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Iran: negoziati difficili, Vance toglie la scena a Trump, che vanta un potere “senza limiti”
Di Giampiero Gramaglia
Per una volta, la prima da settimane, anzi da mesi, il protagonista assoluto delle notizie di guerra e di pace non è questa mattina il presidente Usa Donald Trump, ma il suo vice JD Vance, che ha ieri difeso l’accordo con l’Iran appena firmato e ha aspramente criticato Israele che osteggia l’intesa, ma ha pure rinviato ‘sine die’ la missione in Svizzera prevista per oggi e, quindi, l’avvio delle trattative tra Usa – Iran, nonostante i 60 giorni stabiliti per giungere a patti definitivi stiano già scorrendo.
Il presidente Trumop cerca, però, di riprendersi la scena con un’intervista ad Axiios, nella quale respinge le critiche all’accordo e dice che, dopo la guerra al’Iran, il suo potere “non ha limiti”; smorza i dissensi con il premier iraniano Benjamin Netanyahu, aggiungendo che “dobbiamo mantenerlo sano di mente”; sostiene che il ‘memorandum of understanding’ firmato rappresenta “una resa incondizionata” da parte dell’Iran, che è stato “sconfitto in modo totale”, anche grazie all’attuazione di un blocco navale “in cui nessuna nave è riuscita a passare” – “chi altri poteva farlo?”, è la sua domanda retorica -.
Il presidente ammette che l’intesa è stata raggiunta “per evitare che il conflitto degenerasse in una depressione economica globale.”; ma nega di uscire ridimensionato dalla vicenda. “Non ci sono limiti al mio potere … Non ho imparato nessuna lezione…”.
Si direbbe che non l’ha imparata neppure Netanyahu, malgrado il monito di Vance a non inimicarsi l’unico alleato rimastogli, gli Stati Uniti. Israele ha di nuovo condotto attacchi contro postazioni degli Hezbollah in Libano, ignorando l’impegno alla tregua contenuto nei patti tra Usa e Iran.
Ma la ‘pace di Trump’ riceve aspre critiche anche di esponenti di punta repubblicani: la percezione, che gli esperti avallano, è che, almeno nell’immediato, l’intesa preveda più concessioni da parte Usa che da parte iraniana: Trump sarebbe rimasto vittima della fretta di chiudere una guerra che aveva precipitosamente lanciato – istigato da Netanyahu – senza misurarne le difficoltà e le conseguenze.
New York Times e Wall Street Journal criticano e mettono in guardia il vice-presidente che – scrive il NYT – “fa affermazioni fuorvianti: dice che gli Usa hanno le leve per dettare l’esito dei negoziati, ma sostiene in modo inesatto che l’Iran non ricava vantaggi dalla levata delle sanzioni sul petrolio”. Per il WSJ, “Vance assume in modo rischioso un ruolo centrale nella difesa dell’intesa con l’Iran”, dopo essere apparso critico della guerra. E il vice-presidente ha già sperimentato, a Islamabad, all’inizio di aprile, le difficoltà e le alee di colloqui diretti con gli emissari iraniani: “Nel bene e/o nel male – scrive il quotidiano economico -, Vance è ora il titolare delle trattative, che stanno entrando in una fase difficile”.
Sulla stessa linea è la Cnn, secondo cui l’accordo non raggiunge molti degli obiettivi inizialmente indicati da Trump, anche se Vance lascia intendere che vi possano essere altre clausole scritte, oltre al memorandum firmato. Per la Fox, le trattative con l’Iran “prendono una svolta incerta”
Trump e il suo vice devono anche tenere conto delle frustrazioni dei repubblicani dopo decisioni che hanno creato confusione e incertezza e che mettono alla prova la presa di Trump sul partito, specie adesso che la stagione delle primarie verso il voto di midterm del 3 novembre è al termine e il potere di ricatto del presidente su senatori e deputati uscenti s’è ridotto.
Anche il fronte iraniano nion appare, però, compatto, La guida suprema, Mojtaba Khameney, avalla l’intesa, ma nello stesso tempo ne prende le distanze, lasciandone la responsabilità al presidente Massoud Pezeshkian: è, forse, un ‘contentino’ per gli elementi più radicali del regime, che non volevano venire a patti con gli Usa.





