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Trump sfugge a un attentato a Washington, rifugge dai negoziati con l’Iran

27
Aprile 2026
Di Giampiero Gramaglia

Comparirà oggi davanti a un giudice per essere formalmente incriminato e rinviato a giudizio l’uomo che, sabato sera, a Washington, ha tentato d’introdursi armato nella sala dei ricevimenti dell’Hotel Hilton, dove si stava svolgendo l’annuale banchetto dei corrispondenti dalla Casa Bianca, presenti il presidente Donald Trump e la first lady Melania, il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Guerra Pete Hegseth e numerosi altri esponenti dell’Amministrazione Trump 2.

Prima di scampare all’attentato, Trump aveva deciso che gli Stati Uniti non avrebbero partecipato, in questa fase, a un nuovo round di trattative con l’Iran e aveva annullato la missione a Islamabad della ‘coppia di fatto’ di negoziatori formata dall’immobiliarista Steve Witkoff e dal ‘primo genero’ Jared Kushner. La nuova linea del magnate presidente è di attendere che l’Iran presenti una bozza d’intesa, cui sta lavorando in queste ore il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, impegnato in una serie di contatti tra Pakistan, Oman e Russia.

Il fallito attentato alla cena di gala dei giornalisti
L’attentatore di Washinton, Cole Tomas Allen, 31 anni, di Torrance, in California, è stato bloccato dagli agenti del Secret Service, il corpo di polizia che protegge il presidente e il suo vice, dopo avere ‘forzato’, correndo per una ventina di metri, un controllo al metal detector: armato di pistola e coltello, ha sparato, ferendo leggermente un agente che indossava un giubbotto anti-proiettile, prima d’essere immobilizzato a terra, senza potere raggiungere la scala che conduce alla sala dei banchetti.

Secondo informazioni fornite da Trump stesso e confermate dagli inquirenti, Allen, che si definiva “l’amichevole assassino federale”, aveva informato dei propri propositi alcuni familiari, che, allarmati, avevano a loro volta avvertito le autorità. Allen, un docente, aveva recentemente partecipato a manifestazioni del movimento ‘No Kings’, contro gli abusi di potere dell’Amministrazione Trump 2.

Le detonazioni hanno creato momenti di panico nella sala dei banchetti: i giornalisti si riparavano sotto i tavoli, mentre il presidente, la first lady e le altre autorità presenti venivano fatti evacuare e portati al sicuro.

Allen era giunto a Washington dalla California in treno, via Chicago, e aveva preso alloggio proprio nell’hotel del ricevimento, una tradizione annale cui spesso partecipa il presidente – per Trump, però, era la prima volta, perché finora s’era sempre rifiutato di esserne ospite -. La tradizione vuole che, durante la cena di gala, il presidente pronunci un discorso divertente e sia, a sua volta, oggetto di battute.

Poco dopo l’episodio, Trump, ancora in smoking da banchetto, ha fatto una conferenza stampa e, successivamente, ha dato numerose interviste. “Nessuno mi aveva detto che il mestiere era così pericoloso”, ha scherzato, riferendosi agli altri attentati cui era sfuggito in campagna elettorale, uno in Pennsylvania, dove venne ferito a un orecchio – e una persona fu uccisa, oltre all’attentatore – e uno in Florida, durante una partita di golf,

Sui social, e in particolare nella galassia Maga, fioriscono, però, teorie complottiste, secondo cui questo attentato, come quello in Florida, sarebbero messe in scena, create per alimentare il mito della invulnerabilità del presidente. Queste voci senza alcun fondamento si basano, fra l’altro, sull’asserita inadeguatezza delle misure di sicurezza predisposte per la cena dei corrispondenti: controlli in merito sono in corso.

In base a quanto fin qui emerso dalle indagini, Allen avrebbe agito da solo e non avrebbe avuto complici: sarebbe, cioè, “un lupo solitario”, come l’ha definito lo stesso Trump, ma, contrariamente agli autori degli attentati in Pennsylvania e in Florida e all’uccisore, l’anno scorso, dell’attivista Charlie Kirk, non avrebbe radici di destra, ma un background progressista. Alla cena di Washington era stata invitata la vedova di Kirk, Erika, che è stata vista lasciare la scena piangendo.

