va affrontato il nodo della riduzione del cuneo fiscale, e politiche attive sul lavoro, va ripristinato il fondo interventi per la razionalizzazione della rete commerciale presso la rete Inps a fronte delle molte chiusure che bisognerà affrontare. C’è la necessità di una riforma della macchina pubblica, della giustizia, dell’impalcatura digitale del Paese.” Per mettere in campo riforme e strumenti per una nuova crescita stabile, Massoletti ha dichiarato che: “Bisogna dare impulso ad innovazione e produttività. Commercio e turismo, trasporti e logistica, servizi e professioni, sono opportunità eccellenti per l’utilizzo delle risorse del Next Generation Eu. Rendere accessibile il credito di imposta del 110% per gli interventi di efficientamento energetico e di riduzione di rischio sismico anche per imprese e professionisti”. Il vicepresidente di Confcommercio ha concluso: “E’ importante che nelle previsioni di utilizzo del Recovery Fund sia ricompreso il finanziamento di un progetto per le città dedicato al sostegno di iniziative di rigenerazione urbana”.

In merito a quanto esposto l’Onorevole Squeri (FI) prende la parola: “I dati della Confcommercio registrano un -8% ottobre e -12% come Pil anno su anno, dati non confortanti e peggiorati. Rispetto a questa situazione difficile cosa ne pensa rispetto all’e-commerce quanto è importante e quanto debba essere regolamentato? Cosa si può fare in positivo in modo che si possa essere utilizzato dal commercio tradizionale? Come contrastare questo dumping fiscale sulle piattaforme?”. La risposta di Massoletti: “L’e-commerce è un problema grave perché crea delle distorsioni competitive molto forti. Nel 2019 tutte le piattaforme hanno pagato 123 milioni di euro complessivi di imposta allo Stato. I bilanci delle piattaforme hanno dei redditi molto bassi, non producono richiesta per il sistema. Occorre sostenere le imprese dando risorse per digitalizzarsi e trovare un sistema fiscale che vada a intercettare questi grandi fatturati per utilizzare le risorse per altri fini. Il Regno Unito si è mosso ed ha avviato dei sistemi di intersezioni da cui ricava il necessario per sostenere i centri storici delle città. La comunità europea è molto lenta e reticente”.

Anche l’Onorevole De Toma (Misto) fa una domanda: “Per quanto riguarda il tema dei magazzini, parlo di quelli legati al mondo della moda e quindi stagionali, quali sono le difficoltà che i negozi possono riscontrare da qui ai prossimi messi? Poi chiedo se avete un riscontro regionale, vista la zonizzazione, come si sta svolgendo il problema del settore del commercio, avete riscontri ad impatto negativo di ciò che sta avvenendo?”. Massoletti risponde: “E’ un tema risolto sul piano industriale, mentre è stato sottovalutato sul versante della distribuzione. I magazzini delle imprese commerciali sono appesantite. I termini fiscali gravano automaticamente sul bilancio. Questo valore fa attivo e concorre a formare un reddito che in realtà poi non esiste. Raramente i negozianti riescono a realizzare quanto è stato l’investimento di un prodotto che è rimasto invenduto. L’effetto è grave sia per le chiusure ma anche per chi rimane aperto, perché non c’è attrattività e in più il consumatore è molto spaventato per l’emergenza sanitaria”.

L’audizione continua con l’intervento del Consigliere di Assoreti Pmi, l’avvocato Giuseppe Cavuoti che si sofferma su mobilità, collaborazione e circolarità e dichiara che: “L’economia circolare funziona con piattaforme collaborative che portino alla rinascita di opportunità di ogni passaggio nella trasformazione. Lo sviluppo e la ricerca deve essere affrontata con il coinvolgimento di tutti in modalità di Open Innovation. L’internazionalizzazione tramite una collaborazione orizzontale. Il made in Italy deve passare per filiere tecnologiche certificate con una base collaborativa di fondo per valorizzare un super marchio. La logistica integrata si sta spostando sulla diversificazione di attori in rete per non cedere il passo a piattaforme monolitiche che dettano condizioni in via gerarchica”. Cavuoti pone l’attenzione sul settore del turismo, sul food per la tracciabilità della materia prima, sull’e-commerce che deve funzionare su piattaforme italiane. Prima di passare la parola al Presidente conclude: “La nostra proposta al fine di creare reti di imprese efficaci efficienti e stabili è quella di destinare fondi vincolati all’adozione obbligatoria degli strumenti necessari all’obiettivo di crescita e stabilità quali: la struttura organizzativa, l’infrastruttura digitale, la compliance, la pianificazione strategica di marketing e comunicazione della rete di tutoraggio della rete”. Prende la parola Eugenio Ferrari Presidente di Assoreti Pmi: “Dobbiamo ripensare il nostro modello di sviluppo turistico e riorganizzarci per quando la crisi sarà passata. Mi sono concentrato sul turismo culturale, perché può essere un mediatore per far riscoprire il territorio, per stimolare le offerte dei servizi di ristorazione, alberghi e per valorizzare le risorse locali”.

