Economia

Internazionalizzazione e regole flessibili: come può crescere il Fintech italiano

03
Dicembre 2021
Di Jacopo Bernardini

La banca digitale tedesca N26 ha raggiunto una quotazione di oltre 9 miliardi. Ha superato Commerzbank e, in Germania, rimane dietro solamente a Deutsche Bank. La società di fintech britannica Revolut è stata valutata oltre 30 miliardi. Per farsi un’idea, Intesa arriva poco sopra ai 40 miliardi. Il mondo va veloce, già lo sapevamo. Il fintech, soprattutto dopo la pandemia, corre ancora di più.

A fotografare lo stato dell’arte del settore in Italia ci ha pensato il summit Fintech Future 2021 organizzato da Assofintech, tenutosi al Palazzo delle Stelline di Milano. Ad inaugurare la giornata, la tavola rotonda per fare il punto sull’evoluzione del settore a livello normativo-regolamentare moderata da Maurizio Bernardo, Presidente di Assofintech, a cui hanno partecipato Paolo Ciocca, Commissario di Consob, Laura Larducci, dirigente del MEF, l’onorevole Giulio Centemero, e Giuseppe Vegas, Presidente dell’advisory board di Assofintech, già Viceministro dell’Economia e presidente di Consob.

Ad aprire il dibattito il Commissario Consob Paolo Ciocca, che ha fatto il punto sui regolamenti, ricordando che diverse norme relative al settore, già approvate a livello europeo, nei prossimi anni entreranno in vigore nel nostro Paese. Ora, per renderle effettive ci sarà bisogno anche di legiferare a livello nazionale, motivo per cui “bisogna farsi trovare pronti”. Ciocca spiega che al momento “siamo in una terra di mezzo”, una fase di transizione. La certezza è che ci sono grandi opportunità nel mercato, l’importante sarà rendere chiaro ciò che si vende e si acquista, per questo occorre ragionare anche sugli strumenti di tutela.

Laura Larducci, dirigente del MEF, ha evidenziato come il settore tecnologico, anche a causa della pandemia, ha visto una grande accelerazione del proprio sviluppo. E rispetto a fenomeni in rapida crescita, “chi regola ha il compito di porsi in equilibrio tra due esigenze contrapposte: da un lato occorre rimuovere gli ostacoli normativi per lo sviluppo del fintech, dall’altro bisogna porre attenzione ai rischi insiti in ogni nuovo strumento”. Anche per questo al MEF, nel luglio 2021, sono stati istituiti il Comitato Fintech e la Sandbox, spazio dedicato dove è possibile testare i nuovi prodotti e servizi. “Il Comitato riveste anche il ruolo di osservatorio speciale per esaminare il fenomeno fintech a 360 gradi”: un’opportunità per sviluppare policy condivise, da sfruttare non solo per il regolatore, ma anche per gli operatori del settore.

“Per capire l’importanza di certi servizi è sufficiente pensare a quanto siano inclusivi”, ha commentato Giulio Centemero, membro della Commissione Finanze alla Camera dei Deputati. “Innanzitutto per le aree remote: prendiamo l’Italia, gran parte del nostro territorio è collinare o montuoso, gli sportelli bancari tradizionali stanno chiudendo un po’ ovunque, ci sono sempre meno servizi, la popolazione invecchia. Si rischia di creare cittadini di serie A e cittadini di serie B”. Ma, grazie alla tecnologia, un imprenditore, che sia in Val Camonica o nella Sila, può accedere agli stessi servizi offerti, sia dal fintech che dall’insurtech. “Lo stesso vale per i Paesi in via di sviluppo. Ci sono strumenti fintech nell’ambito del microcredito che hanno permesso a donne nel Pakistan, che non avevano neanche i documenti, di fare un passo fondamentale per ‘entrare’ nella società”.

Per quanto riguarda le criptovalute e i criptoasset in generale, invece, “si respira un clima da guerra fredda”. La Cina, notizia di fine settembre, li ha completamente vietati, altri Paesi li stanno limitando. “Anche questa è un’opportunità. I leader sono ovviamente gli USA, noi rischiamo di dover andare al traino. Il nostro regolatore dovrebbe semplificare la burocrazia per attirare le aziende”. Ciò che sta accadendo, invece, è che molti operatori migrano verso la Svizzera, alcuni anche verso la Francia. I difetti che gli investitori internazionali segnalano sono dopotutto sempre gli stessi: le lungaggini della burocrazia e l’incertezza del diritto, con norme che cambiano troppo spesso.

“Il dibattito è tornato all’eterno dilemma tra libertà e legge”, ha aggiungo Vegas, membro dell’Advisory Board di Assofintech. “Parliamo di un mercato in cui le norme sono fondamentali: negli ultimi anni una sorta di rinascita della regolamentazione in senso restrittivo, per evitare si ripetessero alcuni eventi fortemente negativi”. Compito della legislazione, d’altronde, è quello di osservare i fenomeni sociali e rendersi conto quanto prima di ciò che sta succedendo. Una regolamentazione poco flessibile, però, rischia solo di uccidere le startup e le piccole e medie imprese del fintech. “Così si fermerebbe il progresso del settore, in cui i cambiamenti in atto sono epocali. Equivarrebbe a una condanna a una decrescita infelice per l’UE”.

Per un mondo liquido come quello della finanza, è essenziale che “la regolamentazione sia elastica, ascolti i player coinvolti e segua costantemente gli aggiornamenti e le nuove iniziative”.

Ai microfoni di The Watcher Post Maurizio Bernardo, Presidente di Assofintech, ha approfondito i punti all’ordine del giorno: “Il primo obiettivo di Fintech Future è quello di illustrare e descrivere quali sono le esigenze che il settore e i player hanno in questo momento, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto regolatorio, per renderlo più aperto e flessibile alle piccole e medie realtà, ossatura dell’economia italiana”. Motivo di orgoglio è anche l’aspetto legato al networking, sia tra operatori nazionali che internazionali, con la presenza di un panel, durante il prosieguo della giornata, dedicato all’internazionalizzazione. Una nota finale su un altro aspetto fondamentale: l’educazione finanziaria digitale. “Prima di intraprendere un percorso bisogna essere consapevoli di ciò che viene proposto. Pochi imprenditori sanno che ci sono soluzioni alternative rispetto al credito ordinario, ancora meno sanno che diverse banche hanno investito in piattaforme, offrendo gli stessi prodotti tramite altri canali. Il nostro compito è proprio quello di diffondere tali conoscenze”.

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