Economia

Musica, gli italiani spendono 57 euro al mese. Il report FIMI

18
Maggio 2026
Di Lorenzo Berna

Per la musica gli italiani spendono in media 57 euro al mese. Non è una cifra trascurabile, considerando con quanta facilità sia oggi possibile accedere ai contenuti in streaming, anche gratuitamente. Tra concerti, dischi in vinile e merchandising, i prodotti acquistabili per alimentare la passione e dimostrare vicinanza ai propri artisti preferiti sono tantissimi – e sono proprio quelli fisici e legati all’esperienza dal vivo a suscitare più entusiasmo, trainando i numeri dell’intero settore. Nel caso dei cosiddetti superfan, una piccola ma significativa quota di consumatori italiani di musica, la spesa mensile è ancora più alta: 138 euro, il 142% in più rispetto alla media generale.

I dati arrivano dall’ultimo Report FIMI 2026 e fotografano un mercato in piena salute. Nel 2025 i ricavi complessivi della musica registrata in Italia hanno raggiunto 513,4 milioni di euro, con una crescita del 10,7% rispetto all’anno precedente – l’ottavo consecutivo di espansione – e un valore più che raddoppiato rispetto al 2019. Un risultato che vale anche come sorpasso storico: per la prima volta la musica registrata supera il box office cinematografico nazionale, fermo a 496,5 milioni di euro.

Il paradosso del fisico nell’era digitale

Lo streaming resta il motore principale del mercato, con oltre 340 milioni di euro di ricavi – circa due terzi del totale – e gli abbonamenti premium in crescita del 14,1%, a 234,4 milioni. Eppure, in parallelo, la musica fisica registra un +21,9%, arrivando a 74,7 milioni di euro e rappresentando il 15% del mercato. Il protagonista di questa rinascita è il vinile, che il report definisce «parte centrale della cultura giovanile», con la Generazione Z tra i principali acquirenti: non più feticcio per adulti nostalgici, ma oggetto contemporaneo e identitario.

A sostenere questa dinamica è proprio la figura del superfan. In Italia rappresenta il 12% dei consumatori di musica, ma la sua incidenza economica è sproporzionata: spende il 239% in più della media sulla musica fisica, il 245% in più sul merchandising, il 63% in più sui concerti. È questa fascia di pubblico a rendere sostenibili le edizioni limitate, i box premium e i bundle esclusivi con cui Universal, Sony e Warner costruiscono sempre più strategie dirette al consumatore.

La musica italiana oltre confine

Un capitolo rilevante del report riguarda l’export. Le royalties generate dalla musica italiana all’estero hanno superato i 32 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 13,9% rispetto all’anno precedente e del 180% rispetto al 2020. L’Italia cresce al doppio della media europea (+5,6%) e ben oltre quella globale (+6,4%), confermandosi terzo mercato dell’Unione Europea e undicesimo nel mondo, con un tasso di crescita annuale composto dell’11,3% nel quinquennio 2021–2025.

Articoli Correlati