Economia
Aste BTP e BOT 2026: il calendario del Tesoro
Di Giuliana Mastri
Il calendario delle aste dei Titoli di Stato per il 2026 è stato ufficializzato e, come spesso accade, va letto come qualcosa di più di una semplice successione di date. È una fotografia delle scelte del Tesoro in una fase in cui la politica monetaria ha smesso di irrigidirsi, i tassi della Bce restano stabili e i rendimenti dei Btp hanno ricominciato a muoversi verso l’alto, seppure con cautela. Tutto questo mentre lo scenario globale continua a oscillare in un equilibrio fragile, tra crescita disomogenea, tensioni geopolitiche e mercati sempre più reattivi ai segnali delle banche centrali.
Il punto di partenza è un 2025 chiuso con numeri complessivamente solidi. Il Tesoro ha collocato circa 380 miliardi di euro di titoli a medio-lungo termine e poco meno di 170 miliardi di Bot, riuscendo a ridurre il costo medio all’emissione al 2,75 per cento, in netto calo rispetto al 3,40 per cento dell’anno precedente. La vita media del debito è scesa leggermente sotto i sette anni, fermandosi a 6,92, ma torna sopra questa soglia se si includono anche i prestiti europei legati ai programmi Sure e Ngeu. È il risultato di una gestione più efficiente, maturata però in un contesto tutt’altro che semplice.
Lo sguardo ora si sposta sul 2026. Con l’economia statunitense che continua a mostrare una resilienza inattesa, un’inflazione sotto controllo ma non definitivamente archiviata e mercati sempre più sensibili a ogni indicazione di politica monetaria, i Titoli di Stato tornano al centro delle strategie di famiglie e investitori. In questo quadro, conoscere in anticipo la distribuzione delle aste, la tipologia di strumenti offerti e il ritmo dei collocamenti diventa un’informazione cruciale per orientarsi.
Il nuovo anno si apre senza pause. Già a gennaio il Tesoro torna sul mercato con Bot e titoli a medio-lungo termine, affiancati dai Btp Short e dagli indicizzati all’inflazione europea. Come da tradizione, i volumi di inizio anno restano prudenti: i Bot si muovono su importi contenuti, mentre il medio-lungo serve soprattutto a testare la domanda dopo la pausa natalizia. È una fase di rodaggio, in cui l’attenzione è più rivolta al sentiment che alla quantità.
A febbraio il mercato entra progressivamente a regime. Le aste si fanno più regolari e i volumi iniziano a crescere, sia sul fronte dei Bot sia su quello dei Btp a medio-lungo termine. È il mese in cui la macchina delle emissioni riprende pienamente velocità, segnalando che la domanda è tornata operativa e pronta ad assorbire collocamenti più consistenti.
Marzo rappresenta il primo vero banco di prova dell’anno. Con il quadro macroeconomico più definito e una domanda ormai matura, il Tesoro ha maggiore margine per spingere sui collocamenti, in particolare sulle scadenze medio-lunghe. È uno dei momenti in cui si misura la tenuta del mercato e la capacità di assorbire volumi più elevati senza tensioni sui rendimenti.
Ad aprile l’attenzione si sposta anche sulla composizione delle scadenze. Le aste proseguono con continuità, ma cresce l’interesse per le linee a cinque e sette anni, in un contesto in cui l’inflazione resta sotto osservazione e gli investitori cercano un equilibrio tra durata e rendimento. I volumi restano in linea con quelli di marzo, ma con una gestione più fine del mix delle emissioni.
Maggio è storicamente uno dei mesi più intensi dell’anno. Il calendario è fitto e la domanda tende a essere sostenuta, consentendo al Tesoro di mantenere collocamenti elevati, soprattutto sul medio-lungo termine. Non è raro che in questa fase i volumi complessivi superino la soglia dei dieci miliardi per tornata, approfittando di un mercato pienamente liquido.
Giugno segna il giro di boa del calendario. Le aste restano frequenti e i volumi sostenuti, ma cresce l’attenzione alla gestione del fabbisogno complessivo di metà anno, in coerenza con le Linee guida del debito pubblico. È una fase in cui il Tesoro calibra con maggiore precisione le emissioni, tenendo conto sia delle esigenze di finanziamento sia delle condizioni di mercato.
Con luglio il tono diventa più prudente. Il calendario resta attivo, ma i volumi tendono a ridursi leggermente, soprattutto sul medio-lungo termine. La priorità diventa la gestione della liquidità in vista della pausa estiva, evitando di forzare il mercato in un periodo tradizionalmente meno profondo.
Anche ad agosto, però, il Tesoro non scompare dal mercato. Le aste proseguono, seppure con collocamenti più contenuti e calibrati per non creare tensioni in una fase di minore liquidità. I Bot restano lo strumento privilegiato, mentre il medio-lungo viene gestito con maggiore cautela.
Settembre segna il ritorno a pieno regime. Con la fine dell’estate, i volumi tornano a crescere e il mercato inizia a posizionarsi sulle scadenze chiave dell’ultima parte dell’anno. È un mese importante per ricostruire slancio e preparare il terreno alle scelte più strategiche.
Ottobre è tradizionalmente il mese in cui il Tesoro può rafforzare alcune linee benchmark. Le aste consentono collocamenti più consistenti sul medio-lungo termine, sfruttando un mercato ormai stabile e una domanda più selettiva ma solida. È uno snodo cruciale per l’impostazione finale dell’anno.
A novembre il ritmo inizia gradualmente a rallentare. I volumi si riducono, ma restano sufficienti a garantire continuità e liquidità sul mercato, accompagnando la fase di avvicinamento alla chiusura dell’esercizio.
Dicembre chiude il calendario con poche aste e importi tradizionalmente contenuti. È l’ultima chiamata dell’anno, utile a completare il fabbisogno annuale salvo eventuali aggiustamenti dell’ultimo minuto, in un contesto di mercato ormai orientato alle prospettive del nuovo anno.
Nel complesso, il calendario delle emissioni 2026 non è solo una sequenza di appuntamenti tecnici. È la mappa di un anno in cui il debito pubblico italiano continuerà a essere un punto di riferimento per investitori grandi e piccoli, sospeso tra tassi che non scendono più, rendimenti che tornano interessanti e un contesto globale che resta tutt’altro che prevedibile. Chi sa leggere questo calendario, spesso, sa anche leggere il mercato.





