Economia
Tax gap, l’evasione dell’Imu supera quella dell’Iva: il paradosso che pesa sui conti dei Comuni
Di Giuliana Mastri
Quando si parla di evasione fiscale l’attenzione si concentra quasi sempre sull’Iva o sulle imposte sui redditi. Eppure è un’altra tassa a registrare oggi uno dei divari più elevati tra quanto dovrebbe essere incassato e quanto effettivamente finisce nelle casse pubbliche. Si tratta dell’Imu, l’imposta comunale sugli immobili, il cui livello di evasione continua a superare quello dell’Iva nonostante riguardi beni facilmente identificabili e censiti.
Nel 2023 il tax gap dell’Imu-Tasi, cioè la differenza tra il gettito teoricamente dovuto e quello effettivamente riscosso dai Comuni, ha raggiunto i 4,9 miliardi di euro. La propensione al gap, che misura il mancato incasso rispetto al gettito potenziale, si è attestata al 20,8%, un dato che evidenzia come oltre un quinto dell’imposta dovuta non venga versato.
Il risultato appare ancora più significativo se confrontato con quello dell’Iva. L’imposta sui consumi, applicata ogni giorno su milioni di transazioni commerciali, potrebbe sembrare più esposta al rischio di evasione rispetto a un tributo che grava su immobili registrati e localizzati. I dati del Ministero dell’Economia mostrano invece una dinamica diversa.
Tra il 2016 e il 2023 la propensione all’evasione dell’Iva è diminuita in modo significativo, passando dal 26,2% al 19,7%. Nello stesso periodo quella dell’Imu-Tasi è scesa soltanto dal 23,7% al 20,8%, mantenendosi dal 2019 stabilmente al di sopra del livello registrato per l’imposta sul valore aggiunto.
Alla base della riduzione del tax gap dell’Iva vi è il progressivo rafforzamento degli strumenti di controllo e tracciabilità. Negli ultimi anni sono entrati a regime lo split payment, la fatturazione elettronica obbligatoria, estesa alle operazioni tra privati dal 2019, e la crescente diffusione dei pagamenti digitali, accelerata durante la pandemia. Dal 2026 si è aggiunto inoltre l’obbligo di collegare Pos e registratori telematici, consentendo un confronto automatico tra gli incassi elettronici e i corrispettivi dichiarati.
Diversa è invece la situazione per l’Imu. Il pagamento dell’imposta continua a dipendere in larga misura dall’iniziativa del contribuente e dall’attività di accertamento svolta dai Comuni, che si basa sull’incrocio di banche dati catastali, anagrafiche e tributarie non sempre pienamente integrate. Una caratteristica che rende più complesso individuare tempestivamente i mancati versamenti e contribuisce a mantenere elevato il tax gap.
Il confronto tra i due tributi evidenzia così come la digitalizzazione dei pagamenti e degli adempimenti fiscali abbia inciso in maniera significativa sul contrasto all’evasione dell’Iva, mentre sul fronte dell’Imu resta ancora un ampio margine di miglioramento nella capacità di controllo e riscossione da parte delle amministrazioni locali.





