Economia

Fondo Italiano d’Investimento, piano 2026-2030: otto fondi e nuove risorse per le filiere strategiche

22
Ottobre 2026
Di Giampiero Cinelli

Fondo Italiano d’Investimento punta a rafforzare il mercato italiano del capitale privato attraverso il lancio di otto fondi, nuovi strumenti di finanziamento per le PMI e investimenti nelle filiere industriali strategiche. Sono gli obiettivi del Piano Strategico 2026-2030, illustrato in occasione dell’Annual General Meeting che si è svolto a Palazzo Colonna, a Roma.

Il piano prevede capital commitment per circa 5,5 miliardi di euro entro il 2030 e commissioni attese intorno ai 40 milioni di euro. Nel corso del 2026 sono già state avviate iniziative per circa 2 miliardi di euro, con l’obiettivo di sostenere la competitività delle imprese e ampliare le possibilità di accesso a capitali alternativi al credito bancario.

Lombardi: «Rendimenti di mercato e valore per il sistema economico»

«Con il Piano Strategico 2026-2030 tracciamo una nuova traiettoria di crescita per Fondo Italiano d’Investimento, con l’ambizione di consolidare il nostro ruolo di investitore di mercato e piattaforma catalitica per lo sviluppo del private capital italiano», ha dichiarato Domenico Lombardi, amministratore delegato di Fondo Italiano d’Investimento.

Al centro della strategia figurano due nuovi strumenti: il Fondo Filiere Strategiche, destinato a rafforzare l’integrazione e la competitività dei comparti industriali più rilevanti per l’economia nazionale, e il Fondo Flexible Capital, concepito per ampliare le soluzioni di capitale disponibili per accompagnare la crescita delle imprese.

Lombardi ha indicato come obiettivo la generazione di un «autentico doppio dividendo», capace di combinare rendimenti di mercato per gli investitori e benefici strutturali per l’economia italiana.

Dall’energia alla difesa: i settori al centro degli investimenti

Il Fondo Filiere Strategiche avrà un obiettivo di raccolta fino a 800 milioni di euro e concentrerà gli interventi su energia e transizione energetica, navalmeccanica e blue economy, aerospazio e difesa, oltre che sull’approvvigionamento di materie prime critiche.

Accanto a questo strumento opererà il Fondo Imprese, veicolo del Fondo nazionale del made in Italy, che mette a disposizione 600 milioni di euro per sostenere la crescita e il rilancio delle filiere produttive, con particolare attenzione alla transizione energetica, alla digitalizzazione e alle materie prime critiche.

Sul versante delle fonti di finanziamento alternative al sistema bancario, il FOF Private Debt Italia III presenta un target di 300 milioni di euro. Il FOF Impact II, con un obiettivo di 200 milioni, sarà invece dedicato a investimenti in grado di coniugare rendimenti di mercato e benefici sociali e ambientali misurabili.

La digitalizzazione rappresenterà inoltre una direttrice trasversale degli interventi del Fondo Italiano d’Investimento.

Goitini (BNL): «Il credito bancario in Italia non basta più»

La necessità di diversificare le fonti di finanziamento delle imprese è stata sottolineata anche da Elena Goitini, amministratrice delegata di BNL e responsabile BNP Paribas per l’Italia.

«Il credito bancario in Italia non basta più. Non perché ce n’è poco: al 90% delle richieste delle Pmi diciamo di sì. Ma non basta più perché il sistema è complesso. C’è necessità di nuove forme di investimento», ha dichiarato.

Goitini ha richiamato il divario tra il peso del private equity in Italia, pari secondo i dati da lei citati al 2% del PIL, e quello registrato all’estero, indicato al 10%.

Per la manager è necessario convincere gli imprenditori che l’apertura del capitale può favorire la crescita aziendale, sviluppando una maggiore complementarità tra credito bancario e strumenti alternativi di investimento.

Leonardo: la crescita della difesa passa anche dalla supply chain

Nel corso della tavola rotonda dedicata al rapporto tra private capital, PMI e filiere strategiche, Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, ha evidenziato le opportunità occupazionali offerte dai settori dello spazio e della difesa.

Secondo Mariani, i grandi programmi pluriennali favoriscono una crescita relativamente rapida dell’occupazione, grazie alla maggiore prevedibilità degli investimenti. Un ruolo importante è svolto anche dall’export.

L’amministratore delegato ha tuttavia richiamato l’attenzione sui limiti delle catene di fornitura. La supply chain, ha spiegato, costituisce da sempre l’ossatura dell’industria nazionale, sia nella produzione sia nell’ingegneria e nell’innovazione.

L’aumento delle esigenze produttive, anche nei comparti delle munizioni e degli altri sistemi legati alla difesa, ha messo in evidenza colli di bottiglia nelle filiere, che secondo Mariani non sono state sufficientemente sostenute in passato per prepararsi alla crescita attuale.

Sul ruolo degli investitori internazionali, Mariani ha inoltre affermato che «il capitale estero andrebbe gestito con cautela».

Fincantieri, Folgiero: dagli Stati Uniti ordine preliminare per materiali destinati a nuove navi

A margine dell’Annual General Meeting, Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri, ha riferito di un ordine preliminare ricevuto dal governo statunitense per l’acquisto di materiali critici destinati a una nuova classe di navi denominata LSM, Landing Ships.

Folgiero ha spiegato che Fincantieri si attende a breve la trasformazione dell’ordine relativo ai materiali in un ordine per la costruzione delle unità navali.

Il numero delle navi non è ancora stato definito: secondo l’amministratore delegato, è in fase di valutazione da parte dell’amministrazione statunitense e riguarderà diverse unità.