Economia

ANIE, l’industria guarda oltre il PNRR: «Il dopo non può essere un ritorno al prima»

21
Settembre 2026
Di Giuliana Mastri

Il PNRR ha sostenuto gli investimenti e accelerato la crescita di alcuni comparti strategici dell’industria italiana. Con l’avvicinarsi della conclusione del Piano, però, per le imprese si apre il problema di evitare una brusca interruzione della domanda e trasformare gli interventi degli ultimi anni in una politica industriale capace di durare nel tempo. È il tema al centro dell’Assemblea Pubblica 2026 di ANIE Confindustria, organizzata a Milano con il titolo «Quale crescita dopo il PNRR?».

I numeri illustrati durante l’evento mostrano la rilevanza assunta dal Piano per i settori rappresentati dalla Federazione. Le quattro filiere strategiche abilitate dalle tecnologie ANIE – Energia, Building, Industria e Infrastrutture – generano complessivamente 930 miliardi di euro di fatturato e hanno intercettato il 22% dei progetti del PNRR, corrispondenti al 63% del valore complessivo dei finanziamenti stanziati. Le risorse si sono concentrate per il 49% su infrastrutture e trasporti, per il 33% sull’edilizia, per il 10% sull’energia e per l’8% sull’industria.

Lo studio «L’eredità del PNRR: impatti e prospettive per i settori ANIE» attribuisce ai 194 miliardi di euro del Next Generation EU anche un ruolo nel consentire all’economia italiana di evitare la recessione nel 2024.

Il comparto ANIE ha intanto continuato a crescere. Nel 2025 il fatturato ha superato i 118 miliardi di euro, mentre nel primo semestre del 2026 l’incremento tendenziale è stato del 9%, contro il 3% registrato mediamente dal manifatturiero. A sostenere i risultati ha contribuito anche la maggiore proiezione internazionale: le esportazioni sono aumentate di oltre il 10% in Nord America, Medio Oriente e Nord Africa, accompagnando una progressiva diversificazione rispetto al mercato europeo.

Quattro imprese su cinque coinvolte nel PNRR

Il rapporto con il PNRR emerge con ancora maggiore evidenza dal sondaggio realizzato su circa 200 aziende associate, rappresentative del 35% del fatturato di riferimento. L’80% ha partecipato a progetti o gare collegati al Piano e il 60% è stato coinvolto in più di cinque iniziative. Nel 61% dei casi le imprese hanno operato come fornitori o subfornitori.

L’effetto sui bilanci è stato rilevante: per il 54% delle aziende le commesse legate al PNRR hanno generato più del 10% del fatturato realizzato nel biennio 2024-2025. Per quasi un’impresa su tre l’incidenza ha superato il 20%.

Circa il 20% degli associati ha invece avuto accesso direttamente alle risorse finanziarie. I fondi sono stati impiegati soprattutto nell’efficienza energetica e nella sostenibilità, indicate dal 69% delle imprese, ma anche nell’assunzione di personale, con il 53%, e nello sviluppo di nuove competenze, con il 52%.

È proprio questa esposizione a spiegare le preoccupazioni per ciò che accadrà una volta terminato il Piano: il 79% delle aziende intervistate si dichiara molto o abbastanza allarmato per gli effetti della fine del PNRR sugli investimenti in assenza di nuovi programmi di sostegno.

«Il PNRR ha rappresentato una stagione straordinaria di investimenti e ha accelerato processi che non possono fermarsi con la conclusione del Piano. L’esperienza degli ultimi anni ha mostrato che, quando la domanda viene accompagnata da una prospettiva chiara e da condizioni favorevoli, il sistema industriale è in grado di reagire e crescere. Ora dobbiamo proseguire su questa strada, evitando che venga meno la domanda generata dagli interventi del Piano», ha affermato il presidente di Federazione ANIE Vincenzo de Martino.

