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Trump sanziona il Nobel per la Pace e leva le sanzioni a Putin

10
Ottobre 2026
Di Giampiero Gramaglia

Donald Trump mette le sanzioni al Nobel per la Pace e alle istituzioni che rappresenta e le leva, invece, alla Russia che invade l’Ucraina: nel Mondo alla rovescia del magnate presidente, i buoni sono puniti e i cattivi premiati. L’accordo annunciato eri sera dal presidente Usa Donald Trump, dopo una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin, per l’acquisto di diesel russo da parte degli Stati Uniti strappa la scena mediatica alle scomposte reazioni statunitensi e israeliane dopo l’assegnazione del Nobel per la Pace alla giurista sudafricana Navi Pillay, della Corte di Giustizia internazionale.

Sui media internazionali, ci sono – ovunque in risalto – gli echi critici della decisione del Pentagono di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione per fucilazione di un militare terrorista condannato a morte. Ci sono le denunce dell’iniziative del Vaticano e della Chiesa cattolica statunitense, dell’Onu – “una tortura” – e dell’Ue – “una barbarie” -.

I media Usa riferiscono i commenti del presidente Trump, che prima avalla l’esecuzione pubblica, poi ne smorza l’attesa – “Vedremo”, dice -, e del vice-presidente, il cattolico JD Vance, che manifesta dubbi sull’evento e che comunque esclude di seguire l’esecuzione di Nidal Malik Hassan, il maggiore dell’Esercito, psichiatra, musulmano radicalizzato, che nel 2009 uccise 13 commilitoni e ne ferì 32 alla base di Fort Hood in Texas..

L’Ap e molti altri media osservano che l’esecuzione pubblica allinea gli Stati Uniti ai pochi altri Paesi al Mondo che ne praticano. Fra di essi, Cina, Iran e Arabia saudita, nessuno dei quali è, però, una vera democrazia e nessuno dei quali rispetta i diritti umani.

Ucraina: l’accordo sul diesel tra Trump e Putin tradisce le attese di Zelensky
Ma veniamo al diesel russo acquistato dagli Stati Uniti: l’annuncio, fatto mentre in Florida c’erano colloqui tra emissari ucraini e i negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner, è percepito dall’Ucraina come una sorta di tradimento. Witkoff e Kushner, la prossima settimana, potrebbero recarsi sia a Mosca che a Kiev.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky constata che l’acquisto di diesel russo da parte Usa fornirà a Mosca ulteriori entrate per continuare l’aggressione al suo Paese ed esprime il sospetto che le trattative in Florida siano state “una cortina fumogena” dietro cui Washington definiva l’intesa con Mosca. Trump usa toni entusiastici e predice una rapida discesa dei costi energetici – la sua “assoluta priorità”, in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre -. La Tass definisce “positiva” la conversazione fra i due leader.

L’AP sottolinea “la stupefacente inversione di rotta americana” dopo anni di pressioni su Mosca nella guerra all’Ucraina, “pur di ottenere una riduzione dei costi del carburante alla pompa prima delle elezioni di midterm”. L’intesa tra Usa e Russia è in palese contraddizione con la linea dell’Ue e, fino a ieri, anche degli Usa di esercitare pressioni economiche su Mosca per indurla a desistere dall’invasione dell’Ucraina.

Vediamo come la notizia viene data dalla stampa internazionale. Il Washington Post titola: “Trump annuncia un accordo sul diesel con la Russia per abbassare il prezzo dei carburanti negli Usa”, dove il caro benzina e il caro diesel, innescati dalla guerra d’aggressione contro l’Iran voluta da Trump, è un tema forte della campagna elettorale per il voto di midterm del 3 novembre. Il WP commenta: “La quantità di diesel oggetto dell’intesa – cinque milioni di tonnellate “a breve termine”, ndr – è piccola rispetto alla domanda statunitense e mondiale, ma l’accordo vede Usa e Russia allineate contro gli attacchi ucraini alle raffinerie russe”.

