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Ucraina, attacchi e fermenti; Medio Oriente, stretta di Huthi e Iran sul petrolio

14
Settembre 2026
Di Giampiero Cinelli

Un drone russo colpisce la locomotiva di un treno ucraino a poca distanza dal confine polacco, mentre non lontano viaggia un convoglio con a bordo l’ex premier britannico Boris Johnson e diplomatici e funzionari europei: l’attacco, domenica, crea panico, ma non fa né vittime né feriti. Per tutta risposta, la Polonia, temendo uno sconfinamento di droni, fa levare in volo suoi caccia..

Il presidente ucraino Volodymyr Zeklensky propone di incontrare il presidente russo Vladimir Putin al G20 di Miami a dicembre. Ma il Cremlino frena: “Se desidera davvero incontrare Putin, Zeklensky può venire a Mosca”, replica alla Tass il portavoce del presidente Dmitry Peskov.

Dall’Irlanda, dov’era per in torneo di golf nel suo club di Doonberg e dove ha parlato ad alzo zero, il presidente Usa Donald Trump invita l’Ucraina a sospendere gli attacchi su raffinerie e su altre installazioni energetiche russe, perché – dice – la riduzione delle forniture russe di gas e petrolio “crea ulteriori tensioni sui mercati mondiali, danneggia l’economia globale fa salire i prezzi, che negli Stati Uniti, nel fine settimana, hanno superato in media i sei dollari al gallone di diesel.

Trump dice: “Il signor Zelensky deve fare una cosa, deve smettere di colpire le raffinerie di diesel in Russia”; e, ancora una volta, punta il dito sull’invaso invece che sull’invasore.

Le cronache ucraine sono state particolarmente dense nel fine settimane, senza che però gli equilibri del conflitto siano mutati e senza che la causa della pace abbia fatto progresso alcuno. Il Wall Street Journal scrive che “la Russia riesce a sfornare armi intelligenti più in fretta e in quantità maggiore degli Usa e dell’Ucraina: utilizzando componenti cinesi i tecnici russi producono armi a basso costo e battono sul tempo gli avversari ucraini”.

 Un’analisi sul Washington Post fa emergere che le modalità di combattimento scelte dall’Ucraina, con attacchi in profondità sul territorio russo, che, in questo momento, paiono darle un vantaggio,  non saranno sufficienti a vincere la guerra nel prossimo futuro, perché la Russia sta modificando ed adeguando la propria strategia.

Vero però che la propaganda russa ha accusato una battuta d’arresto in Svezia, perché, nonostante le azioni di disinformazione intraprese a favore del partito filo-russo dei Demcoratici svedesi, l’esito del voto vede una riduzione dei consensi per l’estrema destra, a vantaggio di socialdemocratici e moderati.

 Nonostante i fermenti europei, l’attenzione internazionale dei principali media Usa resta, però, concentrata su quanto avviene in Medio Oriente: “La crescente instabilità nell’area comprime – osserva il WSJ – le forniture globali di petrolio” e fa lievitare i prezzi. L’offensiva degli Huthi, milizia sciita filo-iraniana, nello Yemen mette sotto stress un secondo vitale corridoio dell’energia, lo stretto di Bab el-Mandeb, che dà accesso al Mar Rosso, dopo lo Stretto di Hormuz, che dà accesso al Golfo Persico: “Entrambi sono ora controllati dall’Iran e dai suoi alleati”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il New York Times, che rivela un retroscena iraniano, citando fonti del regime di Teheran. Il giornale racconta che gli oltranzisti iraniani hanno sabotato un’ipotesi d’accordo di pace con gli Stati Uniti, organizzando attacchi a navi nello Stretto di Hormuz e innescando una nuova fase di raid statunitensi. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian s’infuriò quando se ne rese conto – assicura il NYT -.

La Cnn spiega perché l’Arabia saudita ha poche opzioni nel conflitto con gli Huthi, soprattutto dopo che – abbastanza incomprensibilmente – il presidente Trump ha rifiutato l’aiuto chiesto a più riprese dal principe ereditario saudita Mohamed bin Salman. “Il regime saudita – scrive la Cnn – non vuole una guerra aperta, ma potrebbe esservi trascinato”. I colloqui in programma nell’Oman fra l’Iran e gli Stati del Golfo, assenti gli Usa, su come regolamentare la navigazione nello Stretto di Hormuz sono stati posposti.