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Usa: midterm, l’onda blu è una marea, Trump perde Camera e Senato
Di Giampiero Gramaglia
Due anni dopo, gli elettori americani ci hanno ripensato: bocciano Donald Trump e i repubblicani; e promuovono i democratici che, nel voto di midterm, conquistano la maggioranza alla Camera – era largamente previsto – e al Senato – non era affatto scontato -. Questa volta, i sondaggi sbagliano perché sopravvalutano il magnate presidente e sottovalutano lo scontento popolare per gli effetti delle sue scelte, la guerra all’Iran e i dazi, il caro benzina e il caro vita che ne sono conseguiti. Non era mai successo che la benzina costasse così tanto negli Usa in un giorno di elezioni.
Al Senato, i democratici, che avevano 47 seggi, si ritrovano con 55/56 seggi – spogli e verifiche sono ancora in corso -. Alla Camera, superano i 250 seggi su 435. Quella che all’inizio pareva un’onda blu – blu è il colore dei progressisti – diventa con il passare delle ore una marea blu. Candidati democratici diventato senatori in Texas – non accadeva dagli Anni Ottanta – e in Kansas – non succedeva da 94 anni -.
La botta è talmente forte che il presidente Trump ne resta sconcertato: cancella tutti gli impegni sull’agenda per oggi; pubblica post contraddittori e rilascia interviste a raffica, disseminando messaggi fra di loro discordanti. Si mostra conciliante e disponibile al compromesso, poi ribadisce di essere pronto a porre raffiche di veti sulle iniziative democratiche. E sull’Iran, parla di negoziati senza escludere una ripresa dei bombardamenti.
Nella notte delle elezioni, i risultati arrivano più spediti del solito e sono univoci: i democratici vincono largo dove sono favoriti e sono competitivi anche là dove non dovrebbero esserlo; e invece i repubblicani non vincono nessuna delle corse in bilico e faticano a imporsi là dove sono favoriti.
Fra i democratici, in evidenza il senatore della Georgia Ion Ossoff, soprannominato l’Obama bianco per la sua eloquenza, al secondo mandato; e i neo-senatori del Michiagn e del Texas Abdul el Yusef e James Talarico. Per motivi diversi, El Yusef e Talarico sono acerbi per la Casa Bianca; Ossoff, invece, è già pronto per la corsa alla nomination.
E sono pure pronti a scendere in campo i due governatori brillantemente confermati di Pennsylvania e Illinois. Nel campo repubblicano e alla Casa Bianca, invece, cercansi capri espiatori: Trump ne indica uno nel segretario alla Difesa Pete Hegseth, che lo avrebbe spinto alla guerra all’Iran – poi fa marcia indietro e ne tesse l’elogio -. Nei prossimi giorni, avremo gente che lascia l’Amministrazione per esaurimento – la capa dello staff Susie Wiles -, gente cacciata e gente che si defila per rifarsi una verginità ‘non trumpoiana’ (uno potrebbe essere il segretario di Stato Marco Rubio -. Chi non può smarcarsi troppo e il vice-presidente JD Vance, che rischia di restare prigioniero del suo ruolo.





