Top News
Iran: Usa reimpone blocco navale, Trump fa indietro tutta su balzello dello Stretto
Di Giampiero Gramaglia
Di nuovo scattato il blocco navale ai porti iraniani, dopo un’altra ondata – la quarta consecutiva – di attacchi Usa con aerei e missili su obiettivi militari, come risposta alle azioni condotte dall’Iran contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz. Contestualmente, il presidente Donald Trump fa ‘indietro tutta’ sull’idea, durata meno di 24 ore, di imporre un balzello del 20% sul valore del carico di ogni nave che passi lo Stretto con la protezione della US Navy.
All’ipotesi del pedaggio, difficile da prelevare e sicuramente illegale, dal punto di vista del diritto del mare, Trump ha ora sostituito quella altrettanto fumosa che gli Stati Uniti vengano rimborsati delle spese sostenute dai Paesi della Regione con investimenti negli Usa e con accordi commerciali.
Fra Usa e Iran, il momento è drammatico: il cessate-il-fuoco temporaneo di 60 giorni è ormai fallito e c’è la preoccupazione – diffusa – di un ritorno a una guerra totale. Solo le trovate estemporanee del magnate presidente danno a tratti il tono di una farsa a una tragedia: secondo fonti iraniane, bombe e missili statunitensi hanno fatto, negli ultimi giorni, oltre 30 morti e 260 feriti. Ci sono state vittime anche negli attacchi iraniani alle navi nello Stretto,
Gli ultimi attacchi statunitensi sono stati mirati a ridurre la capacità dell’Iran di colpire con barchini e droni navi in transito nello Stretto. A ogni ondata d’attacchi, l’Iran ha risposto colpendo interessi e presenze statunitensi nella Regione, un po’ in tutti gli Stati del Golfo e in Giordania. In proposito, le forze armate giordane hanno annunciato questa mattina d’avere intercettato e distrutto nel proprio spazio aereo tre missili balistici iraniani, dopo che Teheran aveva rivendicato un attacco a una base militare statunitense in Giordania.
L’idea del pedaggio ventilata da Trump aveva fatto impennare i prezzi del petrolio e aveva suscitato diffuse critiche, anche da parte delle Nazioni Unite, per la sua palese illegalità. Nella giornata di ieri i dati dell’inflazione di giugno negli Usa avevano tuttavia segnalato una riduzione dal 3,9 al 3,5% del ritmo d’aumento del costo della vita in giugno, in conseguenza della tregua attuata a metà mese; ma si prevede che una recrudescenza del conflitto faccia di nuovo salire i prezzi, a partire da quelli dell’energia.
L’Iran si fa beffa delle affermazioni del magnate presidente che gli Usa controllano lo Stretto e replica asserendo che il controllo dello Stretto è suo. Questa mattina, le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato che lo Hormuz rimarrà chiuso finché gli “atti di aggressione” statunitensi “non saranno cessati”.
Trump – riferisce il Washington Post – ha scritto sul suo social Truth che lo Stretto “è aperto a tutto il traffico eccetto quello da e per l’Iran”: il blocco riguarda “le navi dirette a parti iraniani o da essi provenienti e il cui carico abbia a che vedere con l’Iran”.
IL New York Times insiste sul fatto che “continua a non essere chiaro come il presidente pensi d’uscire dal conflitto”. Secondo il NYT, Trump ha trovato nell’Iran “un antagonista che non riesce a dominare”: “Il presidente è abituato a costringere gli altri Paesi a piegarsi ai suoi voleri. Ma fa fatica a riuscire ad ottenere concessioni dall’Iran”. Nel suo annaspare, Trump – recita un altro titolo del New York Times – “torna alla bellicosa retorica dei primi giorni di guerra e minaccia di colpire infrastrutture civili, fra cui ponti e impianti energetici e industriali, il che potrebbe essere considerato un crimine di guerra”.
La Cnn ci racconta che cosa è successo “in 24 ore di frenetiche consultazioni per convincere Trump ad abbandonare l’idea di pedaggi nello Stretto di Hormuz”: “L’inattesa direttiva presidenziale – scrive la tv ‘all news’ – aveva creato un’affannosa corsa nell’Amministrazione e in Medio Oriente per capire che cosa Trump avesse in mente”. Quanto all’Iran, sta preparandosi a mettere alla prova il nuovo blocco navale statunitense. Sotto l’occhiello “La pressione monta”, la Fox titola: “Trump avverte che le cose potrebbero volgere al peggio”.
Il Wall Street Journal, invece, mette sotto inchiesta, basandosi su rapporti di enti umanitari e interviste dirette, il trattamento riservato da Israele ai prigionieri palestinesi e denuncia torture, violenze, scarsità di cibo e privazione di cure mediche.
A Roma, presso l’ambasciata statunitense, proseguono le trattative dirette tra Israele e Libano: all’ordine del giorno, l’attuazione degli accordi raggiunti a Washington a fine giugno. Secondo Axios, Trump avrebbe vivacemente sollecitato il premier israeliano Benjamin Netanyahu a ritirare le truppe dalla Siria e dal Libano – “Lì, non vi vogliono” -, finora senza risultato.





