Politica
Centovent’anni di Enrico Mattei: il convegno della Fondazione An e l’eredità di un metodo
Di Giampiero Cinelli
Centoventi anni fa, il 29 aprile 1906, nasceva in un piccolo paese di montagna delle Marche Enrico Mattei, padre del settore energetico italiano. Per celebrare questo anniversario, la Fondazione Alleanza Nazionale ha riunito a Roma, nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, esponenti istituzionali, diplomatici, giornalisti e studiosi in un convegno promosso dal senatore Giulio Terzi di Sant’Agata di Fratelli d’Italia che non si è limitato alla commemorazione.
Il convegno, moderato dalla giornalista Ottavia Munari, ha restituito il ritratto di un pioniere che tenne insieme energia, politica estera e sviluppo industriale. «Mattei non fu solo un manager pubblico, ma un interprete dell’interesse nazionale», ha spiegato Antonio Giordano, deputato di FdI e vicepresidente della Fondazione An. Giulio Terzi di Sant’Agata ha insistito sulla modernità di quel pensiero: «Un pensiero di geoeconomia, di geopolitica e di visione complessiva delle cose», che includeva la capacità di formare quadri tecnici nei Paesi produttori e di legare la presenza italiana non solo all’estrazione di risorse, ma alla crescita delle competenze locali.
La forza del modello stava in una formula allora rivoluzionaria. Mentre le Sette Sorelle lasciavano ai Paesi produttori il 50% dei profitti, Mattei ne riconosceva il 75%, firmando accordi diretti tra Paesi produttori e consumatori e scardinando il monopolio mondiale di fornitura del petrolio. Lo stesso principio si applicava nei territori italiani dove l’Eni fondava stabilimenti: il benessere del territorio prima del profitto, in una logica di compartecipazione e co-gestione in perfetta eguaglianza. Non filantropia, ma realismo politico: costruzione di fiducia, apertura di mercati, riduzione delle dipendenze.
Il parallelo con l’attualità è arrivato naturalmente. Il Piano Mattei del governo Meloni è stato letto dai relatori come il tentativo di recuperare quella postura: non aiuto calato dall’alto, ma partenariato economico, infrastrutture, formazione, sicurezza energetica e sviluppo condiviso. «Una strategia win-win», ha sintetizzato Giordano, «partenariato non predatorio». Francesco Talò, inviato speciale del governo per Imec, ha allargato il quadro oltre gli idrocarburi: minerali critici, libertà di navigazione, rotte commerciali, difesa, tecnologie duali. Flavia Giacobbe, direttrice di Formiche e Airpress, ha sottolineato come Mattei avesse compreso in anticipo che energia a basso costo e competitività industriale sarebbero diventate due facce della stessa questione nazionale. Francesco Giubilei ha chiuso sul concetto di «diversificazione»: fornitori, fonti, rotte, tecnologie – nessuna opzione unica, ma un mix capace di evitare nuove dipendenze.
Secondo Maurizio Gasparri Mattei anticipò i tempi indicando la strada Per cui oggi è doveroso ricordare il 120mo anniversario della nascita. Il presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato è intervenuto all’evento Parlando della “strada” inaugurata da Mattei, Gasparri ha rammentato in particolare «quella della cooperazione tra nord e il sud del pianeta, che riconosce a paesi asiatici, africani e mediorientali, produttori di petrolio, energia e materie prime, un giusto guadagno sulla cui base stabilire una partnership paritaria. Ecco perché oggi si parla di Piano Mattei. Perché si riprende quella idea in un rapporto paritetico e di collaborazione tra due diverse parti del pianeta per evitare tensioni, scontri e uscire dalla fase coloniale dando il via a una fase di cooperazione. Un’idea che – ha sottolineato – è tuttora valida».
Cenni storici
Mattei nasceva il 29 aprile 1906 in un piccolo paese di montagna delle Marche. Da ragazzo lavorò in officina e in conceria, si diplomò da ragioniere studiando la sera, durante la guerra si unì ai partigiani bianchi e da parlamentare della Dc non perse mai la passione per l’industria. Nominato commissario liquidatore dell’Agip, costruì l’impero dell’Eni. Sapeva che per modernizzare il Paese occorrevano menti capaci di esprimere una cultura della modernità, e la sua azione fu sempre volta all’innovazione e allo sconvolgimento dello status quo.





