Esteri
Iran: attacchi e contrattacchi, guerre e pace su un tragico ottovolante
Di Giampiero Gramaglia
Guerra e pace sul tragico ottovolante del Medio Oriente. La scorsa notte, Usa e Iran si sono scambiati attacchi, pesanti, ma circoscritti, dopo l’abbattimento di un elicottero americano ad opera di un drone iraniano al largo delle coste dell’Oman nello Stretto di Hormuz, che, da cento giorni e più, resta sostanzialmente chiuso alla navigazione.
Il cessate-il-fuoco fra i due Paesi, che ieri sembrava ristabilito, dopo un inttreccio di colpi lunedì, conferma tutta la sua fragilità, mentre i negoziati tra Washington e Teheran, mediati dal Pakistan e da altri Paesi, non trovano uno sbocco, nonostante le dichiarazioni d’ottimismo del presidente Usa Donald Trump.
La successione di eventi della giornata di ieri comincia con la notizia dell’abbattimento dell’Apache il cui equipaggio – due uomini, illesi – viene soccorso e salvato da un drone marino della US Navy: è una prima mondiale per un’operazione del genere. Ufficialmente, le cause della caduta dell’elicottero sono ancora oggettod’indagine.
Trump, che ha appena detto che le trattative con l’Iran stanno andando molto bene e potrebbero concludersi in pochi giorni – è la sua 38° dichiarazione di questo tenore, secondo i calcoli della Cnn, dall’avvio della tregua due mesi or sono -, annuncia che ci saranno “necessariamente” ritorsioni. Che, infatti, scattano nella notte.
Gli Stati Uniti colpiscono con proiettili di precisione obiettivi militari iraniani – lo comunica lo US Central Command, responsabile delle operazioni nell’area -: presi di mira, per diverse ore, siti radar e stazioni di controllo a terra. E poi dichiarano concluse le operazioni, giudicate “proporzionate” alla provocazione iraniana.
L’Iran però risponde, attaccando obiettivi militari statunitensi nell’area, cioè basi in Bahrein, dove ha una base la V Flotta della US Navy -, Kuwait (il dato è controverso) e Giordania. Le fonti Usa dicono che i colpi vanno a vuoto o vengono intercettati; le fonti iraniane parlano di 21 basi colpite e di danni ingenti arrecati.
L’attacco statunitense – scrive Le Monde – viene fatto per salvaguardare la credibilità di Trump, di cui oggettivamente ci si stupisce che le dichiarazioni abbiano ancora impatto sui mercati. Nè pare più attendibile il suo vice JD Vance, che, nella stessa intervista, dice che le trattative potrebbero chiudersi presto e che ci potrebbero volere ancora mesi.
In un articolo a corredo delle cronache di guerra, la Cnn dà rilievo alle previsioni del Programma alimentare mondiale, un’agenzia dell’Onu che ha sede a Roma, secondo cui gli effetti del conflitto rischiano di ridurre alla fame milioni di persone nel Mondo.
E, intanto, Israele continua le operazioni in Libano contro Hezbollah, altro elemento critico delle trattative tra Usa e Iran. La tv di Stato iraniana annuncia che i contro-attacchi israeliani di lunedì hanno ucciso due militari: è la prima volta che un’ammissione del genere viene fatta..
Il New York Times dà invece spazio a quello che giudica un brusco cambiamento di rotta di Trump sulla Cina, ora vista vome una potenza di pari livello: “Il miglioramento delle relazioni tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, un leader che lui ammira, crea ansietà a Washington e attraverso l’Asia”, ovviamente in particolare a Taiwan. Valutazioni sviluppate dopo la visita in Cina di Trump il mese scorso, dove il magnate presidente è stato accolto con grandi manifestazioni d’onore esteriori e ben poche concessioni politiche o economiche.





