Economia
Export ed AI: la nuova leva competitiva per le PMI sui mercati esteri?
Di *Giorgio Spina
640 miliardi di euro è il valore delle esportazioni italiane nel 2025, secondo le più recenti analisi di SACE. Un numero che racconta un Paese capace di competere sui mercati globali, con oltre 120.000 imprese esportatrici e 4,3 milioni di addetti coinvolti nella filiera.
La crescita, tuttavia, non è uniforme e premia in modo selettivo alcuni comparti: la farmaceutica vola al +31%, il settore dei prodotti in metallo in al +8,4% e i mezzi di trasporto segnano un aumento del 3%. Allo stesso tempo, tessile e abbigliamento arretrano del -2,2% per il secondo anno consecutivo, e i prodotti chimici registrano una flessione dell’1,1%.
Dal punto di vista geografico, i mercati dell’Unione Europea continuano ad assorbire circa la metà (51%) delle esportazioni complessive italiane e da gennaio a novembre 2025 crescono del +4,1%, confermandosi come principale area di sbocco. Le esportazioni italiane verso la Germania registrano un incremento del +2,3%, verso la Francia del +5,2%, verso Spagna e Svizzera mostrano performance a doppia cifra, rispettivamente +10,8% e +14,1%. Dinamico anche il mercato degli Stati Uniti (+7,9%); mentre tra i mercati emergenti spiccano Emirati Arabi Uniti, Filippine, Marocco e India. Al contrario, le esportazioni verso Turchia e Cina risultano in calo.
In un momento in cui l’export italiano deve fare i conti con le tensioni commerciali globali e un contesto geopolitico segnato da conflitti come la guerra tra Russia e Ucraina e la recente escalation in Medio Oriente, che stanno incidendo su energia, logistica e stabilità delle rotte commerciali internazionali, la capacità delle imprese di analizzare i mercati e reagire rapidamente ai cambiamenti diventa un fattore competitivo decisivo.
È in questo scenario che l’intelligenza artificiale generativa smette di essere una conversazione tecnologica e diventa una conversazione strategica. Non perché sia una soluzione universale, ma perché cambia profondamente la qualità e la velocità con cui le imprese, specialmente le PMI, possono prendere decisioni sui mercati internazionali.
Il report The economic potential of generative AI di McKinsey, ha stimato che l’AI generativa può incrementare la produttività delle attività knowledge-intensive tra il 30% e il 45%. Ma il punto non è la produttività in astratto. Il punto è cosa succede lungo la catena dell’export quando quella produttività viene applicata dove conta davvero: nell’analisi dei mercati di sbocco, nella valutazione dei competitors, nell’identificazione dei partner affidabili e nel monitoraggio delle performance per mercato e canale. E ancora, nell’ottimizzazione delle rotte logistiche, nella gestione multilingua dei contenuti commerciali e nell’automazione della documentazione doganale.
E i dati ce lo confermano: secondo la ricerca AI 4 Italy: from theory to practice, condotta da TEHA Group in collaborazione con Microsoft Italia, il 47% delle aziende che usano l’AI dichiara una crescita dei ricavi superiore al 5%. Il 74% registra comunque un incremento di almeno l’1%.. Non è quindi la tecnologia in sé a fare la differenza, ma l’impatto sull’organizzazione: riduzione dei costi informativi, maggiore velocità di risposta ai cambiamenti della domanda e migliore personalizzazione dell’offerta. Per le PMI, questo significa ridurre tempi e costi di analisi e migliorare la qualità delle scelte strategiche in contesti sempre più complessi e in continua trasformazione.
Particolarmente rilevante è l’ambito di applicazione dell’AI alla logistica internazionale. La tecnologia consente infatti di ottimizzare le rotte di consegna, riducendo tempi di transito e costi di trasporto, e di migliorare la gestione del magazzino e delle scorte, limitando fenomeni di overstock o rotture di stock sui mercati esteri. Allo stesso tempo, l’integrazione dell’AI nei sistemi di vendita permette di analizzare quasi in tempo reale le performance dell’export per mercato, canale e linea di prodotto, superando una lettura ex post dei risultati e aumentando la capacità di intervento rapido.
Un ulteriore contributo riguarda il supporto linguistico e documentale. La gestione multilingua dei contenuti commerciali, delle comunicazioni con clienti e partner e dei materiali di marketing può essere automatizzata e adattata alle specificità locali. Parallelamente, l’automazione della documentazione doganale riduce errori, tempi di elaborazione e rischi di non conformità, un fattore particolarmente rilevante per le PMI che operano su più mercati con quadri normativi differenti.
L’adozione di soluzioni basate su intelligenza artificiale incide anche sulla qualità dei prodotti esportati: ad esempio, in alcuni stabilimenti di Barilla le tecnologie abilitano la scansione automatica delle confezioni alla ricerca di corpi estranei tramite macchine a raggi X e algoritmi che leggono i dati del prodotto per isolare e scartare qualsiasi elemento non desiderato, garantendo così una qualità più costante del prodotto finale destinato anche ai mercati internazionali.
Chi opera su mercati internazionali si muove in contesti normativi radicalmente diversi — GDPR in Europa, framework differenti negli USA, regole ancora più eterogenee nei mercati extra-UE. L’AI, se non è governata con rigore, non è solo un rischio operativo. È un rischio reputazionale. Assicurarsi che i dati siano protetti, che i sistemi rispettino le normative locali, che ci sia sempre supervisione umana sulle decisioni critiche, non è burocrazia, è il perimetro dentro cui l’innovazione diventa sostenibile.
In questo scenario, si può dire quindi che il valore strategico dell’AI generativa per l’export non risiede nell’automazione fine a sé stessa, ma nella possibilità di passare da un modello reattivo a uno data-driven e predittivo. In un contesto in cui la crescita dell’export è sempre più concentrata per settori e mercati, la capacità di governare la complessità informativa diventa un vero fattore competitivo. Soprattutto per le PMI italiane, chiamate a competere su mercati maturi come UE e Stati Uniti e, allo stesso tempo, ad affacciarsi su destinazioni extra-UE ad alto potenziale ma più rischiose, la sfida non è più solo vendere all’estero, ma farlo in modo strutturato, continuativo e sostenibile. L’AI generativa, se integrata all’interno di una governance chiara e supportata da competenze adeguate, può contribuire a prendere decisioni migliori, più rapide e più consapevoli, riducendo quell’asimmetria informativa che oggi penalizza molte imprese di dimensioni medio-piccole rispetto ai grandi player internazionali.
*Ceo di Execus





