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Trump, colpi di coda (a vuoto) nella morsa delle elezioni

27
Ottobre 2026
Di Giampiero Gramaglia

Colpi di coda, per lo più a vuoto, del presidente Usa Donald Trump e della sua Amministrazione, nel mezzo di una serie di elezioni – Brasile e Serbia domenica, Israele oggi, midterm negli Usa martedì prossimo – che stanno ridisegnando l’influenza internazionale degli Stati Uniti e possono cambiare gli equilibri di potere nell’Unione e internazionali.

Questa mattina, i principali media Usa dedicano molta attenzione alle elezioni in Israele, ma ci sono ancora echi del voto in Brasile con la vittoria dell’anziano leader progressista Lula sul più giovane e ‘trumpianissimo’ Claudio Bolsonaro e, naturalmente, proiezioni verso il voto di midterm. Qui, fanno scalpore le polemiche fra i vescovi cattolici e la Casa Bianca e le vicissitudini giudiziarie della famiglia Comey – il padre James è l’ex capo dell’Fbi, inquisito più volte; la figlia Maurene è una pm federale di New York, ingiustamente licenziata -.

Sulle elezioni in Israele, il New York Times titola: “Due candidati –il premier Benjamin Netanyahu e lo sfidante Gadi Eisekot, ndr-, due Israele, un Paese in biblico… Il nazionalismo di estrema destra si misura con gli ideali dei Padri fondatori: il risultato di quello che si presenta come un referendum su Netanyahu potrebbe definire l’identità di Israele per gli anni a venire…”.

La Cnn considera quelle di oggi le “più importanti elezioni israeliane” da molti anni in qua e traccia un ritratto di Eisenkot, il principale rivale di Netanyahu, un ex capo di Stato Maggiore che ha perso un figlio in guerra nella Striscia di Gaza, punto di riferimento di una coalizione per ora poco coesa e i cui contorni andranno definiti in base ai risultati del voto. La tv ‘all news’ dedica, inoltre, spazio e polemiche all’immagine di TelAviv colpita da una bomba atomica generata dall’IA e cinicamente utilizzata dal premier in campagna.

Politico analizza, invece, l’impatto sugli alleati di Trump, in America latina e altrove, della vittoria di Lula in Brasile: nessuno leader ‘trumpiano’ è contento e, anzi, ciascuno comincia a interrogarsi sull’effetto ‘bacio della morte’ che il sostegno del magnate presidente può rappresentare – in Israele, il sostegno esplicito di Trump a Netanyahu non ha smosso in alcun modo i sondaggi -, Secondo Politico, Trump ha rapidamente lasciato cadere la richiesta di Bolsonaro di invalidare le elezioni perché un braccio di ferro con Lula “avrebbe minacciato la fragile distensione commerciale in atto fra Brasile e Stati Uniti”.

Axios resta in America latina, ma guarda al Venezuela, perché il segretario di Stato Marco Rubio avverte la leader dell’opposizione, e Nobel per la Pace 2025, Maria Corina Machado, appena rientrata in patria, che “le proteste di piazza non ridaranno al Paese la democrazia”: ennesima prova dell’allineamento d’interesse tra l’Amministrazione Trump e il regime venezuelano – oggi guidato dalla presidente ad interim Nancy Rodriguez, dopo il sequestro da parte degli Usa del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie -. Una verifica della legittimazione democratica del potere non è una priorità per gli Usa di Trump.

Sul fronte delle elezioni di midterm, la Fox, sotto il banner ‘Fede messa alla prova’, dà molto risalto alla  foto del presidente Trump in preghiera nello Studio Ovale con vescovi cattolici. I vescovi hanno poi protestato per l’uso propagandistico di quella immagine e si sono scusati con i loro fedeli spiegando che la strumentalizzazione elettorale del loro incontro non era stata concordata. Ne è nato un botta e risposta tra i vescovi e la Casa Bianca.

La Cnn mette, invece, in rilievo la sentenza di una corte d’appello federale, che respinge il tentativo dell’Amministrazione Trump di non tenere conto di 20 mila schede californiane spedite per posta perché c’è il sospetto che siano state spedite da elettori che non sono cittadini statunitensi.

Ovunque, c’è spazio per l’esordio in campagna elettorale dell’ex presidente Barack Obama, che ha duramente attaccato Trump parlando in Ohio, dove la corsa per il governatore è incertissima, come per i comizi di Trump, che ieri se l’è presa con il candidato senatore democratico del Michigan, Abdul El-Sayed, un musulmano, che ha accusato di essere “uno Jihadista”.

Il Washington Post si sofferma sulle vicissitudini della famiglia Comey, che nascono dal desiderio di rivalsa del presidente nei confronti di chi l’avrebbe tradito – James, quand’era direttore dell’Fbi – e di chi l’ha perseguito – Maurene, in quando procuratrice a New York -. Così, Trump ha imposto che il Dipartimento della Giustizia apra, per la terza volta, un procedimento contro Comey padre, nonostante un verdetto contrario di un grand jury, per presunti reati compiuti nel 2016 – procedura che appare a molti esperti una forzatura non costituzionale -. Quanto a Maurene, un giudice ha ieri stabilito che il sjuo licenziamento è stato illegale e che “contraddice quasi due secoli di sentenze della Corte Suprema”.