Il presidente Donald Trump e i principali media Usa appaiono divisi, questa mattina, tra lo stallo delle trattative con l’Iran, dove fa irruzione il presidente russo Vladimir Putin, a favore di Teheran, e gli sviluppi dell’inchiesta sul fallito attentato di sabato sera all’hotel Hilton International, segnati da uno strascico, tipicamente americano, di polemiche sulle carenze della sicurezza e complottismi.
I due temi distolgono l’attenzione dalla visita di Stato a Washington del re d’Inghilterra Carlo III, nel 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti, che avrebbe altrimenti avuto bel altro rilievo. Carlo III deve rammendare i rapporti tra i due Paesi: Trump e il premier britannico Keir Starmer si sono speso trovati sumposizioni diverse, in pasrticolare da ultimo sulla guerra all’Iran. Ma la missione di buoni uffici di re Carlo III non è sostenuta dall’opinione pubblica britannica: una metà degli intervistati per un sondaggio non l’avrebbe voluta.
Iran: negoziati, Usa fermi, ministro Esteri iraniano una trottola
Per il New York Times, Trump non è soddisfatto dei piani dell’Iran per la riapertura dello Stretto d’Hormuz, perché rinviano a un secondo momento la questione dei programmi nucleari iraniani. Ma, intanto, le compagnie aeree chiedono miliardi all’Amministrazione Trump per fare fronte all’aumento dei costi del carburante.
Invece, secondo il Wall Street Journal, l’Iran ha un problema opposto: un surplus di petrolio che non riesce a vendere o comunque ad esportare, a causa del blocco dei porti imposto dalla US Navy. Ne ha così tanto di invenduto che ne sta riempiendo petroliere in disuso: i negoziati tra Usa e Iran sono una corsa contro il tempo per vedere chi cede prima, se Teheran che ha la necessità di vendere il petrolio per rimpinguare le casse dello Stato; o Washington, sotto la pressione dei consumatori per l’aumento dei costi.
La Fox, su una foto di Trump in atteggiamento tracotante, stampiglia il banner “l’uomo che sa fare accordi”. Ma il titolo suggerisce l’opposto: “Le proposte dell’Iran per porre termine alla guerra sono difficili da accettare e Trump segnala il persistere di importanti divergenze con le richieste Usa”. E il Washington Post insiste sul fatto che il magnate presidente potrebbe, in fin dei conti, fare all’Iran concessioni simili a quelle fatte da Barack Obama nel 2015, per raggiungere un’intesa sui controlli dell’Aiea ai programmi nucleari iraniani, e da lui aspramente criticate, al punto da denunciare l’intesa nel 2018.
A fronte della carenza di mosse americana, nell’attesa di proposte accettabili da parte iraniana, c’è iun grande dinamismo della diplomazia iraniana: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, dopo tappe in Pakistan e in Oman, è stato a San Pietroburgo e ha incontrato Putin per due ore, ottenendo sostegno nel conflitto e incoraggiamento per una soluzione diplomatica.
Trump s’è invece limitato a riunire a consulto il Consiglio di Sicurezza nazionale, per esaminare quanto propone Teheran: trovare un’intesa per riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz e successivamente discutere del nucleare.
Attentato: il rinvio a giudizio dello sparatore e le polemiche
L’attentatore di sabato sera, Cole Tomas Allen, un insegnante di 31 anni, è stato formalmente accusato di avere attentato alla vita del presidente Trump e potrebbe essere successivamente incriminato per altri reati: rischia una condanna a vita. I suoi moventi restano confusi: soprattutto, non è chiara la causa scatenante del suo gesto.
Teorie cospirative fioriscono da destra e da sinistra dopo la sparatoria all’Hilton International, all’inizio del gala annuale dei corrispondenti dalla Casa Bianca, presenti Trump e la first lady Melania e anche il vice-presidente JD Vance con la moglie Usha.
Trump vorrebbe che l’evento sia riprogrammato a breve, ma non tutti ne appaiono convinti. Intanto, il National Trust, che si occupa della tutela dei monumenti di Washington, respinge la richiesta dell’Amministrazione di ritirare la denuncia contro la progettata ‘sala da ballo’ della Casa Bianca, la cui costruzione altererebbe in modo radicale il profilo dello storico edificio e i cui lavori sono ora bloccati dall’ingiunzione di un giudice.
Sul tema scrivono un po’ tutti. Il Wall Street Journal nota che Trump abbia subito preso spunto dall’attentato fallito per spingere avanti il suo progetto, che sarebbe, a suo avviso, più necessario che mai per ragioni di sicurezza. Politico esprime dubbi sulla volontà del Congresso di assecondare il presidente si questo punto. Tutti osservano che la fretta di Trump di promuovere la ‘sala da ballo’ dopo la sparatoria offre uno spunto in più ai complottisti.
La Cnn denuncia con grande evidenza “l’ipocrita crociata di Trump contro la retorica violenta”, che è sempre stata una sua caratteristica, e contro la crescente divisione degli Stati Uniti, che consegue dalla sua ascesa e dalle sue scelte





