Economia
Anelli di fidanzamento, finisce l’era del solitario standard: circa il 61% degli anelli ha una pietra creata in laboratorio
Di Redazione
L’anello di fidanzamento resta uno dei gioielli più simbolici, ma il modo in cui viene scelto sta cambiando. Non è più soltanto il solitario classico, acquistato secondo una tradizione codificata: sempre più spesso diventa un progetto personale, costruito intorno allo stile di chi lo indosserà, al budget della coppia, alla storia che si vuole raccontare e alla volontà di capire davvero cosa si sta acquistando.
Una scelta sempre più personale
A cambiare non è solo il gusto estetico, ma l’intero percorso d’acquisto. Il cliente arriva più informato, confronta online, chiede certificazioni, vuole capire la differenza tra diamante naturale e diamante creato in laboratorio, valuta pietre di colore e soluzioni su misura.
Se un tempo l’ispirazione passava soprattutto da riviste, cataloghi e vetrine, oggi comincia spesso da Instagram e TikTok. Le coppie salvano immagini, video e profili, ma raccolgono anche informazioni tecniche su pietre, montature, certificazioni e fasce di prezzo. I social media diventano così non solo uno strumento di ispirazione estetica, ma anche un primo canale di orientamento.
«Fino a qualche anno fa l’anello di fidanzamento era spesso associato a un’idea molto precisa: diamante bianco, montatura classica, scelta relativamente standard. Oggi il cliente parte quasi sempre da una ricerca personale. Porta immagini, confronta prezzi, chiede certificati, vuole capire perché due pietre apparentemente simili possono avere valori molto diversi. L’anello non è più solo un oggetto da scegliere: è un progetto da costruire», spiega Enrico Terzo, fondatore di Mercante di Pietre.
Meno matrimoni, più consapevolezza
Il cambiamento si inserisce in un contesto sociale più ampio. Secondo ISTAT, nel 2024 in Italia sono stati celebrati 173.272 matrimoni, il 5,9% in meno rispetto al 2023. I dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 indicano un’ulteriore diminuzione del 5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Meno matrimoni, nozze più selettive e scelte più personali: anche il gioiello che accompagna la proposta riflette questa trasformazione.
Il ruolo dei diamanti creati in laboratorio
Sul mercato internazionale, l’anello di fidanzamento è diventato uno dei territori più visibili del cambiamento. Secondo il 2026 Real Weddings Study di The Knot Worldwide, basato su risposte auto-dichiarate di 10.474 coppie statunitensi sposate nel 2025, il 61% degli anelli di fidanzamento rilevati presenta una pietra centrale lab-grown, cioè creata in laboratorio, con una crescita del 239% rispetto al 2020. Il dato riguarda gli Stati Uniti e non va trasferito automaticamente al mercato italiano, ma segnala una tendenza centrale nel linguaggio globale della gioielleria bridal.
Allo stesso tempo, il diamante naturale conserva una forte componente aspirazionale. Il Diamond Report di De Beers Group, basato su uno studio condotto negli Stati Uniti su 18.500 donne tra i 18 e i 74 anni, indica che il gioiello con diamante naturale resta, nel campione analizzato, il prodotto di gioielleria di lusso più desiderato. La stessa ricerca segnala che gli acquisti di diamanti naturali non sono più legati soltanto al matrimonio, ma anche a occasioni personali come un nuovo lavoro, una promozione, un traguardo o un acquisto “just because”.
«Il punto non è stabilire se sia migliore un diamante naturale o un diamante creato in laboratorio. Il punto è che il cliente deve sapere esattamente cosa sta comprando. Sono prodotti diversi per origine, dinamiche di prezzo, percezione e prospettiva di valore. Entrambe le scelte possono essere corrette, purché siano spiegate con trasparenza», aggiunge Terzo.
Trasparenza e consulenza
La necessità di chiarezza è confermata anche dal GIA, Gemological Institute of America, che nel 2025 ha annunciato una nuova terminologia descrittiva per i diamanti creati in laboratorio. L’istituto non utilizzerà più per questi prodotti la stessa nomenclatura di colore e purezza sviluppata per i diamanti naturali, ma un sistema che confermi l’origine laboratory-grown e distingua le pietre in categorie qualitative. Secondo GIA, oltre il 95% dei diamanti creati in laboratorio immessi sul mercato rientra in un intervallo molto ristretto di colore e purezza.
Per Mercante di Pietre, questa evoluzione rende centrale il ruolo della consulenza. Attraverso mercantedipietre.com e i canali diretti del brand, circa l’80% dei clienti contatta il team prima di acquistare, chiedendo chiarimenti su certificazioni, proporzioni, caratura, taglio, colore, purezza, differenza tra naturale e laboratory-grown, tempi di realizzazione e possibilità di personalizzazione.
Dalla pietra giusta alla storia giusta
Accanto al diamante classico, crescono anche le richieste per soluzioni meno convenzionali: pietre di colore, zaffiri, smeraldi, rubini, diamanti fancy, tonalità champagne, montature disegnate su richiesta. La pietra centrale diventa un elemento narrativo, scelto non solo per il valore economico ma per colore, significato, rarità percepita e coerenza con lo stile personale.
«Fino a qualche anno fa molti clienti chiedevano quale fosse il diamante giusto per un anello di fidanzamento. Oggi chiedono quale sia la pietra giusta per quella persona. È una differenza enorme: significa passare da una regola sociale a una scelta individuale», conclude Terzo.