In un messaggio, Allen scriveva di non volere più permettere che “un pedofilo stupratore e traditore sporchi di sangue le mie mani con i suoi crimini” – il riferimento pare essere al presidente Trump ed ai suoi legami con il magnate pedofilo Jeffrey Epstein -.

Trump progetta ancora di partecipare alla cena di gala dei corrispondenti, che dovrebbe essere riprogrammata nei prossimi 30 giorni, come ha detto Weijia Jiang, presidente dell’Associazione che organizza l’evento. “Non ho avuto paura –ha ripetuto in interviste televisive il magnate presidente-, viviamo in un mondo di pazzi…”.

Iran: negoziati abortiti, ma la diplomazia continua
La decisione di annullare la missione a Islamabad dei negoziatori americani è stata presa da Trump sabato sera, poco prima del previsto banchetto con il ‘corpo stampa’ della Casa Bianca, subito dopo che il ministro degli Esteri iraniano Araghchi aveva lasciato Islamabad dopo avervi incontrato esponenti pachistani.

Araghchi s’è recato in Oman, altro Paese mediatore fra Usa e Iran, dove avrebbe discusso l’ipotesi di un controllo congiunto tra Oman e Iran sullo Stretto di Hormuz – i due Paesi vi si affacciano -.

Il ministro è poi tornato in Pakistan e di lì è partito per San Pietroburgo. Dell’attivismo diplomatico iraniano, Trump dice che le nuove proposte presentate ai pachistani sono migliori delle precedenti, ma non ancora sufficienti, e che gli iraniani possono parlare con gli Stati Uniti quando vogliono, “basta che ci telefonino”.

Nell’analisi del Washington Post, Trump, pur di finire la guerra all’Iran, che è un pessimo affare sia politico che economico, sarebbe pronto ad accettare molte delle condizioni che il suo predecessore Barack Obama aveva accettato nell’accordo del 2015 con l’Iran da lui prima aspramente criticato e poi denunciato: alleggerimento delle sanzioni, arricchimento dell’uranio limitato e accresciuto ‘peso regionale’.

L’Iran, che avrebbe elaborato un piano in tre fasi, vorrebbe risolvere la questione della navigazione nello Stretto di Hormuz e del blocco navale statunitense ai porti iraniani e vorrebbe avere garanzie che i bombardamenti israeliani in Libano contro la milizia sciita filo-iraniana Herzbollah cessino, prima di affrontare la questione nucleare.

Inquieta Teheran, in particolare, proprio quanto sta avvenendo in Libano dove, nonostante la tregua, Israele continua a condurre operazioni militari nel Sud del Paese, che, solo domenica, hanno fatto 14 vittime.

Secondo Le Monde, la US Navy ha ordinato “a decine di petroliere” –il numero oscilla tra 31 e 37 –  di lasciare le acque al largo dell’Iran e molte di esse si sono conformate alle disposizioni ricevute. L’Iran, a sua volta, dice di avere intercettato due navi che cercavano di superare lo Stretto.

A margine degli sviluppi negoziali e militari, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivelato che gli era stato diagnosticato due mesi or sono un cancro alla prostata, che sarebbe stato eliminato dal trattamento cui s’è sottoposto. Netanyahu non avrebbe reso nota la diagnosi prima per evitare che l’Iran utilizzasse l’informazione per la sua propaganda.

I rovesci si sommano
Nelle ultime settimane, dopo l’aggressione israelo-americana all’Iran, Donald Trump ha accumulato rovesci politici e giudiziari, mentre il suo tasso di gradimento è sceso al 30%: molti repubblicani non condividono la sua gestione dell’economia e dell’inflazione, mentre nel suo gabinetto si sono succedute dimissioni più o meno eccellenti e più o meno spontanee.

Un suo ex sostenitore, il giornalista Tucker Carlson, s’è scusato con il suo pubblico “per averlo male indirizzato” appoggiando Trump. Politico scrive che “l’anti-trumpismo unisce l’Europa”.

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