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Iran: la missione di Trump in Cina ‘congela’ conflitto e negoziati, ma non i prezzi

13
Maggio 2026
Di Giampiero Gramaglia

La missione in Cina “con ambizioni ridotte” – il titolo è del New York Times – del presidente Usa Donald Trump ‘congela’, almeno per le prossime 48 ore, la tregua nella guerra con l’Iran, ma pure lo stallo dei negoziati, ma non l’impennata dell’inflazione, i cui dati di aprile sono allarmanti. Sull’incontro di Trump con il presidente cinese Xi Jinping, i punti di vista non sono concordi, perché il Wall Street Journal parla di un vertice dove “la posta in gioco è alta”: “Entrambi i leader hanno risultati da raggiungere”.

Di fatto, la missione in Cina suona come un’assicurazione che, fin quando è in corso, non ci sarà un’escalation e neppure un ritorno di fiamma nel conflitto con l’Iran. Quanto alle ambizioni ridotte di Trump verso la Cina, il Washington Post scrive che il magnate presidente ha ormai rinunciato “ad ottenere cambiamenti nel sistema cinese”. La Cnn, che  ha il titolo più neutro – “Trump e Xi s’apprestano a essere faccia a faccia a Pechino” -, osserva che “la guerra in Iran allunga un’ombra su una storica opportunità per Usa e Cina di dare un nuovo assetto alle loro relazioni e alla rivalità che le caratterizza”.

La Cina è vicina all’Iran, che partecipa alle iniziative cinesi per un ‘nuovo ordine mondiale’, ed è un importante acquirente del suo petrolio ed è quindi interessata alla riapertura dello Stretto, ma è riluttante a impegnarsi in un’azione di mediazione diretta.

Fa anche discutere l’intenzione manifestata da Trump di discutere con Xi una fornitura d’armi Usa a Taiwan: è un argomento su cui gli Stati Uniti non si sono mai consultati con la Cina, da un lato dandone per scontata l’ostilità e dall’altro per non fornire l’impressione di riconoscere a Pechino una sorta di diritto di veto.

La tela di fondo della visita in Cina di Trump, oltre al conflitto con l’Iran, è il balzo dell’inflazione al 3,8% su scala annua a fine aprile – rispetto al 2,4 di marzo -, trascinato dall’aumento del costo della benzina, che è stato del 5,4% da un mese all’altro: effetti diretti della chiusura causa guerra dello Stretto di Hormuz.

L’incremento dei costi dei trasporti s’è tradotto in un brusco aumento dei prezzi al consumatore.  Erano tre anni, dal maggio 2023 che l’inflazione negli Usa non era così alta. “La guerra – commenta il Washington Post – rende la vita più cara agli americani”.

Il dato contrasta con altri indicatori dell’economia statunitense, che restano positivi. Un esempio viene dal mercato del lavoro che in aprile ha registrato la creazione di 115 mila nuovi posti, meno dei 178 mila di marzo, ma più del previsto, con il tasso di disoccupazione fermo al 4,3%.

Sorprende, però, un commento fatto ieri dal presidente Trump, secondo cui la situazione finanziaria dei suoi concittadini non incide “neppure un po’” sul suo atteggiamento verso l’Iran: la sua priorità, che lui pensa condivisa da tutti gli americani, è che Teheran non si doti dell’atomica.

Ma gli sforzi bellici degli Stati Uniti non paiono avere fin qui avuto gli effetti sperati: un rapporto d’intelligence, cui dà molto rilievo il New York Times, indica che l’Iran “mantiene l’accesso a 30 dei suoi 33 siti missilistici lungo le Stretto di Hormuz” e conserva un munizionamento adeguato.

Il che contribuire a spiegare la diffidenza e l’ostilità che il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha ieri suscitato illustrando al Congresso, in audizione, la richiesta di stanziamenti record da 1.450 miliardi di dollari per la difesa nel prossimo anno fiscale. Hegseth s’è anche sentito rimproverare dai congressman l’inefficacia della campagna contro l’Iran e lo stallo dei negoziati.

Dove il conflitto non è in stallo è il Libano, nonostante che formalmente vi sia una tregua in atto e che domani sia previsto a Washington un terzo round di trattative dirette tra Israele e Libano. Ieri, raid israeliani hanno ucciso almeno 13 persone fra cui un bambino e due soccorritori, in località nel Sud del Paese. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il suo governo hanno più volte detto, negli ultimi giorni, di essere pronti a riprendere le ostilità con l’Iran, per raggiungere i loro obiettivi e, in particolare, l’azzeramento delle capacità nucleari iraniane.

Proprio ieri, a Teheran, era stata invece ventilata l’ipotesi di incrementare tali capacità, se dovessero riprendere gli attacchi israelo-americani.