Politica
Spreco, oltre 10 miliardi recuperati. La legge Gadda guarda ora alla Manovra
Di Beatrice Telesio di Toritto
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Per un’impresa, donare un prodotto invenduto ha un costo. Servono trasporti, spazi e un’organizzazione capace di far arrivare quel bene a chi ne ha bisogno. Quando questi passaggi diventano troppo onerosi, smaltire può risultare più semplice che recuperare. È su questo squilibrio che è intervenuta la legge Gadda, costruendo un sistema di semplificazioni e incentivi per trasformare le eccedenze in risorse. Dieci anni dopo, i risultati misurano gli effetti di questa scelta.
I dati della ricerca di Fondazione Valore e Fondazione Terzjus, sostenuta da Fondazione Cariplo, stimano in circa 10,3 miliardi di euro il valore dei beni recuperati e donati nel decennio. Il comparto alimentare, tra industria e distribuzione, ha contribuito con 3,7 milioni di tonnellate di prodotti, per quasi 10 miliardi; quello farmaceutico con 40 milioni di confezioni, per 423 milioni. Una stima ancora prudenziale, perché non comprende pienamente le donazioni provenienti da agricoltura, pesca, pubblici esercizi e somministrazione, né quelle di beni diversi da cibo e medicinali.
È da questi risultati che è partito il confronto di martedì 6 ottobre nella Sala della Regina di Montecitorio, durante il convegno «Dieci anni che non si sprecano», dedicato al futuro della legge 166 del 2016. «La legge 166 non ha creato il fenomeno, l’ha riconosciuto», ha ricordato Maria Chiara Gadda, prima firmataria della norma e vicepresidente della commissione Agricoltura della Camera. Il passaggio è stato dare regole più chiare a esperienze già presenti e rendere le donazioni un’attività continuativa. Per le imprese, gli effetti possono andare oltre il recupero dell’invenduto: «Chi fa donazione in modo strutturato impara a misurare, a tracciare». Conoscere le eccedenze permette di migliorare processi produttivi e magazzini, riducendo i surplus prima che si formino.
Il sistema deve però fare i conti con la capacità di chi raccoglie e distribuisce. Dall’indagine nazionale emerge una rete in larga parte sostenuta dal volontariato: oltre la metà degli enti non ha dipendenti o collaboratori e più dell’81% riceve donazioni dalle imprese. Strutture spesso piccole devono quindi gestire attività complesse. Celle frigorifere, abbattitori, carburante e mezzi di trasporto sono condizioni necessarie per recuperare gli alimenti in sicurezza, ma rappresentano costi anche per le associazioni.
È qui che Gadda individua uno dei principali ostacoli da rimuovere. Aumentare la propensione delle aziende a donare serve se, dall’altra parte, esiste una rete in grado di ricevere e redistribuire. La proposta è sostenere logistica e attrezzature del Terzo settore, anche attraverso un credito d’imposta per chi mette a disposizione mezzi e servizi.
La prossima legge di Bilancio può aprire anche un altro capitolo. Gadda chiede di includere tra i beni donabili i farmaci per la salute mentale, richiamando l’esperienza di dieci anni di recupero farmaceutico avvenuto in sicurezza e trasparenza. Un emendamento che definisce «a costo zero» e sul quale invita maggioranza e opposizione a lavorare insieme. L’obiettivo è aggiornare la norma rispetto a bisogni che cambiano, in una società in cui le difficoltà economiche riguardano anche studenti e famiglie del ceto medio.
Il carattere trasversale della legge è stato richiamato anche dal vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, che l’ha indicata come un esempio di buona politica e di collaborazione tra schieramenti. «Trasformare l’eccedenza da spreco in risorsa è un dovere morale», ha sottolineato. In chiusura dell’iniziativa ha lanciato una proposta: ogni partito indichi un esperto per un gruppo di lavoro comune, che valuti come fare di più e meglio e permetta di arrivare alla prossima legislatura con interventi concreti già pronti da attuare.
Il bilancio del decennio mostra quanto possa valere un uso più efficiente delle risorse già prodotte. Ora la partita è dare continuità a quel recupero: aggiornare le regole e sostenere chi dona e distribuisce, perché il potenziale delle eccedenze trovi una risposta concreta nei bisogni delle persone.





