Cultura

Perché i francesi ci stanno sul c….?

22
Giugno 2023
Di Marco Cossu

L’antipatia è una scienza da bar che studia la capacità di repulsione tra due o più entità. Mette a rapporto i più disperati fattori abbinandoli in modo sommario. Stereotipi, pregiudizi, elementi storici e metastorici, sensazioni, travasi di bile, frustrazioni, senso di superiorità ed elementi biologici – odori, suoni, tratti fisici ecc.. – partecipano con pari dignità alla costruzione del patibolo. L’antipatico è una persona, è un politico, è un popolo, è uno stato. L’antipatia è l’unica scienza esatta che non ha bisogno di elementi razionali, per questo l’antipatico non ha né giudice né appello. Antipatici lo si può essere ad una persona, a molte o a tutti. Contro l’antipatico si generano e si compattano gruppi sociali, si fanno campagne e si vincono elezioni, si armano gli eserciti e si fanno le guerre. È un’operazione difficile, difficilissima indagare sulle cause di un’antipatia, considerato che ad attizzarla potrebbe essere un semplice e rapido battito di ciglia. Nei bar, diciamo che agli italiani stiano antipatici i francesi, lo diamo per assodato. A parte qualche ricerca sugli indici di apprezzamento in termini di positivo o negativo, non c’è nulla che rilevi quanto invece ci stiano effettivamente antipatici i francesi. È un male perché «le nostre antipatie ci precedono» ed influiscono su tante cose. Ma perché ci dovrebbero stare antipatici i francesi? 

Si dice per un presunto senso di superiorità nei nostri confronti, partner sì, ma non troppo alla pari. Tradotto in termini storico-politici i francesi – ci sembra – hanno in più fasi considerato l’Italia una terra di conquista, fosse per rivendicare diritti di successione, perché attratti dalle ricchezze della Penisola. Compatti loro – statualmente, politicamente, culturalmente e linguisticamente – e frammentati noi, al di là dei motivi, i francesi hanno sempre trovato sponda per le loro ambizioni nelle divisioni degli italiani e un partito francese pronto ad accoglierli per fascinazione, vantaggio o calcolo. Fu così per Carlo VIII che nel 1492, incoraggiato da Ludovico Sforza, diede il via a una lunga fase di instabilità, definita da Machiavelli quella delle “guerre orrende”. Un dato, la sifilide che colpì le truppe francesi a Napoli, venne battezzata come “male francese”. Sarà così per Napoleone. Ugo Foscolo lo trovò simpatico ai suoi esordi per poi sentirsi tradito successivamente. Fatto sta che gli eserciti francesi, come è solito in contesto di guerra, saccheggiarono e trafugarono ricchezze e opere d’arte. Ed è proprio l’arte uno stigma. La vulgata reclama l’italianità della Gioconda, attrazione più celebre del Louvre di Parigi, museo che fattura più dei nostri. 

Antipatici i francesi ci stanno anche per le ambizioni geopolitiche contrastanti alle nostre, nel Mediterraneo, verso l’Africa, nel capitolo libico, con la deposizione di Gheddafi, regime change sperato da Sarkozy che tanto antipatico è stato alla diplomazia, all’industria e alla politica italiana per aver spezzato, facendola saltare in aria, quel rapporto privilegiato con l’ex colonia italiana. Antipatico è Macron, alla Meloni e a tanti altri, per aver siglato con il precedente governo accordi svantaggiosi, per le dispute sui migranti, per la Conventio ad excludendum con i tedeschi, per essere, in sostanza, francese. Antipatici, per i tentativi di acquisto di asset strategici in momenti di difficoltà. E poi antipatici per tante altre cose importantissime: lo sport – testata di Zizou a Materazzi (ma vendetta fu più dolce) – il vino, la cucina – raffinata la loro, saporita la nostra – i formaggi, il pane, per la loro lingua impermeabile e i nostri anglicismi. Antipatici per il loro dirigismo economico, per la stabilità del sistema politico, per il protagonismo internazionale, per le loro repubbliche scandite dalle costituzioni e non dai governi, per i loro treni più veloci, per il nucleare, per le adunate rivoluzionarie in piazza quando qualcosa intacca i loro diritti, per la monoliticità della loro classe dirigente che ha studiato tutta insieme e la pensa allo stesso modo. Per il sentimento di grandeur. Ci stanno antipatici. Lo gridiamo nelle piazze, nei bar, nei vertici internazionali. Ci stanno così antipatici, a noi che abbiamo fatto dell’anarchia un asset al punto da farne Stato poi regime. Ce ne dispiacciamo spesso. Ma quanto siamo simpatici. 

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