Cultura

Il regalo: regole per non sbagliare. Vince quello fatto col cuore

29
Dicembre 2023
Di Ilaria Donatio

Il regalo è un mezzo di comunicazione interpersonale formidabile tra amici, colleghi di lavoro e parenti. Diventa persino un tramite che serve a conoscersi, tra chi era, fino a poco prima, estraneo.

E se lo studio “Shopping natalizio nel 2023: comportamento d’acquisto a confronto in Europa”, condotto da ShopFully e Offerista – due aziende specializzate nelle strategie digitali rivolte ai consumatori – ha eletto gli italiani a «più prudenti d’Europa nella caccia all’affare», il regalo che avrebbe conquistato il podio, perché ritenuto unanimemente più utile, è stato proprio il denaro, sia in contante che in bonifici bancari. Forse a causa dell’inflazione che ha reso più leggeri i portafogli di tutti oppure perché, spesso, regalare una somma di denaro risulta essere la scelta più facile.

L’arte del regalo, le cose da sapere

Un pezzo, pubblicato alcuni giorni fa sul Guardian a firma di David Robson, The art and science of gift-giving, citando alcuni studi sul tema, ha elencato una serie di pregiudizi cognitivi che portano fuori strada chi dona, così da fargli sprecare denaro e perdere opportunità relazionali importanti.

Fortunatamente si può migliorare, assicurano gli esperti: l’arte e la scienza di fare regali possono essere apprese, partendo dal riconoscere gli errori più comuni.

Per esempio: nella scelta di cosa donare, si è spesso afflitti da una sorta di miopia. A differenza del destinatario che tende a provare maggiore gratitudine per i regali che portano un piacere a lungo termine, chi fa il regalo si concentra sul momento dello scambio e dunque la sua ambizione è suscitare stupore, anche se il piacere fosse di breve durata.

«Esiste un naturale divario prospettico», afferma Adelle Yang dell’Università Nazionale di Singapore. Lei la chiama «ipotesi della ricerca del sorriso» e ha trovato prove evidenti a favore di questa idea dopo una serie di interviste a campione. «Considerate i regali di San Valentino» – spiega –, «chi dona, preferirà acquistare un mazzo di fiori appena sbocciati, bellissimi al momento dello scambio dei regali ma che perderanno presto i petali». Eppure chi riceve, prosegue Yang, «preferirà di gran lunga una pianta domestica di cui prendersi cura nelle settimane successive».

“Effetto wow”. Poco efficace

Per non correre il rischio di essere vittima di questo pregiudizio, secondo la docente di marketing, ci si potrebbe chiedere se faremmo la stessa scelta dovendo inviare il regalo per posta: Yang ha infatti scoperto che le persone tendono a prendere la decisione migliore quando sanno che non saranno fisicamente presenti al momento dello scambio dei doni e quindi non potranno assistere alla reazione immediata del destinatario.

L’ipotesi della ricerca del sorriso può anche spiegare perché si preferisca acquistare regali materiali: un orologio o una collana nuovi di zecca rispetto ai biglietti di un concerto o a un corso di cucina, per esempio.

È vero che chi dona è entusiasta di avere «qualcosa di grande e brillante da consegnare, ma le esperienze nuove ed emozionanti tendono a portare maggiore felicità generale, per non parlare del fatto che i ricordi rimarranno a lungo anche dopo che i doni materiali avranno perso il loro splendore». Secondo il professor Jeffrey Galak che studia psicologia dei regali alla Carnegie Mellon University, «i regali sorprendenti sono doppiamente problematici: sarebbe assai ingrato chiedere un cambio o addirittura un rimborso, come testimoniano le nostre case piene zeppe di regali indesiderati ricevuti a Natale e che possono perseguitarci per diversi mesi, dopo l’evento».

Inoltre, per molte persone, fare regali è tutta una questione di prezzo: si paga il prezzo che si ritiene sostenibile per le proprie tasche, nella convinzione che il costo del regalo rifletta la stima per la persona che lo riceverà. La ricerca psicologica, tuttavia, suggerisce che si commette un errore di sopravvalutazione dell’importanza del valore monetario.

Non è quasi mai un fatto di soldi

«Tutti i riscontri avuti nella ricerca condotta, indicano che il costo ha una relazione davvero minima con la qualità del regalo», afferma Galak. Inoltre, altro bias cognitivo molto ricorrente, si è più propensi a spendere di più nei confronti di chi è più agiato rispetto a chi è lo di meno e che, al contrario, avrebbe maggiore bisogno di doni che non può permettersi.

Il confronto sociale non fa altro che aumentare la preoccupazione per il prezzo che affligge chi dona: le ricerche condotte da Julian Givi della West Virginia University e dallo stesso Galak suggeriscono che «alcune persone rinunceranno del tutto allo scambio di regali se temono di non riuscire a tenere il passo con la concorrenza». In buona sostanza, si ha paura che la vistosa generosità di qualcun altro, getti un’ombra sui propri sforzi, coprendoli di ridicolo.

Vince il regalo che scalda il cuore

Ecco che le conclusioni a cui giungono i ricercatori citati dal Guardian sono concordi nel ritenere che il valore relativo dei regali delle persone influisca ben poco sul modo in cui vengono percepiti e le paure non giochino a favore del destinatario del dono. Che è semplicemente felice di riceverlo.

E lo sarebbe ancora di più se l’oggetto donato avesse un «valore sentimentale»: anche in questo caso, esistono molte remore a optare per un regalo sentimentale perché considerato troppo “scoperto”. Le persone, spesso, temono che i propri amici o il partner preferirebbero ricevere qualcosa di prezioso oppure di utile.

Ma secondo Givi e Galak, la ricerca condotta dimostrerebbe che, al contrario, questi presupposti sono errati e che le persone desiderano ricevere l’oggetto con «maggiore risonanza emotiva». «Praticamente, ogni volta che fai un regalo sentimentale, finisci col segnare un bel tiro in porta – conclude Givi – e rendi davvero, davvero felici le persone che ami».