Politica

Ilva, oggi in Cdm il piano per gli esuberi: 5mila lavoratori coinvolti e nodo sulla sospensiva

16
Settembre 2026
Di Giampiero Cinelli

Il governo prepara il paracadute per i lavoratori dell’Ilva e per una parte dell’indotto, mentre si allontana l’ipotesi di una sospensiva capace di mantenere temporaneamente in attività un solo altoforno. Il piano sugli esuberi dovrebbe arrivare oggi in Consiglio dei ministri, dopo un confronto con i sindacati a Palazzo Chigi, mentre sul futuro dello stabilimento di Taranto continua a pesare il nodo ambientale.

La misura allo studio punta a tutelare i dipendenti dell’ex Ilva, compresa una quota significativa dei lavoratori dell’indotto che non possono accedere alla cassa integrazione. Dopo la decisione sullo spegnimento degli altoforni, le aziende dell’indotto hanno infatti avviato le procedure di licenziamento: 2.500 lettere sono state inviate dalle imprese aderenti ad Aigi, alle quali potrebbero aggiungersi presto quelle destinate ai lavoratori di altre società che operano intorno allo stabilimento di Taranto.

Per quanto riguarda i circa 5mila lavoratori diretti interessati dalla chiusura dell’area a caldo disposta dalla Corte d’Appello di Milano, è prevista una garanzia ponte attraverso gli ammortizzatori straordinari almeno fino alla vendita dell’azienda, che dovrebbe avvenire dopo l’accoglimento delle offerte atteso entro il 15 ottobre. Nell’aria c’è anche una possibile richiesta di proroga da parte degli acciaieri.

Al momento sono inoltre circa 4.500 le persone in cassa integrazione nello stabilimento. Si tratta di ore autorizzate fino alla fine di febbraio. Da oggi dovrebbe aggiungersi un’altra nutrita platea di dipendenti, che potrebbe arrivare a 8-10mila persone, a seconda di quanti saranno anche gli incentivi all’esodo.

Si allontana l’ipotesi di mantenere acceso un altoforno

Sul piano industriale, la possibilità di tenere temporaneamente in funzione un solo altoforno appare invece sempre più remota. L’ipotesi ruotava attorno al salvataggio, in extremis, di una parte dell’area a caldo attraverso una sospensiva ad hoc della decisione del tribunale di chiudere gli altoforni.

La strada era stata sostenuta anche da alcuni sindacati e rafforzata dal fatto che a Taranto sono state rinviate a domani le manovre di spegnimento degli altoforni. Una soluzione che avrebbe consentito di mantenere operativo un impianto fino alla vendita dell’azienda, nella prospettiva che un eventuale soggetto privato potesse poi rilanciarlo.

Questa ipotesi, tuttavia, si scontra con le prescrizioni ambientali. Secondo quanto riferito da una fonte citata nell’articolo, sarebbe stato necessario soddisfare contemporaneamente le due prescrizioni previste dal tribunale sui livelli di polveri sottili. Un passaggio ritenuto tecnicamente impossibile entro il 26 ottobre, termine stabilito per la chiusura dell’area a caldo. È su questo punto che la possibilità della sospensiva sembra quindi perdere consistenza.

Il confronto con i sindacati e le misure per l’indotto

Il futuro occupazionale dell’Ilva resta così legato soprattutto alle misure che il governo dovrebbe definire nelle prossime ore. Il progetto è atteso oggi pomeriggio alle 16.30 in Consiglio dei ministri, mentre le richieste dei sindacati riguardano in particolare la protezione dei metalmeccanici dell’indotto.

Nel piano unitario presentato a Palazzo Chigi da Fim, Fiom e Uilm viene chiesto di «misurare straordinari e gestire la transizione», attraverso un ammortizzatore ad hoc per i lavoratori diretti e dell’indotto, affinché sia assicurato ogni mese un trattamento economico effettivo pari ad almeno l’80% della retribuzione.

Le organizzazioni sindacali chiedono inoltre percorsi di accompagnamento al diritto alla pensione e il riconoscimento delle inidoneità. Il confronto si sposta quindi sulle garanzie occupazionali e sociali da assicurare durante una transizione che, con l’ipotesi della sospensiva sempre più lontana, rischia di coinvolgere una platea molto ampia di lavoratori.