Economia

Mes, cosa c’entrano i dubbi di Meloni con le banche tedesche

20
Novembre 2023
Di Giampiero Cinelli

In genere cadrebbe nell’alveo del populismo. E invece, alla luce delle ultime informazioni, sembra che l’ostruzionismo sul Mes del governo Meloni abbia delle basi. Questa settimana, tra il 22 e il 23 novembre, alla Camera si dovrebbe discutere di nuovo della ratifica del trattato di riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (Esm nella dicitura ufficiale), e non è ancora chiaro se l’Assemblea procederà all’approvazione, rinvierà ulteriormente o formalizzerà il diniego dell’accordo.

La questione bancaria

A motivare il rigetto, come Meloni aveva fatto intendere mesi fa, potrebbe essere il capitolo sulle banche. Siccome non solo il nuovo Mes si occuperebbe di dare assistenza finanziaria agli Stati in difficoltà, ma inoltre provvederebbe alla risoluzione delle crisi bancarie a livello europeo al fine di evitare effetti sistemici. Per fare ciò potrebbe esserci bisogno che ogni Stato aderente al Fondo sottoscriva nuove quote, andando a rinforzare il Single Resolution Fund (il fondo di tutela delle banche) con una linea di credito rotativo. Tale dispositivo, denominato Backstop, si attiverebbe solo se il Fondo di Risoluzione esistente non fosse sufficiente per gli interventi. Ciò pare di capire che Giorgia Meloni lo dia per scontato. Ma se anche fosse, perché esprime la sua perplessità, visto che una maggiore salvaguardia potrebbe giovare a tutti quanti?

Gli istituti tedeschi

La sua freddezza deriva dalla consapevolezza che le banche tedesche sono attualmente molto meno stabili di quelle italiane. Non credendo però che sia oggi il momento per l’Italia di farsene carico. Della situazione in Germania non dicono solo ambienti politicizzati, ma la stessa Autorità di vigilanza bancaria tedesca, la Bafin, che la scorsa settimana ha messo la lente di ingrandimento su 24 istituti di credito teutonici, che a quanto pare stanno soffrendo la crisi del settore immobiliare commerciale e la conseguente difficoltà a rientrare dei prestiti fatti. Il presidente dell’Authority Mark Branson ha detto: «Questo mercato, soprattutto nel settore degli uffici e del commercio al dettaglio, rimarrà sotto forte pressione e si tradurrà in perdite per le banche», sottolineando che il mercato immobiliare residenziale, invece, non lo «preoccupa molto, a meno che non ci sia una profonda recessione con un alto tasso di disoccupazione». Il player dell’immobiliare con maggiori sofferenze è stato riferito essere Adler Group, che ha accumulato il maggiore stock di debito contratto quando i tassi di interesse erano negativi.

Ciclo negativo a Berlino

Alla luce di ciò queste banche stanno già procedendo a maggiori accantonamenti a tutela del loro bilancio, ma questo si può ovviamente tradurre in una strozzatura del credito, che va ad aggravare una fase economica già recessiva a Berlino. A ottobre il 22,2% delle aziende edili ha riportato progetti e ordini cancellati, in peggioramento dal dato di settembre del 21,4%. Ad agosto la percentuale era del 20,7%, a luglio del 18,9%.

Un dibattito annoso

Il dibattito acceso sulle politiche bancarie in area euro, comunque, non è certo così recente. Il dissapore è cresciuto evidentemente dalle crisi del 2008 e del 2011-2012, quando la Germania spese molti miliardi per mettere in sicurezza le sue banche mentre l’Italia si impegnò in modo meno massiccio, accettando il percorso di austerità e, in seguito, durante il governo Renzi, quando crisi bancarie importanti si verificarono anche nella penisola, elaborando salvataggi non indolore per molti correntisti, pur di non turbare troppo i conti pubblici.

I rapporti di forza in Europa

La Germania, si sa, è un Paese industrialmente poderoso, con però grandi istituti bancari che spesso seguono politiche rischiose ed esposte finanziariamente, con un una fruizione maggiore di strumenti derivati. Pur in una fase di flessione, la prima manifattura d’Europa avrebbe ancora la forza economica per proteggere i suoi istituti senza l’aiuto degli altri membri del Mes, senza dimenticare che c’è anche la Bce. Questa è in sostanza l’idea di Giorgia Meloni, che invece da parte sua deve avere una gestione attenta di ogni euro, pur di far passare la legge di bilancio, di evitare procedure di infrazione, arrivare preparata quando l’anno prossimo il Patto di Stabilità sarà riattivato, non suscitando nuovamente l’attenzione della Commissione. Questi, aspetti che vanno inquadrati tra l’altro anche nella riforma del Mes, la quale contempla una valutazione preventiva, sebbene non vincolante, dei debiti pubblici e prevederebbe aiuti con con più condizioni ai Paesi ritenuti meno solidi.