Economia

Italia-Cina, tra opportunità e cautele: il Senato riapre il dossier strategico sul futuro del Made in Italy in Asia

28
Aprile 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

Nel nuovo equilibrio dell’economia globale, il rapporto tra Italia e Cina si conferma una leva strategica per il sistema produttivo nazionale, ma impone una lettura sempre più pragmatica. È questo il messaggio emerso dal convegno promosso lunedì 27 aprile nella Sala Koch di Palazzo Madama, su iniziativa del Senatore Antonella Zedda, sulle relazioni economiche bilaterali, dove istituzioni, diplomazia e rappresentanze imprenditoriali hanno delineato una linea comune: mantenere aperto il dialogo con Pechino, rafforzando al contempo tutela industriale, reciprocità e sicurezza economica.

I numeri spiegano la centralità del dossier. La Cina resta il primo mercato di sbocco dell’export italiano nell’Asia-Pacifico e il secondo fornitore dell’Italia, mentre oltre 1.500 aziende italiane operano nel Paese con più di 130 mila addetti e un fatturato superiore ai 30 miliardi di euro. Una presenza consolidata che rende il mercato cinese un passaggio inevitabile per molte filiere del Made in Italy, dalla manifattura alla meccanica avanzata.

Ad aprire i lavori è stato Alessandro Petrini, Consigliere della Camera di Commercio Italiana in Cina, che ha richiamato il percorso di rafforzamento del dialogo tra Parlamento e imprese, inserito nel più ampio rilancio della cooperazione bilaterale dopo la recente Commissione economica mista Italia-Cina.

Sul piano politico, la linea emersa è quella di una “terza via”: saldo ancoraggio occidentale, ma senza rinunciare a una relazione strutturata con la Cina. Il Senatore Antonella Zedda ha ribadito la necessità di sostenere il Made in Italy nei mercati orientali ha richiamato la postura del governo Meloni, fondata sulla compatibilità tra fedeltà occidentale e dialogo orientale, indicando nel rafforzamento del Made in Italy sui mercati asiatici una priorità economica. Mentre il vice ministro Valentino Valentini ha sintetizzato il nodo centrale: la Cina è insieme opportunità e rischio, partner e competitor sistemico. Per questo, ha spiegato, non servono né chiusure ideologiche né aperture indiscriminate, ma una presenza selettiva fondata su innovazione, protezione degli interessi nazionali e capacità di adattamento.

Il tema della reciprocità è stato uno dei più ricorrenti. Il Presidente commissione affari esteri e difesa, Sen. Maurizio Gasparri e Presidente commissione Politiche Ue, Sen. Giulio Terzi di Sant’Agata hanno sottolineato le asimmetrie tra il modello europeo e quello cinese, richiamando la necessità di condizioni di concorrenza più eque, maggiore tutela contro dumping e contraffazione e una strategia sempre più coordinata a livello europeo.

Su una linea di equilibrio si è collocato anche l’On. Vinicio Peluffo, Presidente dell’Associazione parlamentare Amici della Cina, che ha evidenziato come la solidità del rapporto bilaterale debba oggi confrontarsi con catene globali del valore in trasformazione, competizione tecnologica e sicurezza economica. In parallelo, l’On. Andrea Volpi, componente della Commissione Lavoro della Camera, ha evidenziato come la Cina di oggi richieda alle imprese italiane un salto di qualità: non basta più essere presenti, occorre essere rilevanti dentro filiere produttive sempre più avanzate, puntando su innovazione, intelligenza artificiale e stabilità industriale. In questa prospettiva, il nuovo accordo fiscale e la crescita dei comparti ad alto valore aggiunto possono rappresentare un’opportunità concreta per rafforzare il ruolo italiano.

A rafforzare il quadro industriale è stato anche Lorenzo Riccardi, Presidente della Camera di Commercio Italiana in Cina, che ha sottolineato la profondità della presenza imprenditoriale italiana sul mercato cinese, ricordando come Pechino resti il primo mercato italiano in Asia e un passaggio ormai strutturale per export, investimenti e sviluppo delle filiere. Il Presidente Commissione Industria Luca De Carlo ha posto poi l’attenzione sul valore del mercato cinese per un Paese esportatore come l’Italia, ma anche sui rischi legati a sovrapproduzione, accesso non uniforme e protezione della proprietà intellettuale. L’e-commerce cinese, oggi centrale soprattutto per agroalimentare e moda, rappresenta una frontiera imprescindibile ma richiede strumenti adeguati.

Il confronto al Senato restituisce così una fotografia netta: la Cina non può più essere affrontata solo come mercato di esportazione, ma come uno dei principali terreni su cui si misurano competitività industriale, tecnologia e posizionamento geopolitico. Per il Sistema Italia, la sfida non è scegliere se esserci, ma come farlo: con più strategia, più protezione e una visione capace di tenere insieme apertura economica e interesse nazionale.

Regia e montaggio a cura di Simone Zivillica