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Iran: costi della guerra contestati in Usa, accordo sul nucleare con Riad
Di Giampiero Gramaglia
Mentre Usa e Iran intrecciano attacchi con missili e bombe e contrattacchi con missili e droni per l’11° giorno consecutivo, i costi della guerra destano allarme a Washington e inquietano repubblicani e democratici: il Pentagono sollecita al Congresso ancora risorse, senza spiegare il perché della recrudescenza del conflitto né farne intravvedere la fine.
E suscita preoccupazioni pure un’ipotesi d’intesa tra Stati Uniti e Arabia saudita per fornire a Riad tecnologia nucleare: sulla carta, a fini civili; ma potenzialmente pure ad uso militare. Ci si chiede il senso di fare una guerra perché l’Iran non possa dotarsi dell’atomica e poi mettere in condizione di averla un regime dalla affidabilità incerta e che – come l’Iran – è ancora formalmente in guerra con Israele.
Ricevendo ieri nello Studio Ovale il presidente libanese Joseph Aoun, il presidente Usa Donald Trump ha autorizzato la ripresa dei voli diretti tra Stati Uniti e Libano che erano sospesi dal 1985 (l’allora presidente Ronald Reagan li vietò, dopo il tragico dirottamento del volo TWA 847). Anche il Libano resta, tuttavia, un interlocutore scarsamente affidabile: si verificherà in questi giorni la sua capacità di attuare l’accordo raggiunto con Israele. L’esercito libanese dovrebbe assumere il controllo di aree del Sud del Paese da cui l’esercito israeliano dovrebbe ritirarsi.
Sui principali media degli Stati Uniti, c’è anche molta attenzione sugli sviluppi delle beghe di potere in Ucraina: il presidente Volodymyr Zelensky ha licenziato il comandante in capo delle forze armate, generale Oleksandr Syrsky sostituito dal generale Mykhailo Drapatyi , dopo giorni di proteste popolari per il siluramento del ministro della Difesa – e antagonista di Syrsky – Mykhailo Fedorov.
Il contrasto tra Syrsky e Fedorov è di natura generazionale e tecnologico e riguarda come condurre la guerra con la Russia. Contemporaneamente al congedo di Syrsky, Fedorov s’è visto offrire da Zelensky “un incarico di leadership” nella nuova compagine governativa.
Iran: l’audizione al Congresso di Hegseth e i conti in tasca al Pentagono
Durante un’audizione al Congresso, il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha stimato a 37,5 miliardi di dollari i costi finora sostenuti per la guerra all’Iran e ha battuto cassa per altri 95 miliardi di dollari: le stime e le richieste di Hegseth hanno ricevuto critiche bipartisan. Repubblicani e democratici vogliono vederci chiaro nelle scelte dell’Amministrazione, mentre “il Pentagono che continua a buttare soldi nel conflitto resta senza soldi in cassa”, scrive il Washington Post.
Il giornale, inoltre, segnala che “navi dirette in Arabia saudita invertono la rotta”, perché anche il Mar Rosso, oltre che lo Stretto di Hormuz, è bloccato: le limitazioni al transito annunciate dalla milizia sciita filo-iraniana degli Huthi nello Yemen aumentano i timori che un allargamento del conflitto ingigantisca l’impatto planetario delle restrizioni agli scambi di gas e petrolio.
Sempre il WP nota che le perdite subite dalle forze Usa negli ultimi giorni testimoniano che i rischi maggiori in questa guerra dominata da missili e droni non si corrono in prima linea, ma nelle basi sotto attacco da parte dell’Iran, che si stanno rivelando vulnerabili.
La Cnn cita il segretario di Stato Marcio Rubio, secondo cui Teheran “non è seria” quando negozia con Washington. I mediatori hanno proposto alle due parti una tregua di 10 giorni che, per il momento, non sembra concretizzarsi. E la tv ‘all news’ ironizza sui costi stimati dal Pentagono, che non includono il ripristino delle basi danneggiate da attacchi iraniani, e commenta: Hegseth chiede “un sacco di soldi e non ha idea di come andrà a finire… Trump dice di avere già vinto, ma ha ancora bisogno di spendere…”
L’intesa nucleare tra Stati Uniti e Arabia saudita
L’accordo sul nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita è il tema principale di New York Times e Wall Street Journal. Secondo il NYT, “Congressman repubblicani e democratici e funzionari israeliani hanno espresso la loro opposizione, nel timore che il regno saudita possa usare un progetto nucleare civile per lo sviluppo programmi militari”. Riad contende a Teheran la supremazia regionale.
Il WSJ considera l’intesa “una grande vittoria per il regno saudita”: se “può comportare grossi profitti per aziende americane”, crea pure preoccupazioni “di proliferazione nucleare nel Medio Oriente”.
Il giornale osserva che l’Iran, nonostante gli attacchi subiti, conserva una capacità militare “temibile” ed è ancora capace di utilizzare le installazioni missilistiche sotterranee che Israele e Stati Uniti dicevano di avere distrutto. Il WSJ si chiede perché Israele resti fuori dalla campagna militare anti-Iran rilanciata dagli Stati Uniti, dopo avere caldeggiato l’inizio del conflitto il 28 febbraio.





