Da Bruxelles

MES: la sospensione della ratifica da parte dell’Italia rischia di essere una strategia controproducente

16
Luglio 2023
Di Gianni Pittella

Lo scorso 5 luglio, l’assemblea della Camera dei Deputati ha deliberato di sospendere per un periodo di quattro mesi l’esame delle proposte di legge sulla ratifica ed esecuzione dell’accordo recante modifica del trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), firmate dai deputati di opposizione De Luca e Bonafè (PD) e Marattin e altri (Azione-Italia Viva-Renew Europe). La deliberazione di fatto blocca la ratifica della riforma del MES fino a novembre, quando i negoziati sulla riforma del patto di stabilità e crescita saranno al loro culmine.

Questo esito parlamentare altro non è che la traduzione in atto pratico della strategia condivisa dal Governo italiano ed espressa a fine giugno dal ministro degli esteri Tajani, il quale ha dichiarato che la riforma del MES dovrebbe essere inserita, in una logica di pacchetto, all’interno dei negoziati sulle regole di bilancio al fine di aumentare la leva negoziale dell’Italia.

Tale strategia rischia però di essere controproducente, per due ragioni. La prima è di carattere puramente politico. Nella medesima dichiarazione di fine giugno, il ministro Tajani ha detto che il MES ha bisogno di una vocazione, necessita di cambiamenti strutturali, deve giocare un ruolo diverso da quello emergenziale e sono necessari poteri di controllo da parte del Parlamento europeo. Una posizione critica, ma costruttiva, anche se strumentalmente. Questa posizione è però molto diversa da quella dell’altro alleato minore del Governo, ossia la Lega. Secondo alcuni suoi esponenti, quali il senatore Claudio Borghi, il MES è uno strumento di dominio e sottomissione”. La logica di pacchetto presuppone la capacità di accettare un compromesso al ribasso su una questione, in questo caso il MES, per guadagnare risultati maggiori su un’altra, ad esempio le regole di bilancio. Ma se il Governo, per via delle differenze di vedute, non fosse disponibile comunque ad accettare il MES, la strategia di Tajani si scioglierebbe come neve al sole.

Il secondo motivo è di tipo sostanziale: le modifiche del MES possono tornare utili al nostro paese, in quanto, tra le principali novità della proposta, vi è il fatto che il MES agirà da backstop per il fondo di risoluzione unico, andando a rafforzare l’unione bancaria europea, per cui il nostro Paese si è sempre dimostrato favorevole. Non si capisce quindi quale beneficio possa trarre l’Italia, unico stato membro del trattato MES a non aver ancora ratificato la modifica, dal ritardare artificiosamente questo processo di cui sarebbe beneficiaria. Il rischio è quello che le uniche conseguenze siano la prolungata incompletezza delle istituzioni europee e un elevato danno reputazionale, che potrebbe danneggiare invece di avvantaggiare l’Italia nei negoziati sulla governance economica.

Il Governo italiano quindi si sta dimostrando estremamente inadeguato da questo punto di vista. Le opposizioni, più che concentrarsi su questioni di moralità pubblica o su battaglie identitarie, dovrebbero concentrarsi su questo: un Governo che si presenta come il difensore di ultima istanza degli interessi nazionali altro non fa che indebolirli, per di più su questioni fondamentali per il futuro del paese. Con una proposta seria di riforma delle istituzioni europee, a partire dalla convocazione di una convenzione per la riforma dei Trattati, a seguito della Conferenza sul futuro dell’Europa, le forze politiche federaliste ed europeiste sapranno offrire una valida alternativa al sovranismo autolesionista di questo governo e potranno ritrovare la fiducia dei cittadini italiani.

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