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Pontida, Salvini annuncia il congresso straordinario: la sfida con i nordisti entra nel partito
Di Giampiero Cinelli
Il confronto interno alla Lega, emerso a Pontida attraverso cori, magliette e striscioni contrapposti, avrà presto una sede politica formale. Matteo Salvini ha chiuso il raduno annunciando la proposta di convocare un congresso straordinario nel mese di ottobre, portando così dentro gli organismi del partito lo scontro con l’area nordista. L’annuncio è arrivato al termine di una giornata nella quale le diverse anime del Carroccio avevano già mostrato sul pratone consistenza e riferimenti politici distinti.
«Non voglio divisioni, voglio unità, voglio serenità, determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega a Milano e proporrò di indire nel mese di ottobre un congresso straordinario per decidere insieme e poi marciare uniti e compatti», ha annunciato Salvini davanti a una platea stimata in 5-6mila militanti.
Il primo passaggio sarà dunque il Consiglio federale, chiamato anche a definire la natura dell’appuntamento di ottobre e a chiarire se il congresso sarà programmatico oppure elettivo. Nel primo caso, il confronto dovrebbe avvenire attraverso mozioni sottoposte ai delegati, con la possibilità per l’area critica di presentare un proprio documento e misurare così formalmente il peso delle differenti linee interne.
Sul tavolo c’è in particolare la richiesta avanzata dall’area nordista di rafforzare la struttura federale del partito. Nei giorni precedenti a Pontida i governatori avevano chiesto una modifica dello statuto in questa direzione, oltre alla possibilità di costituire un’Associazione del Nord. Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha inoltre rilanciato la richiesta di un allargamento della segreteria.
Salvini, dal palco, ha accompagnato l’apertura congressuale con un richiamo alla disciplina interna: «La prima voce fuori posto che danneggia migliaia di militanti dovrà spiegare perché fa un favore alla sinistra».
Sul pratone salviniani e nordisti mostrano i muscoli
La decisione di convocare il congresso arriva dopo una Pontida nella quale le divisioni sono diventate visibili persino nei colori scelti dai militanti. I sostenitori di Salvini hanno indossato soprattutto magliette azzurre con la scritta «Io sto con Matteo», vendute a 10 euro.
Cristina, arrivata da Limbiate, spiega: «Oggi è questa la maglietta da avere. Dovremmo indossarla tutti per dare al nostro segretario il senso di fiducia». E sintetizza: «Per noi la Lega è Matteo». Emanuele, da Milano, sostiene a sua volta che «Matteo può aver fatto degli sbagli, ma la Lega è una e lui è il segretario». Giulio Cesare Vavassori attribuisce invece le difficoltà a chi circonda il leader: «La colpa è dei cerchietti intorno a lui, nella Lega si è già visto…».
Dall’altra parte si è fatta vedere l’anima più legata alla tradizione nordista. Uno degli striscioni recitava «Vogliamo la secessione, non un ponte in meridione», mentre tra i militanti sono ricomparse magliette con la scritta «Lega Nord fino alla morte» e i vecchi fazzoletti da collo bianchi o rossi. Uno di questi è stato indossato anche dal presidente della Lombardia Attilio Fontana.
«Lo faccio solo per difendere il nostro territorio e la nostra Lombardia, nulla di più», ha affermato Fontana. Il governatore ha rivendicato anche la propria posizione federalista: «Mi hanno accusato di dire cose che non dovevo dire. Ma io ho difeso la Lombardia, il nostro popolo. Io sono federalista e continuerò a parlare».
Durante il suo intervento, dalla destra del palco sono partiti cori in favore di Salvini. A lanciarli anche il gruppo di Como, con lo striscione «Salvini avanti tutta» e le magliette «Leali sempre», indossate anche dalla ministra Alessandra Locatelli.
Romeo e Zaia, i riferimenti dell’area nordista
Il confronto è diventato ancora più evidente quando sul palco è salito Massimiliano Romeo, presidente dei senatori e segretario della Lega lombarda. Sono comparsi i tradizionali fumogeni verdi e lo striscione «Fontana, Romeo, Bergamo è con voi».
Al coro «Matteo, Matteo» ha risposto quello di «Romeo, Romeo», in una sovrapposizione che ha plasticamente rappresentato le due sensibilità presenti al raduno. Romeo ha chiesto una Lega più collegiale e ha ribadito che il federalismo non deve essere considerato un ritorno nostalgico al passato, ma una questione politica attuale.
Fabrizio Sala, segretario della Lega a Bergamo, ha rivendicato: «Pontida è identità e territorio e questo è il territorio con le sue identità». Dalla Brianza è arrivato invece lo striscione «Più Brianza, meno maranza».
Nello stesso fronte, pur con posizioni e toni differenti, si collocano Luca Zaia e il presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Zaia ha ricevuto una delle accoglienze più calorose della giornata. Introdotto dallo speaker Alessandro Morelli con la frase «Il Leone ha il suo Doge», è stato accolto da una platea nella quale c’era chi lo invocava come «segretario» e chi come «presidente della Repubblica», insieme ad alcuni «Buu». Una volta sceso dal palco, per l’ex governatore veneto sono continuate le richieste di selfie.
Da parte dell’altra componente del partito sono arrivati invece gli appelli all’unità e al sostegno del segretario, tra gli altri, dei ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli, del presidente della Camera Lorenzo Fontana e del vicesegretario Claudio Durigon.
Il congresso sposta la partita
È soprattutto l’annuncio finale di Salvini, dunque, a cambiare il significato politico della giornata. Le richieste dell’area nordista, finora espresse attraverso interventi pubblici e confronti tra dirigenti, potranno essere portate davanti ai delegati del partito. Sul pratone, dopo l’annuncio, diversi militanti hanno indicato proprio Romeo come possibile interprete di una «mozione del Nord».
La frattura attraversa anche il rapporto con la storia della Lega. Al raduno sono stati numerosi i richiami a Umberto Bossi. Calderoli ha però ricordato la scarsa partecipazione all’omaggio organizzato per l’anniversario della nascita del fondatore: «Mi arrabbio come una bestia perché è inutile applaudire qui Bossi e ieri pomeriggio eravamo in quattro a rendergli omaggio nell’anniversario della nascita».
Roberto Castelli, già ministro della Giustizia e oggi alla guida del Partito popolare del Nord, non è invece andato sul pratone e ha ricordato le precedenti frizioni tra Bossi e il partito: «Non posso dimenticare che nel 2017 non lo hanno fatto parlare e dopo neanche lo hanno fatto venire».




