Economia
Musica, gli italiani spendono 57 euro al mese. Il report FIMI
Di Lorenzo Berna
Per la musica gli italiani spendono in media 57 euro al mese. Non è una cifra trascurabile, considerando con quanta facilità sia oggi possibile accedere ai contenuti in streaming, anche gratuitamente. Tra concerti, dischi in vinile e merchandising, i prodotti acquistabili per alimentare la passione e dimostrare vicinanza ai propri artisti preferiti sono tantissimi – e sono proprio quelli fisici e legati all’esperienza dal vivo a suscitare più entusiasmo, trainando i numeri dell’intero settore. Nel caso dei cosiddetti superfan, una piccola ma significativa quota di consumatori italiani di musica, la spesa mensile è ancora più alta: 138 euro, il 142% in più rispetto alla media generale.
I dati arrivano dall’ultimo Report FIMI 2026 e fotografano un mercato in piena salute. Nel 2025 i ricavi complessivi della musica registrata in Italia hanno raggiunto 513,4 milioni di euro, con una crescita del 10,7% rispetto all’anno precedente – l’ottavo consecutivo di espansione – e un valore più che raddoppiato rispetto al 2019. Un risultato che vale anche come sorpasso storico: per la prima volta la musica registrata supera il box office cinematografico nazionale, fermo a 496,5 milioni di euro.
Il paradosso del fisico nell’era digitale
Lo streaming resta il motore principale del mercato, con oltre 340 milioni di euro di ricavi – circa due terzi del totale – e gli abbonamenti premium in crescita del 14,1%, a 234,4 milioni. Eppure, in parallelo, la musica fisica registra un +21,9%, arrivando a 74,7 milioni di euro e rappresentando il 15% del mercato. Il protagonista di questa rinascita è il vinile, che il report definisce «parte centrale della cultura giovanile», con la Generazione Z tra i principali acquirenti: non più feticcio per adulti nostalgici, ma oggetto contemporaneo e identitario.
A sostenere questa dinamica è proprio la figura del superfan. In Italia rappresenta il 12% dei consumatori di musica, ma la sua incidenza economica è sproporzionata: spende il 239% in più della media sulla musica fisica, il 245% in più sul merchandising, il 63% in più sui concerti. È questa fascia di pubblico a rendere sostenibili le edizioni limitate, i box premium e i bundle esclusivi con cui Universal, Sony e Warner costruiscono sempre più strategie dirette al consumatore.
La musica italiana oltre confine
Un capitolo rilevante del report riguarda l’export. Le royalties generate dalla musica italiana all’estero hanno superato i 32 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 13,9% rispetto all’anno precedente e del 180% rispetto al 2020. L’Italia cresce al doppio della media europea (+5,6%) e ben oltre quella globale (+6,4%), confermandosi terzo mercato dell’Unione Europea e undicesimo nel mondo, con un tasso di crescita annuale composto dell’11,3% nel quinquennio 2021–2025.





