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La grande illusione referendaria (a sinistra)

01
Giugno 2026
Di Daniele Capezzone

Non so se a sinistra abbiano cominciato a metabolizzare la delusione successiva alla grande illusione referendaria.

Il 22 marzo, da quelle parti, si erano convinti che il No (emotivo, causale, frutto di un’ondata emozionale non necessariamente leggibile come “di sinistra”) fosse il prodromo di un comodo lasciapassare verso le elezioni del 2027 per la ditta Schlein & Conte (della quale peraltro non si sa chi sia il capo).

E invece no. Nella “likecrazia” in cui siamo immersi ogni giorno le emozioni cambiano, a ogni domanda il pubblico dà una risposta diversa. E gridare un No a marzo 2026 non vuol necessariamente consegnare una delega in bianco a chi aveva cercato di metterci il cappello sopra.

L’andamento dei sondaggi, nelle ultime otto settimane, non è stato brillante per nessuno dei protagonisti della sinistra. Per le stesse ragioni spiegate finora, però, nemmeno il centrodestra deve farsi illusioni: il vento può cambiare ancora e nessuno conosce l’atmosfera mediatica e il sentimento del paese nel momento in cui (quando? primavera o autunno 27?) ci sarà la volata finale per le politiche.

Morale: tutti farebbero bene a prepararsi al meglio. Il centrodestra era e resta in vantaggio, ma non ha nessuna vittoria in tasca. Meno che mai ce l’hanno gli altri.