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Manovra, l’Italia punta sulla clausola Ue: fino a 14,4 miliardi per l’energia e 22 miliardi per la difesa
Di Giampiero Cinelli
L’Italia accelera sull’utilizzo della clausola di salvaguardia europea per finanziare gli investimenti in energia e difesa. Dopo il via libera del Parlamento, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato l’intenzione del Governo di chiedere a Bruxelles la possibilità di ricorrere a maggiori margini di deficit pari allo 0,6% del Pil per la sicurezza energetica e allo 0,9% per la difesa nel triennio. I primi progetti dovranno essere trasmessi alla Commissione europea entro la metà di agosto, così da anticipare i tempi della manovra 2026.
Per quanto riguarda l’energia, l’Italia intende utilizzare integralmente la quota disponibile della clausola, pari a circa 14,4 miliardi di euro. La spesa sarà però distribuita su due anni, poiché il limite europeo non consente di superare lo 0,3% del Pil annuo: gli interventi si concentreranno quindi soprattutto nel 2027 e nel 2028. Diversa la situazione per la difesa, dove il Governo punta a utilizzare fino a circa 22 miliardi di euro, con una parte rilevante delle risorse destinata al 2028.
L’impianto della strategia resta tuttavia legato a un elemento ancora irrisolto: la chiusura definitiva dei conti pubblici del 2025. I dati aggiornati saranno disponibili solo a fine settembre e saranno decisivi per chiarire il percorso dell’Italia nella procedura europea per deficit eccessivo. Secondo il ministro dell’Economia, le informazioni più recenti potrebbero consentire di rivedere il deficit dello scorso anno al di sotto del 3%, facilitando così il rientro nei parametri europei.
Le risorse destinate all’energia potranno finanziare esclusivamente interventi aggiuntivi finalizzati a rafforzare la sicurezza del sistema energetico europeo, favorire la transizione verde e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e dalle forniture esterne. Per la difesa, invece, potranno essere coperte sia spese correnti sia investimenti, con la possibilità di includere anche progetti già previsti dalla legislazione vigente attraverso una diversa programmazione temporale delle risorse.
Parallelamente resta aperto il dossier relativo al programma europeo Safe, dedicato al finanziamento della difesa comune. Per l’Italia la quota potenzialmente disponibile ammonta a circa 14,9 miliardi di euro, ma l’ipotesi più probabile è che Roma ricorra inizialmente solo ai circa 6 miliardi destinati ai progetti condivisi con altri Paesi dell’Unione. Sul piano finanziario, il Governo ritiene che i titoli emessi dall’Ue possano offrire rendimenti inferiori rispetto ai Btp, anche se il vantaggio effettivo dipenderà dalla struttura delle emissioni e dalla durata delle diverse tranche.





