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Iran: Camera Usa ordina stop alla guerra, accordo Israele- Libano
Di Giampiero Gramaglia
La Camera di Washington ha approvato una risoluzione che ordina di non condurre più attacchi contro l’Iran e di ritirare le truppe statunitensi dal teatro di guerra: il voto, intervenuto ieri sera, nella nostra notte, è uno smacco politico per il presidente Usa Donald Trump, che avviò il conflitto il 28 febbraio. La risoluzione, adottata con 215 voti a favore e 208 contrari – quattro deputati repubblicani hanno votato con l’opposizione democratica compatta -, è però destinata a rimanere sostanzialmente simbolica, poiché – secondo l’interpretazione prevalente – il presidente può mettere il veto al provvedimento, anche se questo passasse al Senato, dove la maggioranza repubblicana è più netta che alla Camera.
Il che non vieta ai membri democratici della Commissione Esteri della Camera di postare su X: “E’ un messaggio forte e inequivocabile a Trump, a nome del popolo americano: è il momento di porre fine alla sua guerra in Iran, profondamente impopolare e illegale”. Una risoluzione analoga ha già superato una fase procedurale cruciale al Senato a fine maggio.
Il voto della Camera è l’apertura dei maggiori quotidiani Usa questa mattina. L’Ap lo presenta così: “La Camera approva una misura che ordina al presidente di ritirare le truppe dall’Iran o di ottenere l’approvazione del Congresso per continuare la guerra. Quattro repubblicani si uniscono a tutti i democratici per approvare la risoluzione”.
Il New York Times parla di uno smacco per il presidente, anche se mette in dubbio che il Congresso possa imporgli il ritiro delle truppe, fa un profilo dei repubblicani ‘transfughi’ e scrive in un’analisi: “I repubblicani cominciano a testare i limiti del potere di Trump usando a loro volta il loro potere. Lo stile di governo del presidente unilaterale e vendicativo comincia a sbattere contro un muro sia alla Camera che al Senato”.
Un altro titolo conferma questa tesi, perché la Camera ha approvato nuove sanzioni alla Russia e nuovi aiuti all’Ucraina, provvedimenti che non vanno nel senso dei desiderata della Casa Bianca.
Il Washington Post segnala in apertura la “crescente impazienza” del Congresso “per una guerra che non ha autorizzato”. Il Wall Street Journal osserva che gli sforzi per fare cessare la guerra arrivano quando il conflitto s’è ormai trasformato da una campagna di bombardamenti in una fragile tregua, rotta da quelle che il segretario di Stato Marco Rubio definisce “schermaglie”, cioè i reciproci attacchi incrociati condotti nei giorni scorsi da Usa e Iran.
Secondo il quotidiano economico, Trump avrebbe confidato a suoi collaboratori che non intende riprendere gli attacchi massicci sull’Iran a meno che, nelle scaramucce in atto, non restino uccisi soldati americani. Ieri, un’azione iraniana contro l’aeroporto di Kuwait City ha fatto vittime e danni e ha provocato una temporanea sospensione delle attività aeroportuali..
Per il magnate presidente, i negoziati con Teheran vanno bene, un accordo potrebbe essere trovato già nel fine settimana – ma le indicazioni temporali di Trump vanno sempre prese con beneficio d’inventario – e l’Iran ha rinunciato a dotarsi dell’arma nucleare. Tutte affermazioni smorzate o smentite da fonti iraniane.
Sicuro, invece, che Israele e Libano abbiano ieri raggiunto un’intesa a Washington per rendere effettivo il cessate-il-fuoco fra i due Paesi, fatto salvo il diritto di Israele di agire, se attaccato, contro la milizia sciita filo-iraniana Hezbollah. La portata e l’efficacia della nuova tregua, cui Cnn e Axios danno molta enfasi, restano aleatorie e andranno verificate sul terreno: il conflitto in Libano ha finora costituito un ostacolo nelle trattative tra Usa e Iran.
Infine, sul fronte interno dell’Amministrazione Trump, Todd Blanche sta per essere nominato segretario alla Giustizia: Blanche, un ex avvocato personale del magnate presidente, svolgeva l’incarico ‘ad interim’ dopo le dimissioni di Pam Bondi, anch’essa un’avvocata di Trump, dimessasi ad aprile.





