Esteri

Trump messo sotto su Iran e Ucraina, l’insofferenza del Congresso cresce

05
Giugno 2026
Di Giampiero Gramaglia

Lo stallo del conflitto con l’Iran, dove sono bloccati sia il fronte bellico che quello negoziale, e l’inefficacia dei cessate-il-fuoco in Libano, dove Israele e Hezbollah continuano a farsi la guerra, distraggono, negli Stati Uniti, l’attenzione dalla politica internazionale e riportano in primo piano temi di politica interna.

Il New York Times constata che il cessate-il-fuoco in Libano, concordato mercoledì a Washington tra Israele e Libano, con la mediazione degli Stati Uniti, non mostra segni di tenere: l’intesa si basa sul presupposto che gli hezbollah sospendano in primo luogo i loro attacchi contro le forze d’occupazione israeliane e il territorio israeliano. Ma i leader della milizia sciita appoggiata dall’Iran respingono questa pre-condizioni e Israele, dunque, continua la sua offensiva.

Di questa situazione, fanno le spese i soldati dell’Unifil, la forza d’interposizione dell’Onu di stanza sul confine tra Israele e Libano: colpi di mortaio caduti sulla base di Marjayoun, nel sud del Libano, hanno ucciso un sergente serbo e ferito due soldati. Sono una decina i caduti dell’Unifil dall’inizio del conflitto, vittime di tiri israeliani o, come sembra in questo caso, degli hezbollah.

Le Monde intravvede il rischio che, tra Usa e Iran, s’installi una sorta di guerra a bassa intensità, fatta di sporadici attacchi dall’una e dall’altra parte: una tregua duratura, ma fragile, e negoziati sfibranti e inconcludenti, che non portano a una ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz e alla levata del blocco navale ai porti iraniani, rendendo quasi cronica la crisi energetica planetaria.

A Washington, ieri, c’è stato un altro voto della Camera anti – Trump, dopo quello di mercoledì che chiedeva la fine della guerra all’Iran e il ritiro dei militari statunitensi dall’area bellica. Questa volta la Camera ha approvato una legge che dà oltre 8 miliardi di dollari di assistenza per la sicurezza all’Ucraina, ignorando le obiezioni della Casa Bianca e dei leader repubblicani.

Sull’Iran i transfughi repubblicani erano stati quattro. Sull’Ucraina sono stati sei in fase procedurale e addirittura 18 in fase decisionale. Si tratta del pacchetto d’aiuti all’Ucraina più robusto discusso dal Congresso da oltre un anno: l’esito del voto segnala il persistere d’un sostegno bipartisan a Kiev nel quinto anno dell’invasione russa, nonostante la freddezza dell’Amministrazione Trump.

Perdurando l’inazione della diplomazia statunitense, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ieri proposto negoziati diretti al presidente russo Vladimir Putin, che non ha risposto ‘picche’. Nel groviglio di conflitti e trattative, una mano a Trump in difficoltà fra promesse non mantenuto e minacce a vuoto potrebbe, per assurdo, venire dalla guida suprema iraniana Mojtaba Khameney, che, giovedì, ha diffuso una dichiarazione apparentemente tracotante, parlando di “colpo decisivo” inflitto “al nemico malvagio”, che potrebbe però preparare il terreno per un’intesa di pace, avendo dichiarato vittoria all’opinione pubblica interna.

Sul fronte interno, per il presidente Trump sembra invece essersi aperta una fase pericolosa, adesso che la stagione delle plenarie è quasi conclusa: i deputati e i senatori repubblicani critici di Trump che sono stati ‘fatti fuori’ non hanno più remore e sono magari mossi anche uno spirito di rivalsa; e quelli che sono rimasti al coperto – e si sono garantiti la conferma sulla scheda – ora devono pensare a essere rieletti il 3 novembre ed escono allo scoperto per ottenere i suffragi dei moderati, non bastando loro quelli dei ‘trumpiani’. 

Ma ci sono anche segnali di segno opposto: il Senato ha ieri bocciato una proposta che affossava definitivamente l’idea di un fondo da 1,8 miliardi di dollari di soldi dell’erario, cioè dei cittadini, per indennizzare parenti, amici ed alleati del presidente Trump che sarebbero stati ingiustamente presi di mira dalla giustizia durante l’Amministrazione Biden. Il Dipartimento della Giustizia sembrava avere già accantonato l’idea del fondo, ma Trump non vi ha rinunciato del tutto; e, anche per motivi tattici, i repubblicani non lo ‘killano’, pensando magari di farne strumento di scambio.