Il terzo intervento è di Andrea Seri membro del direttivo di Assidea che, precisando di avere sotto agli occhi un mercato chiuso, ha richiesto: “Una rivalutazione del decreto affinchè vengano fatte le dovute riflessioni per darci modo di operare in sicurezza. Lo strumento dei codici Ateco non distingue chi opera nelle fiere da chi opera solo nei mercati. Abbiamo effettuato una campagna informativa che evidenza come i cittadini si sentano in sicurezza nell’effettuare gli acquisti all’aria aperta. Il rapporto tra gli operatori e i cittadini è una garanzia della sicurezza del presidio del territorio. E’ nostro dovere parlare alle misure di rilancio e vorremmo essere protagonisti non marginali, con un pieno spirito di collaborazione”. Seri specifica: “Bisogna prevedere investimenti sui mezzi e mi lego al New Green Deal per il ricambio del parco mezzi come fatto per edilizia e con il Superbonus 110%, questo per lavorare ad un’offerta attiva verso il turismo, usando strumenti del Recovery Fund per creare la base per lo sviluppo di progetti innovativi affiancati dalla digitalizzazione del settore, che è un altro punto fondamentale. Sottolineo, infine, l’importanza della tempestività degli interventi, che possono essere inefficaci se lo scenario è in continuo cambiamento”.

L’Onorevole De Toma si sofferma sulla manifestazione avvenuta a Roma relativa al pagamento della Cosap e interviene: “Avete avuto problemi anche in toscana?”. La risposta di Seri: “Non abbiamo avuto le solite problematiche hanno anticipato le riscossioni e hanno provveduto a rimborsi, qualora le scadenze fossero state prorogate ci sono stati dei ricalcoli. Quindi no, non abbiamo avuto problemi”.

L’audizione prosegue con Michele Cason, Presidente di AssoBirra che espone la vivacità del mercato del proprio settore negli ultimi 5 anni e dichiara: “Siamo cresciuti del 35% e per questo crediamo che possiamo essere una delle leve per il rilancio delle economie italiane”. Passa la parola al Vicepresidente Alfredo Pratolongo che propone delle slide relative agli studi del valore condiviso: “Oltre 6 miliardi sono generati nella parte di distribuzione legata a ristoranti e bar che hanno subito un arresto notevole. La birra produce posti di lavoro qualificato che permette alle persone di crescere nella filiera”. Dopo aver mostrato dei grafici relativi al primo semestre e al secondo Pratolongo specifica che: “Negli ultimi 5 anni siamo passati da 7 miliardi a 9 miliardi e mezzo e questo valore positivo è stato mangiato nell’ultimo semestre, quindi siamo tornati indietro. Dal 2013 al 2015 le accise sulla birra sono state aumentate del 30%. Nel periodo successivo è avvenuta un’inversione di tendenza generata dalla legislatura italiana che ha diminuito la tassazione sulla birra dal 2017 al 2019, dato importante perché con gli investimenti delle aziende su impianti e prodotti il settore è aumentato di oltre il 10%. Con un duplice effetto: alleggerimento del carico fiscale delle imprese e un incassato di gettito superiore e in crescita”. Le proposte di AssoBirra sono: “La richiesta di aiutare la birra alla spina con una misura di 10 centesimi a litro di birra in fusto, misura tracciabile, per generare liquidità, in modo da dare stimoli. Mentre la proposta più strutturale è la richiesta di diminuzione delle accise, a livello di quello che abbiamo visto nel 2013, in modo da incentivare l’investimento”.

Il Presidente di Federazione moda Italia , Renato Borghi, è il quinto rappresentate audito che espone quanto la crisi nel proprio settore esista da prima della pandemia con dati alla mano: “Negli ultimi 9 anni abbiamo perso 26.000 imprese ossia 9 negozi al giorno. Una crisi a cui la pandemia rischia di dare il colpo di grazia. La previsione è la perdita di 20.000 imprese e la perdita di 50.000 posti di lavoro nel 2020. Segnaliamo di valutare che gli indennizzi, chiamati ristori, vengano estesi a tutte le zone attraverso un provvedimento. Per ciò che riguarda i contributi a fondo perduto, specifico che il valore della nostra perdita è superiore soprattutto perché il settore si sviluppa per stagioni, quindi chiediamo che i ristori siano commisurati alle perdite del mese di novembre. Fare riferimento ai codici Ateco porta ad escludere molte imprese. La questione dei magazzini, pensiamo alle sfilate per i prodotti autunno inverno che si tengono a gennaio e il retail comprano a gennaio e febbraio quindi 8 mesi prima e con una quantità di merci rilevanti, non possiamo vendere però dobbiamo pagare ai fornitori. Quindi richiediamo una detassazione o una rottamazione per ciò che riguarda i magazzini”.

