Economia

L’Istat conferma le stime sul Pil 2022.+0,5% nel trimestre e crescita del 3,9%

30
Novembre 2022
Di Giampiero Cinelli

Anche quest’anno avremo un segno positivo davanti ai conti economici nazionali. Seppur scendendo rispetto ai livelli del 2021. Nel terzo trimestre del 2022 il prodotto interno lordo (Pil) è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% nei confronti del terzo trimestre del 2021. Lo certifica l’Istat. Si confermano dunque le stime che già erano state diffuse alcuni giorni fa.

In questa comunicazione i dati sono stati aggiornati tenendo conto delle variabili stagionali e dei giorni lavorativi effettivi. Il terzo trimestre del 2022 ha avuto tre giornate lavorative in più del trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al terzo trimestre del 2021.

Per il 2022 dobbiamo quindi aspettarci la percentuale di crescita di cui si parlava. La variazione sarà pari al+3,9%.

Rispetto al trimestre precedente, i principali aggregati della domanda interna salgono, con una crescita dell’1,8% dei consumi finali nazionali e dello 0,8% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono aumentate, rispettivamente, del 4,2% e dello 0,1%. Performance meno positiva per l’agricoltura e l’industria, che registrano un valore aggiunto in calo rispettivamente dell’1,4% e dello 0,9%. I servizi al contrario fanno un +0,9%.

L’Istituto Nazionale di Statistica ha rilasciato una nota di commento, osservando come «Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono risultati in espansione, con tassi di crescita dell’1,7% dei consumi finali nazionali e dello 0,8% degli investimenti, mentre la domanda estera netta ha contribuito negativamente alla crescita del Pil». Il commercio con l’estero quindi continua a dare segni di difficoltà. L’Istat continua osservando: «Dal punto di vista settoriale, prosegue per il sesto trimestre consecutivo la crescita del valore aggiunto de servizi, soprattutto per l’apporto dei settori del commercio, trasporto, alloggio e ristorazione, mentre diminuiscono agricoltura, industria in senso stretto e costruzioni. Risultano stazionarie le ore lavorate e in lieve calo le unità di lavoro, le posizioni e i redditi pro-capite».