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Cloud e intelligenza artificiale, l’UE alla prova della capacità di calcolo

15
Agosto 2026
Di Virginia Caimmi

L’Europa dovrà accelerare lo sviluppo delle proprie infrastrutture digitali se vuole sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale e rafforzare la propria resilienza tecnologica. È quanto emerge dal Cloud & AI Study, commissionato dalla Commissione europea nel 2024 per raccogliere dati sulle esigenze attuali e future dell’UE in materia di cloud e capacità di calcolo per l’AI. I risultati dello studio hanno contribuito al documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la valutazione d’impatto della proposta di Cloud and AI Development Act (CADA), adottata lo scorso 3 giugno.

L’analisi fotografa un ecosistema europeo alle prese con una domanda di capacità di calcolo destinata a crescere rapidamente nel prossimo decennio. Cloud, edge computing e data centre sono infatti infrastrutture sempre più decisive per addestrare, perfezionare ed eseguire i modelli di intelligenza artificiale. Secondo lo studio, gli investimenti sono in aumento, ma l’espansione dell’offerta potrebbe non riuscire a tenere il passo con la domanda entro il 2036. I numeri indicano la dimensione della sfida. Nel 2025 la domanda complessiva dei data center nell’UE ha raggiunto circa 15,3 GW, a fronte di un’offerta disponibile di circa 12,4 GW, con un divario vicino ai 3 GW. Nello scenario di base, il gap potrebbe salire a circa 14 GW nel 2030 e a 20 GW nel 2036. A frenare gli investimenti contribuiscono procedure autorizzative che in alcuni casi possono arrivare a 48 mesi, difficoltà di accesso alla rete elettrica, disponibilità di energia e acqua e costi iniziali elevati. Lo studio passa inoltre in rassegna gli ostacoli transfrontalieri alla fornitura di servizi cloud, le pratiche di lock-in lungo la catena tecnologica dell’AI, i rischi legati alle normative di Paesi terzi con effetti extraterritoriali, gli incentivi fiscali e finanziari e le iniziative per facilitare l’accesso ai capitali. Un’attenzione specifica è dedicata anche alle politiche pubbliche per favorire l’adozione di soluzioni open source. Accanto alla capacità infrastrutturale emerge un secondo nodo: la dipendenza dell’Europa da fornitori non europei. Gli hyperscaler extra-UE rappresentano circa il 72% del mercato cloud europeo, mentre la quota dei provider europei è scesa dal 27% nel 2017 al 13% nel 2022. Differenze nelle regole sugli appalti, nei requisiti di sicurezza e negli obblighi di conformità continuano inoltre a ostacolare la crescita transfrontaliera dei servizi.

Per rispondere a queste criticità, il rapporto mette a confronto uno scenario di base con diverse opzioni di intervento, dalla maggiore cooperazione tra Stati membri fino a misure legislative e finanziarie a livello nazionale ed europeo. Le alternative sono valutate attraverso un’analisi costi-benefici monetizzata e un’analisi multicriterio. Sul fronte della capacità, le misure legislative e finanziarie nazionali e un intervento più forte dell’UE risultano generalmente più efficaci rispetto alla sola cooperazione. Per favorire l’adozione di cloud e AI, lo scenario maggiormente sostenuto nel complesso prevede invece un quadro coordinato a livello europeo, con appalti congiunti, un Cloud and AI Marketplace, sostegno alle PMI e misure a favore dell’open source. La sfida, dunque, non consiste soltanto nel costruire nuovi data center. Per l’Europa significa anche creare le condizioni normative, finanziarie ed energetiche per aumentare la capacità di calcolo, ridurre frammentazione e dipendenze e costruire un ecosistema cloud e AI più competitivo e resiliente.