Economia
Le aziende italiane familiari e secolari: il valore della continuità
Di Paolo Bozzacchi
Il valore della continuità. C’è un dato che racconta meglio di qualsiasi altro la difficoltà di fare impresa: secondo gli studi sulle aziende familiari, meno di un terzo riesce a superare il passaggio alla seconda generazione e solo una piccola percentuale arriva alla terza. Eppure, in Italia, esistono imprese che hanno attraversato guerre, epidemie, rivoluzioni industriali, cambiamenti politici e trasformazioni tecnologiche senza mai interrompere il passaggio del testimone da padre in figlio – o, più in generale, da una generazione all’altra della stessa famiglia.
Sono aziende che non rappresentano soltanto un patrimonio economico, ma anche culturale. Custodiscono mestieri antichi, hanno costruito marchi riconosciuti in tutto il mondo e oggi generano miliardi di euro di fatturato, con una forte vocazione all’export che contribuisce a diffondere il Made in Italy sui mercati internazionali.
La più antica tra le grandi imprese italiane ancora guidate dalla stessa famiglia è Barone Ricasoli, fondata nel 1141. Da circa trentadue generazioni la famiglia Ricasoli produce vino nel Castello di Brolio, nel cuore del Chianti Classico. Oggi l’azienda esporta in oltre ottanta Paesi e circa il 70% del suo fatturato proviene dai mercati esteri. La sua storia è legata a una figura destinata a segnare non solo il vino italiano, ma anche la politica nazionale: Bettino Ricasoli, soprannominato il “Barone di Ferro”, che nel 1872 definì la ricetta storica del Chianti, gettando le basi di uno dei vini italiani più celebri al mondo.
Pochi decenni dopo, nel 1295, nasceva a Murano Barovier & Toso, una delle più antiche aziende del vetro artistico esistenti. Da oltre venti generazioni la famiglia tramanda i segreti della lavorazione del vetro soffiato, trasformando una tradizione artigianale in un marchio internazionale del lusso. Oggi oltre l’80% della produzione viene esportata e gli straordinari lampadari dell’azienda arredano hotel, residenze e palazzi in tutto il mondo. Tra le innovazioni che hanno reso celebre la famiglia figura lo sviluppo del cristallo veneziano, una tecnica che rivoluzionò la lavorazione del vetro europeo.
Nel cuore di Firenze, invece, la storia della gioielleria italiana passa attraverso Torrini, fondata nel 1369 e giunta a circa ventiquattro generazioni di continuità familiare. La maison realizza ancora oggi creazioni di alta gioielleria richieste da una clientela internazionale e oltre metà della produzione è destinata ai mercati esteri. Nel corso dei secoli ha realizzato gioielli per famiglie reali e capi di Stato, mentre alcune opere storiche sono oggi conservate nei più importanti musei internazionali.
Tra le aziende italiane che meglio rappresentano il successo del Made in Italy nel mondo spicca Marchesi Antinori, fondata nel 1385 e oggi guidata dalla ventiseiesima generazione della famiglia. Con un export che rappresenta circa il 60% del fatturato, Antinori è presente nei principali mercati internazionali e continua a essere uno dei riferimenti dell’enologia mondiale. La svolta arrivò negli anni Settanta con il Tignanello, uno dei primi “Supertuscan”, un vino che contribuì a cambiare radicalmente l’immagine del vino italiano all’estero, dimostrando che innovazione e tradizione potevano convivere.
Un altro caso straordinario è quello del cantiere navale Camuffo, fondato nel 1438. Considerato il più antico cantiere navale ancora in attività al mondo, è arrivato a oltre diciotto generazioni di conduzione familiare. Nei secoli ha costruito imbarcazioni per la Serenissima Repubblica di Venezia e oggi realizza yacht di pregio destinati a una clientela internazionale, mantenendo vivo un patrimonio tecnico unico.
Quando si parla di imprese familiari italiane non si può non citare Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, fondata nel 1526 e arrivata alla sedicesima generazione. Oggi il gruppo rappresenta una delle eccellenze manifatturiere italiane e realizza oltre il 90% del proprio fatturato sui mercati esteri. L’atto di nascita dell’azienda è ancora conservato negli archivi: si tratta della ricevuta con cui la Repubblica di Venezia pagò Bartolomeo Beretta per la fornitura di canne da archibugio quasi cinque secoli fa.
Tra le realtà più affascinanti figura anche la Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone, le cui origini risalgono a circa l’anno Mille. Da oltre venticinque generazioni la famiglia realizza campane destinate a chiese e cattedrali di tutto il mondo utilizzando ancora oggi tecniche di fusione tramandate dal Medioevo. Molte delle campane che suonano nelle basiliche europee e americane sono uscite proprio da questa storica fonderia molisana.
Più recente, ma comunque straordinariamente longeva, è Amarelli, nata nel 1731 in Calabria e giunta alla tredicesima generazione. La famiglia ha trasformato la liquirizia in un marchio riconosciuto a livello internazionale, esportando in oltre quaranta Paesi. Ancora oggi il museo aziendale conserva antichi macchinari ottocenteschi perfettamente funzionanti, testimonianza di una tradizione che continua a vivere accanto all’innovazione.
Nel loro insieme, le aziende per cui sono disponibili dati economici consolidati – tra cui Beretta, Antinori, Ricasoli e Amarelli – sviluppano un fatturato superiore ai 2 miliardi di euro. Negli ultimi anni hanno registrato una crescita media compresa tra il 5 e il 10%, sostenuta soprattutto dall’espansione internazionale. Complessivamente, circa il 70% del fatturato aggregato proviene dai mercati esteri, un dato che conferma come la longevità non sia sinonimo di immobilismo, ma spesso rappresenti un vantaggio competitivo.
Il vero patrimonio di queste imprese, tuttavia, non si misura soltanto nei bilanci. Si misura nella capacità di trasmettere conoscenze, valori e competenze da una generazione all’altra senza perdere identità. Mentre molte aziende inseguono risultati trimestrali, queste famiglie ragionano su orizzonti di decenni, talvolta di secoli. È probabilmente questa la loro lezione più importante: la continuità non è il contrario dell’innovazione, ma la condizione che permette all’innovazione di durare nel tempo.





