Economia

Istat: crescita debole in Italia, il farmaceutico corre trainato dagli Usa

13
Gennaio 2026
Di Giampiero Cinelli

La fine del 2025 ha portato un parziale sollievo all’economia globale: l’attenuazione delle tensioni commerciali e i tagli dei tassi d’interesse da parte delle principali banche centrali hanno ridotto l’incertezza e favorito la liquidità, contribuendo a contenere le pressioni al ribasso sulla crescita mondiale. L’inizio del 2026, però, si è aperto con nuovi focolai di instabilità che rafforzano le attese di un rallentamento dell’attività economica internazionale nel corso dell’anno.

Nel quadro delineato dall’Istat, il terzo trimestre del 2025 (ultimo dato disponibile) si è chiuso con una performance dei principali Paesi e aree «in generale migliore di quanto atteso»: la tenuta dei consumi negli Stati Uniti, la resilienza dell’economia dell’area euro e del manifatturiero cinese hanno sostenuto l’attività. Ma il contesto resta fragile. Tra i fattori di rischio, l’Istat segnala nuove tensioni geoeconomiche, con un riferimento alle recenti operazioni militari degli Stati Uniti in Venezuela, che non avrebbero tuttavia prodotto effetti sui prezzi del greggio: l’offerta globale di petrolio rimane elevata, non risultano danni alle infrastrutture produttive e, al momento, la produzione venezuelana non rappresenta una quota rilevante del totale mondiale. Sullo sfondo, restano inoltre i rischi sistemici legati a una possibile «bolla finanziaria» dell’intelligenza artificiale e le incertezze sulla politica monetaria della Federal Reserve nella seconda parte del 2026, anche in relazione alla scadenza di mandato dell’attuale presidente a maggio.

Sul fronte del commercio internazionale, i segnali più recenti indicano un raffreddamento. Secondo i dati del Central Plan Bureau olandese (CPB), a ottobre gli scambi mondiali di merci in volume sono diminuiti dell’1,3% su base congiunturale, dopo il +1,1% di settembre. Nel complesso, però, tra agosto e ottobre il commercio globale ha registrato una crescita media dello 0,7% rispetto ai mesi precedenti. A ottobre spicca la flessione delle importazioni cinesi (-5,6% su base mensile), mentre sul lato delle esportazioni si osservano cali congiunturali sia per l’area euro (-2,9%) sia per la Cina (-2,7%). Le statistiche ufficiali sul commercio statunitense di ottobre non sono disponibili a causa della chiusura parziale del governo federale («shutdown») tra ottobre e novembre 2025; le stime del CPB indicano un moderato aumento dell’import e una lieve diminuzione dell’export nel mese, con un bilancio che, nel periodo agosto-ottobre, suggerisce importazioni in calo (-3,5%) rispetto ai tre mesi precedenti e vendite all’estero in aumento (+2,1%). Anche gli indicatori anticipatori restano deboli: la componente del PMI globale relativa ai nuovi ordini di esportazione ha segnato a dicembre l’ottavo calo consecutivo, rimanendo sotto la soglia di 50 che separa espansione e contrazione.

In questo contesto internazionale, l’Italia mostra una crescita contenuta e disomogenea. Nel terzo trimestre del 2025 il Pil ha segnato un incremento congiunturale dello 0,1%. I dati ad alta frequenza più recenti, tuttavia, indicano un indebolimento generalizzato dell’economia a ottobre, dopo la ripresa del mese precedente. Il quadro che emerge è quello di una crescita complessivamente debole rispetto alla media dell’area euro, con andamenti differenziati tra settori.

Anche sul commercio estero i movimenti sono moderati nel breve periodo. Tra agosto e ottobre la dinamica congiunturale degli scambi è stata nel complesso limitata: +0,3% per l’export e +0,2% per l’import. Su base annua, però, i primi dieci mesi del 2025 mostrano un incremento tendenziale del 3,4% delle esportazioni e del 3,7% delle importazioni nazionali, con differenze significative a livello settoriale.

Sul mercato del lavoro, a novembre l’occupazione diminuisce rispetto a ottobre, pur crescendo in termini tendenziali. Il calo congiunturale riguarda le sole donne e tutte le classi d’età, ad eccezione delle 25-34enni. Considerando il trimestre settembre-novembre, l’Istat rileva in media un incremento congiunturale dell’occupazione dello 0,3%, pari a +66 mila occupati, mentre diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro.

Sul fronte dei prezzi, l’Italia continua a viaggiare sotto la media dell’area euro. A dicembre la crescita tendenziale dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è stata dell’1,2%, contro il +2,0% dell’area euro. Sulla base dei dati provvisori, l’inflazione del 2025 si è attestata all’1,7% in Italia e al 2,1% nell’area euro. Nel terzo trimestre, inoltre, risulta in aumento il potere d’acquisto delle famiglie.

Dentro un quadro macroeconomico complessivamente prudente, spicca però un comparto in forte accelerazione: il farmaceutico. L’Istat segnala una fase di «forte dinamismo» del settore, che supera in modo rilevante la performance dell’intera manifattura sia in termini di produzione sia di scambi. Tra gennaio e ottobre 2025 l’export di prodotti farmaceutici è aumentato in media del 33,7% e l’import del 44,6%, rafforzando il peso del comparto fino a oltre il 10% dell’interscambio nazionale. Gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo centrale nella crescita delle esportazioni, diventando il principale partner commerciale dell’Italia per questi prodotti. Rilevante, infine, la presenza di imprese multinazionali a controllo estero, che contribuiscono in modo significativo alla capacità di esportazione del settore.