Sempre l’Onorevole De Toma interviene: “Avete pensato o ci sono strumenti per affrontare, in futuro, gli impegni dei pagamenti, come una dilazione o modalità specifiche, ci potete indicare quali sono?”. La risposta di Borghi: “Noi chiediamo la sospensione della scadenza dei vagli a cambiali e di ogni titolo di credito almeno al 31/03/2021 e per la stessa data chiediamo la proroga degli avvisi bonari, infine chiedo un rapporto con istituti di credito e assicurativi perché vengano sospesi i rating bancari”.

La Coldiretti viene rappresentata dal Vicepresidente Davide Granieri, che evidenzia la difficoltà del momento rispetto a qualsiasi previsione e dichiara: “Abbiamo dati preoccupanti, è un segmento che perde costantemente 5.3 miliardi al mese e parliamo della mancanza di un pilastro dello sviluppo produttivo. Siamo vicino ad un periodo, quello del Natale, fondamentale e crediamo che passando dalle bollicine italiane che al consumo delle famiglie è un periodo difficilmente recuperabile se non con strumenti di rapida esecuzione. Nell’export c’è una frenata e perdiamo 3 punti, ma ci preoccupa la tendenza all’acquisto low cost, perché il modello distintivo del prodotto italiano è fondato sulle tipicità tradizionali. Siamo fiduciosi per il bonus ristoranti che è un bonus per il made in Italy che vede compartecipare la parte agricola con quella produttiva. La presentazione dei bandi agli indigenti sarebbe un modo per sostenere questo mercato che questo momento viene polverizzato che se non verrà sostenuto non avremo possibilità di recuperare. C’è bisogno di una metodologia che ci dia la possibilità di rispondere all’emergenza. Il settore agroalimentare vale 538 miliardi e questa cosa non può essere limitata in Italia. Abbiamo bisogno di ampliare la trasparenza di etichettatura e difendere le scelte del nostro Paese con le dovute regole”.

Roberto Zoia è il Presidente della CNCC che, specificando un calo del fatturato dell’80% dovuto anche ai contratti di locazione e di affitto, ha definito il periodo drammatico soprattutto perchè: “Non sappiamo come andrà dicembre con i commercianti che hanno già pagato la merce, dobbiamo chiedere aiuti allo Stato perché il rischio è che si perdano attività e economiche e occupazione”. Passa la parola a uno dei membri dell’Ufficio di Presidenza Luca Lucaroni che richiede: “Provvedimenti per arrivare a gennaio febbraio, riteniamo sia necessaria una spinta ulteriore: agevolazione temporanea sull’Iva in termini di sconto da rimandare anche al consumatore in modo di avere una ripresa più veloce. Vorremmo evitare ulteriori limitazioni al commercio come tenere i negozi aperti il più possibile. Proposte negli ambiti dei progetti europei come incentivi a fondo perduto per stimolare le aperture di nuovi centri vendita per andare verso un commercio moderno. Il grande capitolo dell’e-commerce gode di privilegi per una distorsione di natura fiscale, anche se si stanno cercando di normare per ora questa è la situazione. Vorremmo avere lo stesso terreno di gioco dell’e-commerce e infine il titolo V dovrebbe essere riconsiderato”.

Per ultimo interviene il Segretario nazionale ANA-Ugl Rosato Marrigo che mostra come la sua categoria di interessa sia inascoltata da tempo e dichiara: “Gli ambulanti, in un solo anno, hanno pagato il prezzo della crisi, dei consumi, della grande distribuzione, della vendita online e della perdita del potere di acquisto da parte delle famiglie. Dal 2016 abbiamo perso oltre 17.000 imprese. L’ultima riunione al Mise risale a luglio 2019 e non troviamo ascolto nelle sedi istituzionali. C’è uno sviluppo dei centri commerciali che mangiano suolo pubblico che potevano essere utilizzati in maniera diversa. Un settore caratteristico del nostro Paese ne paga le conseguenze. Sono ambulanti che non hanno più forme di sostentamento. Noi siamo esclusi dal decreto rilancio salvo iniziative regionali. Chiediamo di rilanciare questo settore in modo che gli ambulanti non rimangano solo un ricordo. Chiediamo di esonerare il versamento della Cosap che si prolunghi sull’anno 2021, si trovino le risorse per non creare problemi con il fisco. Chiediamo un anno bianco che ci esoneri dal canone unico e dall’Inps”.

Photo Credits: Non solo fisco