Cultura
Internati Militari Italiani, il coraggio del rifiuto: a Montecitorio memoria e nuove generazioni
Di Beatrice Telesio di Toritto
Una scelta compiuta più di ottant’anni fa, ma che continua a interrogare il presente: dire no. A Palazzo Montecitorio istituzioni, storici e studenti hanno ricordato gli Internati Militari Italiani, i militari che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 rifiutarono di collaborare con la Germania nazista e con la Repubblica Sociale Italiana, pagando quella decisione con la deportazione, il lavoro coatto e, per molti, con la vita.
La cerimonia, ospitata nella Sala della Regina alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha celebrato la seconda Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Istituita con la legge n. 6 del 13 gennaio 2025, la ricorrenza cade il 20 settembre, data in cui nel 1943 Hitler modificò lo status dei militari italiani catturati dopo l’armistizio da prigionieri di guerra a internati militari.
Oltre 650 mila furono gli italiani internati nei lager del Terzo Reich e circa 50 mila non fecero ritorno. Una vicenda rimasta a lungo ai margini del racconto pubblico e che oggi le istituzioni cercano di riportare al centro della memoria nazionale. «Per quasi ottant’anni la loro memoria è stata dispersa e poco considerata», ha spiegato il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, promotore della proposta di legge che ha portato all’istituzione della Giornata. «Grazie a una legge votata all’unanimità è stata istituita la giornata degli IMI, che il Presidente della Repubblica già per il secondo anno ha inteso onorare con la sua presenza». I numeri indicati trovano riscontro nella documentazione dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari.
Un richiamo alla necessità di recuperare questa pagina di storia è arrivato anche dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha definito la cerimonia un’occasione per restituire dignità a una vicenda rimasta «per troppo tempo ai margini» del racconto storico.
Ma il filo conduttore dell’iniziativa è stato soprattutto il rapporto tra memoria e nuove generazioni. Alla cerimonia hanno partecipato gli studenti dell’Istituto tecnico industriale statale «Enrico Fermi» di Roma, con la presentazione del progetto dedicato alla ricostruzione di «Radio Caterina», una radio realizzata clandestinamente dagli internati. «È fondamentale il ruolo di un’educazione civica che deve tramandare e ricordare», ha sottolineato Mulè, ricordando anche il lavoro svolto dalle associazioni nelle scuole.
Sul valore dell’esempio lasciato dagli IMI è intervenuto anche il tenente colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare. «La storia non va mai dimenticata. Il coraggio di coloro che si sono sacrificati per il nostro Paese e per la nostra libertà merita di essere ricordato nel modo giusto». Una memoria che, secondo Paglia, deve passare soprattutto attraverso i giovani: «Hanno bisogno di valori e di esempi. È attraverso di loro che possiamo tenere viva questa storia».
La giornata ha utilizzato anche cinema, documenti e testimonianze per riportare quella vicenda fuori dai soli libri di storia. In anteprima è stato presentato il documentario «Baracke 13. IMI: il rifiuto di porsi al servizio degli invasori», curato dall’Istituto italiano di cultura di Berlino; Cesare Bocci ha letto pagine tratte da scritti e diari degli internati ed è stato proiettato il trailer del film tv «Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano».
Un racconto costruito attraverso linguaggi diversi, con un obiettivo comune: fare del ricordo degli Internati Militari Italiani non soltanto una commemorazione, ma uno strumento per comprendere cosa possa significare, anche nelle condizioni più estreme, assumersi la responsabilità di una scelta.




