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Iran: un complotto per uccidere Trump? Un’ipotesi che spiega qualche mistero
Di Giampiero Gramaglia
La notizia di fonte israeliana di un ipotetico complotto iraniano per assassinare il presidente Usa Donald Trump consente di chiarire molti dubbi sugli ultimi sviluppi del conflitto tra Iran e Usa. Nella lettura dei principali media degli Stati Uniti, il progetto degli iraniani di assassinare Trump, svelato dall’intelligence israeliana, sarebbe un elemento della decisione del presidente di riprendere la guerra all’Iran e di dichiarare decaduto il ‘memorandum of understanding’ firmato a metà giugno e che creava uno spazio negoziale di 60 giorni per la ricerca di un’intesa di pace.
E il complotto spiegherebbe anche il fatto che ha creato molti interrogativi che Trump sia ripartito dalla Turchia, dopo il Vertice della Nato ad Ankara, usando il suo vecchio AirForceOne e non quello appena regalatogli dal Qatar, che non avrebbe tutti i dispositivi di sicurezza del precedente.
Le indiscrezioni sulle mene per assassinare il magnate presidente coincidono con una notte senza attacchi sull’Iran, nonostante fonti di Teheran parlino di allarmi nel Paese. Nelle notti tra martedì e giovedì, le forze armate degli Stati Uniti hanno colpito 170 obiettivi iraniani, postazioni militari, ma anche infrastrutture civili come i ponti. L’Iran ha risposto prendendo di mira installazioni militari americane in Qatar, nel Bahrein, in Kuwait e in Giordania.
All’origine dell’escalation, c’erano stati attacchi iraniani contro almeno tre mercantili nello Stretto di Hormuz, dove la navigazione sarebbe attualmente sospesa. Secondo la Cnn, contatti sono in atto per sondare una ripresa dei negoziati, che dovevano ricominciare – era previsto – dopo la pausa d’una settimana per le onoranze funebri all’ayatollah Ali Khameney, la guida suprema iraniana uccisa nel primo giorno dell’aggressione israelo-americana, il 28 febbraio.
Ieri, Khameney è stato inumato a Mashad, sua città natale. L’assenza alle onoranze del figlio di Ali, Mojtaba, la nuova guida suprema iraniana, alimenta gli interrogativi sulle sue condizioni: Mojtaba, che sarebbe stato ferito nel bombardamento che ha ucciso suo padre, non è mai apparso in pubblico dall’inizio della guerra.
Trump ha avuto una lunga conversazione telefonica con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che non è mai stato favorevole alla sospensione delle ostilità con l’Iran e il cui esercito si mantiene nel Sud del Libano: fra Usa e Israele, un elemento di frizione è la decisione di vendere alla Turchia gli F-35; il che non impedisce a Israele di progettare d’unirsi agli Stati Uniti nella nuova ondata d’attacchi all’Iran.
Sulla ripresa del conflitto con l’Iran, la Cnn, in un’analisi, evidenza l’ennesima contraddizione dell’Amministrazione Trump: il presidente ora sostiene che l’Iran è già stato privato delle sue capacità nucleari. “E allora – si chiede la Cnn – perché riprendere a bombardarlo?”, se l’obiettivo del conflitto è stato raggiunto.
Quanto al nuovo AirForceOne regalato dal Qatar a Trump, un dono che fa molto discutere, manca – secondo il New York Times – delle contro-misure difensive di cui il precedente aereo presidenziale era dotato e costituisce quindi un rischio potenziale quando il presidente è in missione all’estero. La Casa Bianca, però, difende la sicurezza dell’aereo (ma resta il giallo della sostituzione del velivolo per il viaggio di ritorno da Ankara a Washington).
Le tensioni con l’Iran fanno un po’ velo, sui media statunitensi, agli sviluppi delle grane giudiziarie di Trump: falliti gli appelli e pure il ricorso alla Corte Suprema, è arrivata l’ora di pagare l’indennizzo – oltre cinque milioni di dollari – dovuto alla scrittrice E. Jane Carroll, che lo accusa di molestie sessuali in un lussuoso emporio di New York negli Anni Novanta. Trump, che sta tentando di dilazionare il versamento, dovrà poi pagare alla scrittrice un ulteriore indennizzo di oltre 80 milioni di dollari per averla diffamata, dopo avere subito la prima condanna.