Il nodo della produttività

Gli investimenti hanno prodotto risultati anche sul piano infrastrutturale. L’analisi presentata all’Assemblea segnala una crescita del 32% nella diffusione della fibra ottica, un aumento del 66% nel risparmio di energia primaria e un’estensione del 25% della rete ferroviaria ad alta velocità.

Rimane però il problema strutturale della produttività italiana. Dal 1995 l’incremento è stato appena del 6%, a fronte del 39% registrato mediamente nell’Unione europea a 27.

Per il sistema ANIE, la politica industriale successiva al PNRR dovrà quindi concentrarsi innanzitutto sulla transizione energetica, indicata come priorità dal 50% delle imprese e considerata non soltanto una questione ambientale, ma una leva di competitività. Il 48% chiede di potenziare le infrastrutture tecnologiche e il 38% individua nella semplificazione normativa uno degli interventi prioritari. Seguono ricerca, innovazione e digitalizzazione, indicate dal 29%, e l’attrazione degli investimenti industriali, con il 28%.

Il tema è strettamente collegato alla capacità di mobilitare capitali privati. Secondo le stime di TEHA, il 78% del fabbisogno europeo necessario per finanziare le transizioni verde e digitale dovrà infatti arrivare dal settore privato.

Perché gli investimenti possano concretizzarsi, le aziende chiedono però di intervenire sulle criticità già incontrate nell’attuazione del PNRR. Il 52% indica come principale ostacolo l’eccesso di burocrazia, seguito dalla carenza di personale qualificato, segnalata dal 32%, e dai tempi delle autorizzazioni, indicati dal 31%.

Programmazione e competenze per il dopo PNRR

Dalle imprese arriva anche una richiesta di maggiore prevedibilità delle politiche pubbliche. Il 60% auspica una programmazione pluriennale delle risorse, mentre il 49% indica la necessità di accelerare l’attuazione degli interventi e un’analoga quota chiede la definizione di obiettivi misurabili.

A questo si affianca la necessità di rafforzare il capitale umano attraverso formazione tecnica, ITS e università, così da accompagnare l’introduzione delle nuove tecnologie e sostenere la capacità dell’industria italiana di svilupparle direttamente.

«L’Italia non deve soltanto utilizzare tecnologia. Deve continuare a progettarla e a produrla, rafforzando le filiere strategiche e la collaborazione tra imprese, ricerca e università», ha sottolineato de Martino.

All’Assemblea, moderata dal vicedirettore de il Giornale Nicola Porro, hanno partecipato, tra gli altri, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini in video collegamento. Il quale ha affermato: «Stiamo cominciando a dire di poter mettere a segno una proposta che faremo in 10 punti, visto che siamo ormai in campagna elettorale – ha aggiunto – . Quello che noi stiamo dicendo è di cercare di fare in modo che ci possa essere un nuovo piano di rilancio in Italia, e abbiamo anche spiegato come, perché io credo che sia importante in questo momento continuare con gli investimenti soprattutto sulle infrastrutture, sulla crescita, sulla scuola. Noi sappiamo che ci sono oltre 1500 miliardi delle famiglie che non sono investiti e oltre 240 miliardi di fondi pensione e che in questo momento il 70% vanno fuori dall’Europa come investimenti. Quindi dobbiamo cercare di essere attrattivi e invece di non essere investiti questi fondi bisogna pensare di fare un grande progetto, con cui per i prossimi tre anni possiamo rigarantire come una continuità del PNRR». Allargando lo sguardo Orsini ha concluso: «Oggi noi vogliamo un’Europa che funziona, però l’Europa non fa i propri compiti. Non abbiamo un mercato unico dell’energia quando il costo dell’energia oggi è fuori controllo. Oggi non si aprono politiche industriali europee dove c’è una visione rapida delle risposte, visto che da una parte abbiamo Trump che con un click cambia le politiche mondiali e dall’altra parte abbiamo la Cina che non sappiamo cosa fa ma comunque reagisce in maniera molto forte. Io in tutti i tavoli sul Mercosur in cui sono stato in missione nella settimana scorsa ho sentito parlare degli Stati Uniti, della Cina e mai dell’Europa».