Economia

Debito europeo, la Francia sorpassa l’Italia tra i timori dei mercati: cresce l’attenzione sui conti di Parigi

27
Agosto 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

Per anni è stata l’Italia a rappresentare il punto più fragile del mercato obbligazionario europeo. Ora, nella percezione degli investitori, il baricentro del rischio si sta spostando verso Parigi. A fotografare il cambio di prospettiva è il Financial Times, secondo cui la Francia sta progressivamente sostituendo l’Italia come principale fonte di preoccupazione sulla sostenibilità del debito nell’Eurozona, mentre si avvicina una difficile stagione di bilancio e, sullo sfondo, la campagna per le presidenziali del 2027.

Il segnale più evidente arriva direttamente dal mercato. Per gran parte dell’estate il rendimento del Btp italiano a dieci anni è rimasto al di sotto di quello dell’equivalente titolo francese, invertendo una relazione che per anni era apparsa quasi strutturale. Gli investitori chiedono oggi un premio maggiore per acquistare debito di Parigi rispetto a quello richiesto per Roma. Un ribaltamento che, secondo gli operatori sentiti dal quotidiano finanziario britannico, testimonia un cambiamento profondo nella valutazione dei rischi relativi dei due Paesi.

«Se si chiede a chiunque sui mercati quale sia oggi l’anello debole dell’Europa, la maggior parte indicherà la Francia», osserva Rohan Khanna, responsabile della strategia sui tassi europei di Barclays. L’Italia, aggiunge, è riuscita in qualche modo a «passare la palla» a Parigi. Per gli investitori obbligazionari la Francia concentra infatti tre elementi di incertezza: prospettive di crescita deboli, instabilità politica e deterioramento dei conti pubblici.

Il confronto con l’Italia è particolarmente significativo. Durante la crisi del debito sovrano di oltre un decennio fa Roma era stata inserita tra i cosiddetti “Piigs”, le economie dell’Eurozona considerate maggiormente vulnerabili, e continua ad avere uno dei rapporti tra debito pubblico e Pil più elevati d’Europa. La Francia, al contrario, è stata a lungo considerata un emittente decisamente più sicuro. Oggi questa gerarchia viene almeno in parte rimessa in discussione.

I numeri aiutano a spiegare perché. Secondo i dati della Banca centrale europea riportati dal Financial Times, il debito italiano è sceso dal 154% del Pil del 2020 a circa il 139% nel 2026. Nello stesso periodo quello francese è aumentato dal 114 al 117%. Roma è inoltre tornata a registrare un avanzo primario, cioè entrate superiori alle spese al netto degli interessi sul debito, mentre il deficit pubblico francese resta superiore al 5% del Pil.

A modificare la percezione dell’Italia ha contribuito anche la politica di bilancio seguita dal governo. Nonostante i timori iniziali degli investitori per una possibile linea più espansiva sui conti o per tensioni con Bruxelles, Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno progressivamente conquistato la fiducia di una parte del mercato attraverso una gestione considerata prudente. Il deficit, ricorda il quotidiano britannico, è passato dall’8% del Pil nel 2022, anno dell’insediamento dell’esecutivo, a poco più del 3% nel 2025.

A questo si aggiunge un elemento politico. L’Italia sta attraversando una fase di stabilità governativa insolitamente lunga rispetto alla propria storia recente, mentre la Francia continua a fare i conti con maggioranze fragili e con una crescente polarizzazione. Adam Posen, presidente del Peterson Institute for International Economics ed ex componente della Bank of England, arriva a definire oggi l’Italia «il Paese modello dei mercati obbligazionari del G7».

Il movimento non sarebbe soltanto teorico. Tomasz Wieladek, chief European macro strategist di T Rowe Price, segnala al Financial Times i primi indizi di una vera e propria riallocazione dei portafogli: una parte degli investitori starebbe riducendo l’esposizione ai titoli francesi per aumentare quella al debito italiano. Chris Jeffery, responsabile della strategia macro di Legal & General, spiega a sua volta di mantenere una posizione sui bond francesi inferiore al benchmark e di averne trasferito in parte il peso sull’Italia.

La pressione su Parigi è aumentata nelle ultime settimane con l’emergere delle prime indicazioni sulla prossima legge di bilancio, il cui progetto dovrebbe essere presentato il 30 settembre, prima dell’avvio dell’esame parlamentare. Il ministro delle Finanze Roland Lescure punta a riportare il deficit il più vicino possibile al 5% del Pil, ma la strada politica appare stretta. Il governo di minoranza avrà bisogno dell’appoggio dei socialisti, difficilmente disponibili ad accettare consistenti riduzioni della spesa sociale.

Le precedenti crisi di bilancio hanno già fatto cadere governi francesi sia nel 2024 sia nel 2025. Anche l’ultima manovra ha richiesto un compromesso delicato: il premier Sébastien Lecornu ha accettato di sospendere fino a dopo il 2027 la riforma che innalzava l’età pensionabile per assicurarsi il sostegno necessario all’approvazione dei conti.

A rendere il quadro ancora più complesso è l’avvicinarsi delle presidenziali francesi del 2027, con il rafforzamento delle forze della destra radicale e della sinistra radicale. In una fase pre-elettorale, sottolineano gli investitori, diventa politicamente più difficile proporre tagli alla spesa abbastanza significativi da riportare rapidamente sotto controllo il deficit.

Il risultato è un capovolgimento che fino a pochi anni fa sarebbe apparso improbabile. L’Italia continua ad avere un debito molto più elevato di quello francese e resta quindi esposta ai movimenti dei tassi e alla fiducia dei mercati. Ma disciplina fiscale e stabilità politica hanno ridotto, almeno per il momento, il premio al rischio richiesto dagli investitori. La Francia si trova invece a dover dimostrare di poter conciliare conti pubblici, consenso politico e crescita. Ed è su Parigi che, sempre più, si concentra oggi l’attenzione dei mercati europei.

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