Proprio questo elemento è, per Axios, la chiave dell’intesa tra Trump e Putin: citando una fonte dell’Amministrazione, il sito dice che l’accordo è maturata perché Zelensky ha ignorato le richieste di Trump di una ‘tregua delle raffinerie’, cioè di cessare gli attacchi sulle raffinerie di petrolio russe per contribuire a contenere i costi dei carburanti. Si tratterebbe, insomma, di una ripicca.

Il New York Times titola: “Trump dice che importerà diesel dalla Russia contro il caro energia… Mosca potrà vendere agli Usa e ad altri milioni di tonnellate di diesel nei prossimi mesi, quantità, però, modeste rispetto alla domanda globale”. In un commento, il WP osserva che Trump “le tenta tutte, pur di fare scendere in extremis i prezzi alla pompa”: tutte meno l’unica cosa sensata e immediatamente efficace, levare il blocco ai porti iraniani e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Molto critico Le Monde: “Trump e Putin fanno un accordo sul diesel, con grave danno dell’Ucraina e dei suoi alleati”, cioè, fra gli altri, gli europei, “costernati” – secondo il giornale – dall’annuncio. L’intesa sarà in vigore per sei mesi, fino all’aprile 2027. E, a giudizio degli analisti, avrà un impatto “modesto” sui prezzi mondiali, ma per contro contribuirà a finanziare lo sforzo bellico russo.

Nobel: il premio alla giurista sud-africana uno schiaffo a Trump e Netanyahu
L’attribuzione del Nobel per la pace alla giurista sudafricana di origine indiana Navy Pillar ottiene ampi consensi in tutto il Mondo da difensori dei diritti umani e del diritto internazionale, ma viene accolta con aspre critiche negli Usa e in Israele. Il premio è stato dato a Pillar “per il suo contributo a rafforzare le istituzioni del diritto internazionali” e per avere mostrato che “misure legali possono aiutare a prevenire atti di guerra e violenze”.

Pillar è stata a capo dell’Agenzia dell’Onu per i diritti umani ed è una giudice della Corte penale internazionale: è stata lei a presiedere la commissione che decretò “genocidio” i massacri compiuti da Israele nella Striscia di Gaza, aprendo la via al mandato di cattura internazionale emesso contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa …, oltre che contro i leader di Hamas per gli attacchi terroristici del 7 ottobre 2027.

La replica statunitense all’assegnazione del Nobel a Pillar è stata l’imposizione alla Corte di nuove pesanti sanzioni, con l’obiettivo, già dichiarato da Trump all’Onu, di smantellarla. Usa e Israele, ma anche Cina, Russia, Iran e altri Paesi, non riconoscono la Corte, a sostegno della quale sono invece scesi in campo tutti gli altri Paesi del G7 e diversi altri Paesi occidentali.

Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha annunciato: “Vieteremo le transazioni con questa Corte fuorilegge, privandola delle risorse e paralizzandone le capacità operative”. Più sgangherate ancora le reazioni israeliane: il ministero degli Esteri ha scritto sul suo sito: “Assegnare il Nobel a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele… Il Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI Secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’Inferno”.

Fino all’altro ieri, il magnate presidente degli Stati Uniti non aveva fatto mistero di ritenersi degno del premio e che una scelta diversa avrebbe gettato grave discredito sulla commissione che l’attribuisce a Oslo.

Nel 2025, la commissione non l’aveva premiato, ma aveva scelto una figura a lui vicina, la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado, che andò poi alla Casa Bianca a consegnarli la sua medaglia – salvo vedersi poi ‘scaricata’ quando, dopo il sequestro del presidente venezuelano Nicolas Maduro, Trump ha ‘inciuciato’ con la presidente ad interim Nancy Rodriguez, il petrolio agli Usa e niente elezioni -.