Economia

Petrolio e gas in rialzo con l’escalation in Medio Oriente: Brent a 107 dollari, rinviato il vertice in Oman

14
Settembre 2026
Di Lorenzo Berna

Le nuove tensioni in Medio Oriente tornano a scuotere i mercati energetici. L’escalation nel Mar Rosso, i problemi alle infrastrutture saudite e il rinvio del vertice previsto in Oman tra l’Iran e i Paesi del Golfo spingono al rialzo petrolio e gas, mentre le Borse asiatiche chiudono in calo e quelle europee aprono contrastate.

Sul mercato petrolifero, il Wti con consegna a ottobre sale del 2,68% a 102,73 dollari al barile, mentre il Brent con consegna a novembre avanza del 2,59% a 107,32 dollari. Prosegue anche la corsa del gas europeo: ad Amsterdam le quotazioni guadagnano il 4,2%, raggiungendo 82,84 euro al megawattora e aggiornando i massimi dalla fine del 2022.

A pesare sulle quotazioni è soprattutto l’incertezza sulle forniture energetiche, dopo gli ultimi sviluppi che hanno interessato due passaggi strategici per i flussi di greggio, lo Stretto di Hormuz e quello di Bab el-Mandeb, oltre all’oleodotto saudita East-West.

Rinviato il vertice tra Iran e Paesi del Golfo

A Mascate era prevista una riunione tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e i suoi omologhi dei Paesi del Golfo. Sarebbe stato il primo incontro dall’inizio della guerra contro Teheran e avrebbe dovuto affrontare la questione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, dove le monarchie del Golfo continuano a chiedere che non vengano introdotti pedaggi.

L’Arabia Saudita aveva presentato emendamenti all’accordo tra Iran e Oman, preoccupata che l’intesa in via di definizione potesse produrre conseguenze durature sulle condizioni di passaggio attraverso lo stretto e penalizzare gli altri Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Gli sviluppi degli ultimi giorni hanno però modificato il quadro. Un attacco delle milizie irachene filoiraniane ha danneggiato l’oleodotto saudita East-West, mentre gli Houthi hanno conquistato il controllo del vitale stretto di Bab el-Mandeb, bloccando il traffico del greggio saudita. Il vertice di Mascate è stato così rinviato a data da destinarsi.

«È vero che l’Arabia Saudita ha chiesto di rinviare questo incontro», ha confermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, negando tuttavia che la decisione sia legata alla «questione yemenita».

East-West, riparazioni per diverse settimane

Particolarmente delicata è la situazione dell’oleodotto East-West. Secondo quanto riferito da un funzionario all’Associated Press, lo stop potrebbe protrarsi per diverse settimane a causa degli interventi necessari per riparare i danni.

L’infrastruttura attraversa l’Arabia Saudita per circa 1.200 chilometri ed è in grado di trasportare fino a 7 milioni di barili di petrolio al giorno. Il suo ruolo è strategico perché permette a Riyad di indirizzare le esportazioni verso il Mar Rosso, evitando lo Stretto di Hormuz nel Golfo Persico, dove gli attacchi iraniani hanno ostacolato il traffico marittimo.

L’oleodotto è stato chiuso giovedì in seguito a un attacco che l’Arabia Saudita ha attribuito a droni appartenenti a milizie irachene sostenute dall’Iran. Secondo dati riportati da Reuters e ripresi da diverse fonti d’informazione, l’interruzione potrebbe determinare una perdita equivalente al 4% dell’approvvigionamento petrolifero globale.

La situazione diventerebbe ancora più critica se Riyad non riuscisse a riattivare in tempi brevi il principale collegamento petrolifero verso il Mar Rosso. In quel caso, l’Arabia Saudita potrebbe essere costretta a trattenere parte delle scorte destinate all’esportazione, riducendo ulteriormente i flussi verso il mercato internazionale.